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Guerra in Ucraina, dopo lo stallo Putin pensa a una exit strategy?

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Il dramma dei bambini: secondo Kiev è salito a 136 il bilancio dei decessi

Di fronte a quello che diverse cancellerie e analisti valutano come uno stallo dopo il fallimento della guerra lampo nella sua offensiva in Ucraina, Mosca cambia strategia, e ridimensionando i suoi obiettivi punta al controllo del Donbass. Una exit strategy per la quale Vladimir Putin starebbe pensando al 9 maggio, per proclamare la missione compiuta nel giorno delle celebrazioni della Liberazione dai nazisti.

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Intanto, Mosca cerca di portare rinforzi in Ucraina attingendo alle sue truppe in Georgia, riferisce il Pentagono, che conferma anche l’intenzione russa di ottenere il controllo dell’intera regione nell’est del Paese, compresa Mariupol. Ma non c’è tregua sul campo: la guerra non si ferma, e in diverse città, compresa la capitale Kiev, sono tornate a suonare le sirene degli allarmi antiaerei. Combattimenti nei distretti della regione di Sumy, est del Paese, dice l’amministrazione militare regionale, che denuncia «un genocidio» in quelle zone.

E nell’aggiornamento di intelligence, la Difesa britannica riferisce che le forze russe non si impegnano in operazioni di fanteria urbana, preferendo l’ uso indiscriminato di bombardamenti aerei e di artiglieria per demoralizzare le forze ucraine: «Cercano di limitare le loro perdite a costo di vittime civili», si osserva.

A Mariupol – dove 300 persone sarebbero morte per le bombe russe che hanno colpito nei giorni scorsi il teatro trasformato in rifugio – il vicesindaco conta dai 150mila ai 200mila cittadini ancora intrappolati in una situazione insostenibile: «25 giorni di blocco totale, senza nessun collegamento, e non si riesce neanche a trasferire farmaci, acqua, cibo». E l’Onu riceve un numero «crescente» di informazioni che confermerebbero l’esistenza di fosse comuni e ottiene informazioni satellitari su una di queste fosse.

L’operazione umanitaria di Francia, Turchia e Grecia

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È di ieri l’annuncio di Parigi di lanciare per la città assediata un’operazione umanitaria di evacuazione con la Turchia e la Grecia: il presidente francese Macron avrà nei prossimi giorni un colloquio con Putin per lavorare sui dettagli e parlare delle modalità. Fallisce però un primo tentativo di evacuare un gruppo di persone da Kherson, fra le prime città ad essere state occupate dai russi. L’evacuazione di donne e bambini per stamani era stata organizzata dall’Osce ma, a quanto raccontano fonti locali, il convoglio umanitario – diretto a Odessa – è stato costretto a tornare indietro dal sorvolamento di un bombardiere russo e da alcuni spari lungo la strada.

Leggi anche:  Ucraina, nuova offensiva delle forze russe: attacchi nelle regioni di Donetsk e Odessa

Il dramma dei bambini: secondo Kiev è salito a 136 il bilancio di quelli rimasti uccisi dall’inizio dell’invasione russa. E l’Unicef informa che più della metà dei minori ucraini sono ora sfollati, e più di 450mila piccoli hanno bisogno di assistenza alimentare. Il presidente ucraino Zelensky – che secondo il New York Post potrebbe fare un’ apparizione video, live o registrata, domenica alla serata degli Oscar – torna intanto a tuonare contro la Russia, accusandola di alimentare la corsa agli armamenti nucleari, e in un videomessaggio alla riunione del Forum di Doha chiede al Qatar di aumentare produzione di gas, per contrastare le minacce russe di usare l’energia come un’arma.

L’accordo al Consiglio Ue

Su questo fronte, alla fine di una lunga giornata di lavori, ieri al Consiglio Ue l’accordo è arrivato: i Paesi dell’Unione europea procederanno all’acquisto congiunto di gas per far valere sui mercati il loro peso strategico e politico e spuntare condizioni migliori. Parallelamente, in vista del prossimo inverno, si procederà a ricostituire le scorte anche comuni. Resta invece in sospeso il tema del tetto ai prezzi del gas e della riforma del mercato dell’energia elettrica. Il Consiglio Ue ha dato mandato alla Commissione di studiare tutte le opzioni già sul tavolo e di arrivare a nuove proposte a maggio prossimo. A Roma il piano per la diversificazione delle fonti sarà pronto in un paio di settimane.

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