Referendum, gli italiani disertano le urne e la Lega attacca: «Complotto». Camere Penali: «Incivile silenzio censorio»

L’affluenza al voto si ferma al 20,8%

Il flop dei referendum è stato segnato da un’affluenza rimasta ieri per tutto il giorno sotto il 20% e ora intorno al 20,8. I cinque quesiti – sull’abolizione della legge Severino, sulla limitazione della custodia cautelare, sulla separazione delle carriere dei magistrati, sul voto dei membri laici dei Consigli giudiziari nella valutazione dei magistrati, sull’abolizione della raccolta firme per l’elezione dei togati al Csm – non hanno spinto gli italiani alle urne.

Salvini: «Grazie ai 10 milioni di italiani che hanno votato»

«Grazie ai 10 milioni di italiani che hanno scelto di votare per cambiare la Giustizia. È nostro dovere continuare a far sentire la loro voce!» ha twittato Matteo Salvini.

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Tra i primi a commentare il risultato della consultazione referendaria il senatore della Lega Roberto Calderoli dalla sede del partito in via Bellerio. «Adesso succede che abbiamo perso. E’ inutile nasconderlo. Non ci sono storie. I numeri dimostrano che 10 milioni hanno partecipato, gli altri non hanno inteso farlo» e ha aggiunto: «Non ho il minimo problema a dire che secondo me c’è stato veramente un complotto: ciascuno ci ha messo del suo perché questo quorum non potesse essere raggiunto». Calderoli ha ringraziato comunque «i circa 10 milioni di cittadini che hanno partecipato».

La Giunta dell’Unione Camere Penali

Di «incivile silenzio censorio» sul voto referendario ha parlato la Giunta dell’Unione Camere Penali. «La storia dei referendum in Italia è da sempre una storia di ostracismo e di avversione al voto democratico diretto», hanno sottolineato le Camere Penali, esortando: «Occorre ora che l’impegno politico dei liberali di questo paese per una giustizia più giusta, tra i quali in prima fila l’Unione delle Camere Penali Italiane, sappia trovare da subito la forza per rilanciare le proprie idee e le proprie battaglie».

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Di Matteo: «Con il referendum non si voleva migliorare»

Secondo il consigliere del Csm Nino Di Matteo il flop dei referendum dimostra come «evidentemente molti italiani hanno capito che con il referendum non si voleva migliorare la giustizia ma – ha evidenziato all’Adnkronos – punire la magistratura e renderla meno autonoma e indipendente. Purtroppo anche la riforma Cartabia, in discussione al Senato, va nella stessa direzione».

Per Eugenio Albamonte, segretario di ‘Area democratica per la giustizia’ «hanno vinto i cittadini, perché quelle formule erano talmente grossolane da non poter rappresentare per il futuro un modello né culturale né istituzionale per il nostro Paese. Sconfitto è chi ha pensato di puntare tutto sugli scandali per colpire la magistratura anziché per riformarla e porre riparo a una serie di situazioni che si sono create in passato. Una cosa sono le riforme, un’altra la mortificazione della magistratura».

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