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In sei mesi il debito pubblico è cresciuto di altri 88miliardi: record storico

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Non son bastati 40 miliardi di maggiori entrate fiscali

Dai 2.678miliardi euro del 21 dicembre 2021 ai 2.766 di giugno 2022, in sei mesi il debito pubblico è cresciuto di altri 88miliardi, nonostante i 40 di maggiori entrate fiscali del primo semestre 2022, rispetto allo stesso periodo 2021. Ma alla chiusura del bilancio pubblico mancano sei mesi e c’è il rischio, di questo passo, di vanificare anche un’eventuale crescita del Pil oltre le più rosee previsioni.

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E in prospettiva la situazione non può dirsi rosea. Quello del centrosinistra, più che un programma sembra la lista della spesa: regalie ai giovani, trasporti gratis, riduzione delle ore di lavoro a 36 ore – 32, per Fratoianni – ovviamente a parità di salario. Le coperture? Le solite: nuovi balzelli, patrimoniali, lotta all’evasione fiscale. Se ne parla da decenni, ma senza risultati. E quello del centrodestra: rimodulazione rdc, flat tax, sostenibilità fiscale, meno imposte per chi assume, no al salario minimo, sì al taglio del cuneo fiscale, difesa delle aziende strategiche italiane. Condivisibile negli obiettivi, da verificare nelle strategie. Intanto le bollette bruciano e le aziende a rischio aumentano. E non finisce qui.

Nel frattempo, il ministro della cultura, Franceschini (Pd) ha presentato – in piena campagna elettorale, lo avesse fatto uno dei ministri alla cultura degli esecutivi Berlusconi, la sinistra avrebbe dichiarato guerra per «voto di scambio» – un provvedimento per il finanziamento di anniversari e ricorrenze. Per cui, uno dei primi adempimenti per il prossimo Parlamento sarà la discussione sullo stanziamento di 1.100.256 euro per la celebrazione di nascite e commemorazioni di persone di prestigio, e foraggiare le associazioni che le organizzano.

Un mare di risorse

Così: ai «Comitati nazionali di nuova istituzione» andranno 445.256 euro; mentre 78.300 foraggeranno «Edizioni nazionali di nuova istituzione»; 315.000 i «Rifinanziamenti di comitati nazionali» e 261.700 i «Rifinanziamenti di edizioni nazionali post legem» (quelli il cui termine di legge sarebbe già scaduto). In questo mare di risorse verranno, pescati i 150mila per il centenario della nascita di Italo Calvino, i 20mila per quello di Lelio Luttazzi, i 27mila per i cento anni dalla nascita di don Lorenzo Milani.

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Ma anche per eventi di cui pochi conserveranno ricordo: i 40mila per il centenario dell’inizio delle attività concertistiche chigiane di Siena o i 15mila per il 13simo anniversario della «traslazione delle reliquie di Sant’Agostino a Pavia o i 12 mila per il bicentenario di nascita della Filarmonica di Suverato in provincia di Livorno e i 12mila per il quarto centenario dell’elezione a Papa (Urbano VIII) di Maffeo Vincenzo Barberini. E, anche i 60mila per i duemila anni dalla nascita di Plinio il vecchio. Pochi «esempi» fra le decine e decine dell’appena innaffiato orticello di Franceschini.

Che contiene anche il rifinanziamento di iniziative che vengono da lontano. Mi riferisco ai 10mila (+ i 25mila del 2021) affidati ai fans di Mischa Scandella per festeggiarne il centenario della nascita o i 10mila per commemorare il regista siciliano Nino Martoglio o quelli destinati alla celebrazione del primo politico ucciso dal fascismo Giuseppe Di Vagno o i 30mila per il comitato organizzatore del centenario della morte del tenore napoletano Enrico Caruso. E che dire dei 30mila euro per le edizioni nazionale delle opere di Arrigo Boito; degli 11mila per gli scritti dell’antropologo Giuseppe Cerchiara; dei 35mila destinati all’Opera omnia di Ugo La Malfa e dei 2.300 per la pubblicazione delle opere di Piero Aretino?

Le risorse alle associazioni combattentistiche

Certo, singolarmente, non sono molti ma «ciento niente acceretteno ‘u ciuccio». Tutto questo senza parlare dei 600mila euro stanziati a dicembre del 2019 per il centenario del Pci. Di più, l’Italia «regala» ciclicamente per legge risorse alle associazioni combattentistiche fra cui: «veterani e reduci garibaldini»; «combattenti volontari antifascisti in Spagna» «Anpi», «reduci dalla prigionia», «partigiani cristiani», «ex internati». Quanti di quelli che parteciparono effettivamente a quegli eventi, sono ancora vivi? Nessuno. Ci sono, però, gli eredi a trarne beneficio. Non sono anche queste risorse che, utilizzate meglio, potrebbero servire a creare lavoro?

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