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Da Chigi al Colle, la montagna di menzogne vacilla e la frana s’avvicina. Facciamo gli scongiuri

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Procura di Bergamo e Tar del Lazio condannano Ministro, Cts e Aifa. I virologi si beccano come i polli di Renzo e si preparano a cambiare idea

I primi smottamenti già si avvertono nella montagna di menzogne messa in piedi da una classe politica improvvisata e lontana anni luce rispetto a una popolazione ormai sfiduciata, economicamente stremata e impotente. Dall’arrivo a Palazzo Chigi dell’ultimo, in ordine di tempo, salvatore della patria, le cose si sono messe così male che peggio sarebbe stato difficile poter prevedere.

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Sul suo carro si sono imbarcati tutti i partiti assetati di poltrone e di potere riuscendo a rendere normale, quasi scontata, la convivenza del diavolo con l’acqua santa. Benedetti dal capo dello Stato e dall’Europa, hanno dato vita ad un mostro che sembra uscito dalla fantasia di Kafka, che ha descritto la trasformazione in scarafaggio del protagonista del suo romanzo La metamorfosi.

A quasi un anno dal suo insediamento, il governo Draghi, nato come meraviglia delle meraviglie, può ben dirsi aver completato la sua trasformazione in scarafaggio.

I problemi sono tutti sul tavolo, irrisolti ed aggravati ad ogni tentativo di aggiustamento. La vaccinazione di massa, accompagnata da una massiccia propaganda sui mezzi d’informazione, super foraggiati a spese dei contribuenti, viene imposta persino con ignobili ricatti: la disoccupazione per i lavoratori di sana e robusta costituzione e l’isolamento per gli ultracinquantenni renitenti.

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Il green pass, «di base» o «rafforzato», avrebbe dovuto offrire «la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose», secondo le improvvide parole del premier Draghi, puntualmente smentito dai fatti; avrebbe dovuto restituire la libertà, ma la libertà non ha impedito l’impennata dei contagi e forse l’ha pure provocata; avrebbe dovuto fare ripartire l’economia, che invece è rimasta nel pantano della crisi: negozi, ristoranti e bar restano vuoti e molti hanno già chiuso ed altri sono in procinto di gettare la spugna.

Nelle scuole, ha provocato la confusione più grande, sfociata già in autentici gesti di anarchia grazie al sovrapporsi e contrapporsi di competenze statali, regionali e comunali.

Uno strumento farraginoso ed inefficace

In realtà, si è rivelato uno strumento a termine, farraginoso ed inefficace, un’autentica tortura per gli stessi possessori, che devono districarsi in una serie di divieti e concessioni difficili pure da tenere a memoria per non incorrere in sanzioni.

Non è bastato il coro dei virologi canterini per riportare un clima di serenità tra gli italiani con la loro canzoncina dal sapore natalizio, che avrebbe dovuto promuovere un’efficace campagna vaccinale, riuscendo invece a ridefinire in peggio i confini del ridicolo. Oltre a beccarsi tra loro come i polli di Renzo, adesso sono pure impegnati in una strana revisione delle loro vecchie convinzioni.

Crisanti, tele-virologo tanto caro al governo, sconfessa platealmente il premier Draghi addebitando la colpa dei contagi non più ai non vaccinati, ma proprio ai vaccinati; il prode Bassetti rivela che il calcolo dei morti e dei contagi è sbagliato e va rivisto; il rocambolesco Pregliasco, a proposito dei vaccini, confessa (candidamente o spudoratamente?) che ci vorrà del tempo per scoprire i loro effetti pericolosi sui nostri organismi. Alla faccia della loro sicurezza, e della scienza data per infallibile.

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E l’obbligo vaccinale appare sempre più una forzatura irresponsabile e costituzionalmente discutibile. Al terzetto vocale si aggiunge l’ineffabile Galli, che, con triplo vaccino, si scopre guarito grazie ai tanto avversati anticorpi monoclonali. La narrazione sta cambiando e già l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Europea del Farmaco ci fanno sapere che i richiami ripetuti potrebbero compromettere, anziché rinforzare, il sistema immunitario.

Amnesty International Italia attacca il green pass rafforzato ritenendolo lesivo dei diritti fondamentali, che vanno garantiti a tutti, senza discriminare tra vaccinati e non vaccinati, come il lavoro, l’istruzione, le cure e la libertà di potere circolare liberamente.

Il protocollo sanitario governativo

A tutto ciò va aggiunta la batosta inferta dal Tribunale Amministrativo del Lazio che in una recentissima sentenza ha bocciato impietosamente il protocollo sanitario governativo basato su tachipirina e vigile attesa, affermando il principio sacrosanto che «è onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito».

Al diavolo la demenziale prescrizione dell’Agenzia Italiana del Farmaco, fatta propria dal governo, che «contrasta, pertanto, con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professionale, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci…».

C’è materiale più che a sufficienza per portare alle dimissioni il ministro della Salute e l’intero governo. Ma per le facce di bronzo non può bastare.

Gli smottamenti si avvertono anche nel campo della giustizia

Lascia di stucco la recente decapitazione dei vertici della Cassazione, proprio alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, da parte del Consiglio di Stato, che ha ritenuto illegittime le nomine effettuate dal Consiglio Superiore della Magistratura. Come se non fosse bastato lo scandalo Palamara per minare la credibilità del sistema giustizia.

Intanto i partiti sono agitati dalla ricerca del nuovo Presidente della Repubblica, ricerca affannosa, nella quale la sinistra non può più imporre un suo candidato, come è avvenuto negli ultimi venti anni, e la candidatura di Berlusconi ha reso effervescente il clima.

Probabilmente il cavaliere farà cilecca, nonostante il suo dinamismo e il proclamato (incondizionato?) sostegno degli alleati, gli servirebbe un piano B per mandare al Colle almeno una sua creatura del centrodestra capace di catturare voti sull’altra sponda, ma dovrebbe mettere la mordacchia al suo ego sconfinato.

Alla fine potrebbe spuntarla Draghi, silente candidato in pectore, se riuscirà a dare sufficienti garanzie agli alleati di governo sulla prosecuzione della legislatura. Bisogna umanamente capire chi si abbuffa di potere, ma è digiuno di consensi e terrorizzato da eventuali elezioni anticipate.

Gli smottamenti sono segnali inquietanti e ci mettono di fronte ad una crisi che non è solo economica e sanitaria, ma coinvolge anche la giustizia e le istituzioni: una miscela esplosiva che prima o poi esploderà con esiti imprevedibili.

La frana è vicina? chissà, facciamo gli scongiuri.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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