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Il governo Meloni ha giurato: ha voluto la bicicletta e l’ha avuta. Ora pedali

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Tanti problemi da risolvere, più l’emergenza Mezzogiorno

Il governo Meloni ha giurato. E’ tornata la politica e più veloce che mai. Tutto, insomma, è andato come previsto. Il Capo dello Stato ha conferito alla Meloni (che ha ribadito europeismo e atlantismo del suo governo), leader di Fratelli d’Italia (il vero vincitore delle politiche), l’incarico (prima donna nella storia del Paese) di costituire il nuovo governo (il primo ad essere eletto dal 2008).

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Sono occorsi solo 27 giorni (anche questo è un record), dal voto al giuramento, per metterlo in moto. A dimostrazione che se un esecutivo è eletto dai cittadini le scelte diventano più semplici. Garantendo anche una vera continuità istituzionale. E ieri subito dopo la celebrazione del passaggio della campanella fra l’uscente Draghi e l’entrante Meloni, la prima riunione del nuovo cdm.

Eppure la sinistra è riuscita ancora una volta a dimostrare l’enorme distanza che la separa dall’Italia reale e dalla gente comune che – pur lavorando e sudando sette camicie al giorno – non riesce a rimediare ai loro errori, non ha i soldi per pagare le bollette e al primo ritardo si vede staccare il contatore.

Depressa per la sonora sconfitta continua a delegittimare e offendere i vincitori con la sola idea che le frulla nella testa: l’antifascismo e a litigare per spartirsi le «briciole» della batosta. Intanto, però, sono ancora l’un contro gli altri armati.

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E bisogna riconoscere la determinazione e la sobrietà con le quali la leader di FdI ha continuato a lavorare, evitando di farsi trascinare in polemiche inutili dall’opposizione – che ci ha provato, eccome – e per gli audio «rubati» a Berlusconi, per non mettere a rischio la nascita del governo e vanificare la scelta fatta dagli elettori appena un mese fa. Che poi era l’obiettivo della sinistra.

Ed è giusto sottolineare anche la fermezza e la convinzione di Mattarella che, a dispetto della strumentalità con cui la sinistra – con la complicità dei media indipendenti (dalla verità) – abbia tentato di sfruttare a proprio vantaggio, gli involontari passi falsi del fondatore di FI per lanciare l’ennesimo «al lupo, al lupo». Non solo non ha rallentato l’attribuzione dell’incarico e la costituzione del governo, ma ha, addirittura, contribuito ad accelerarli.

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Ora, però, non c’è più tempo da perdere per il governo Meloni

Meloni e il centrodestra hanno voluto la bicicletta, gli italiani gliel’hanno data volentieri. Adesso pedalino.

Il momento che stiamo attraversando è di quelli davvero critici. Usciamo dalla pandemia, che ha messo in evidenza i problemi della sanità italiana che per decenni abbiamo finto di non vedere; e la guerra in Ucraina, con la crisi energetica e il caro bollette ( che, però, è iniziato ancora prima dell’aggressione russa a Kiev); l’inflazione crescente; la recessione che la sinistra ha nascosto per mesi e oggi scopre, ma solo per provare a scaricarne la colpa sul nuovo governo; le imprese che chiudono e la disoccupazione che esplode, hanno vieppiù complicato le cose.

E dulcis in fundo, l’emergenza Mezzogiorno dove tali problematiche si sommano alle arretratezze socio-economiche ed infrastrutturali del territori, rendendo difficile la quotidianità dei residenti e dove la lunghezza dei processi civili, 661 giorni rispetto ai 359 del Centronord frenano la crescita, fanno scappare le aziende e rallentano gli investimenti esteri.

Famiglie in povertà assoluta e risorse europee

E se in Italia nel 2021 le famiglie in povertà assoluta – secondo il rapporto Caritas – erano ben 1.960.000 per un totale di 5.571.000 (9,4% della popolazione residente), la crescita maggiore si registra proprio nell’Italia del tacco dal 9,4 del 2020 al 10% del 2021 da 350mila ad 800mila persone. Ancora più tragica la situazione secondo la Svimez, il 25,4% (15milioni) della popolazione attiva italiana è a rischio povertà assoluta, ma nel Sud tocca il 42,1% pari a 8,milioni e 200mila unità.

Occorre far tesoro degli 82 miliardi del Pnrr, ma anche degli 8,4 del React Eu, i 54 dei Fondi strutturali 2021-27 e i 58 del Fondi Sviluppo e Coesione fino al 2030. Ben 202 miliardi, insomma, fra Pnrr, FS e FSC, sono a disposizione del Sud. Tanti! ma bisogna riuscire – a differenza del passato, tant’è che sono ancora qui – a spenderli. Soprattutto, bene e per il Sud!

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