Mosca chiude il Nord Stream, l’Unione Europea prepara un piano di emergenza per il gas

La motivazione del Cremlino: obblighi di manutenzione

Il graduale addio al gas russo si fa via via più rapido e costringe l’Ue ad agire subito, con un piano di emergenza che sarà varato nella metà di luglio. La mossa è stata annunciata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel giorno in cui Mosca ha confermato che, dall’undici al ventuno luglio, il gasdotto Nord Stream sarà fermo. La motivazione del Cremlino è sempre la stessa: obblighi di manutenzione.

A Bruxelles, però, ormai nessuno ci crede. «La Russia sta tagliando deliberatamente il gas, serve una risposta europea comune, come per il Covid», ha sottolineato von der Leyen. Il dossier energia è stato al centro del viaggio dei commissari europei a Praga per lo ‘start’ della presidenza della Repubblica Ceca del semestre europeo. Il primo ministro ceco non ha avuto alcun dubbio: la priorità è l’energia, sotto l’aspetto delle forniture e sotto quello dei prezzi.

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Entrambi, ha ammonito, hanno effetti dannosi per l’economia europea. Il nuovo colpo inferto dal Cremlino ai flussi di gas è stato reso noto dall’operatore Nord Stream Ag, secondo il quale la chiusura «momentanea» si rende necessaria per «lavori di manutenzione pianificati». E per la Germania si tratta di un nuovo colpo dopo la riduzione del 40% dei flussi già decisa da Gazprom nelle settimane scorse. La notizia non è arrivata a sorpresa a Bruxelles ma, di certo, rende molto più probabile un vertice straordinario dei ministri dell’energia sul quale la presidenza ceca ha già dato la sua disponibilità.

Il piano di emergenza della Commissione

Il summit potrebbe cadere nella terza decade di luglio e, sul tavolo, avrà proprio il piano di emergenza proposto dalla Commissione. Sono due i pilastri dell’iniziativa allo studio di Palazzo Berlaymont. Il primo prevede un contenimento della domanda, il secondo un meccanismo di solidarietà che operi in maniera ferrea «facendo arrivare il gas laddove ce ne è più bisogno», ha spiegato von der Leyen. Del resto, due gasdotti su tre, nel Vecchio continente, sono adeguati alla condivisione dei flussi di gas.

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Ora tocca all’Ue dare l’input, prima politico e poi tecnico. Allo stesso tempo l’Ue – con un coordinamento più zoppicante, invero – sta accelerando sulla diversificazione. Giugno «è stato il primo mese della storia in cui l’Ue ha importato più gas liquido (gnl) dagli Stati Uniti che tramite gasdotto dalla Russia», ha annunciato il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol. E gli effetti collaterali non mancano.

La notizia che il terminale texano di Freeport riprenderà a ed essere operativo solo ad ottobre ha fatto schizzare il prezzo del gas in Europa del 4,5%. La strada, tuttavia, è ormai tracciata. L’indipendenza energetica europea è obiettivo condiviso anche dalla presidenza ceca, alla quale von der Leyen ha fatto appello affinché i negoziati sul RepowerEu siano rapidi.

Il settimo pacchetto di sanzioni

E, nel frattempo, luglio potrebbe essere anche il mese del settimo pacchetto di sanzioni anti-Mosca. Dopo l’intesa al G7 in Baviera l’Ue sta studiando misure per vietare l’import dell’oro di Mosca. La Russia è il secondo e esportatore di oro al mondo ma l’impatto delle sanzioni potrebbe non essere così devastante: l’export di oro l’Europa è già stato ampiamente ridotto dalle misure messe in campo finora.

Nel nuovo pacchetto potrebbero entrare anche nuove misure restrittive finanziarie e contro gli individui e potrebbe essere inserite le line guida aggiuntive per risolvere il caso Kaliningrad. E’ escluso invece che l’Ue vari l’embargo sul gas, sebbene sia la stessa Mosca a provocarlo gradualmente. Ma a Bruxelles, per ora, frenano ogni allarme: gli stoccaggi hanno già superato il 50% in vista dell’inverno, l’obiettivo è arrivare all’ottanta.

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