Napoli, più che «in tre mosse» sembra un rilancio in «tre carte»

«L’agenda degli incontri tra Comune e Governo è in costruzione», non avrebbero fatto prima a comprarla in libreria?

«Debito Comune di Napoli, si muove la Cassa Depositi e Prestiti: “Il rilancio in tre mosse”». Con questo titolo, tra il trionfale e mendicante, “Il Mattino” di ieri mattina annunciava che «L’agenda degli incontri tra Comune e Governo è in costruzione». Il che tradotto nell’taliano di Dante significa che, forse, palazzo San Giacomo e palazzo Chigi, stanno decidendo se, come, quando e perché, incontrarsi per provare a mettere a punto una serie di appuntamento per dare ai napoletani la sensazione che, magari, qualcosa si stia muovendo.

E che davvero, «laddove tutto si puote» si vuole aiutare, Napoli, a venir fuori dall’enorme crisi finanziaria in cui De Magistris e prima di lui, trent’anni di (dis)amministrazione di sinistra l’hanno precipitata. E che quello preelettorale di Letta e Conte – per altro, senza l’assenso di altri rappresentanti della maggioranza di Governo e il silenzio totale, del premier Draghi – a Manfredi se – come loro continuano a sostenere – non era un “pacco”, di certo era una presa per i fondelli dei napoletani, ma loro insistono nel tentativo di far credere ai partenopei che facevano e fanno sul serio.

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Evidentemente, il “massimo” Lazialpartenopeo, il neo sindaco e la sua maggioranza, pensano di essere ancora in campagna elettorale o che i napoletani sono proprio tutti beoti e creduloni. Certo il fatto che – ancora una volta – hanno scelto loro starebbe a dimostrare che hanno ragione. Ma l’ex ministro, nonché ex rettore della Federico II, ha già dimenticato che – per i macrosopici errori e i litigi del centrodestra – ha corso praticamente da solo, senza avversari? Certo, ha portato a casa il 63% dei consensi, ma di quello striminzito 47% che è andato alle urne ovvero il 29% degli aventi diritto.

Di conseguenza, checché ne pensino Manfredi e c. hanno vinto, ma hanno convinto meno di 3 napoletani su 100. E se non li hanno convinti allora, figuriamoci se li convinceranno adesso, giocando alle «tre carte», continuando a raccontare balle e ripetendo quanto i napoletani continuano a sentirsi dire da decenni, senza arrivare mai a dama.

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A proposito, dimenticavo di ricordare che il coseddetto emendamento “Salva Napoli” alla legge di bilancio, che dovrebbe venire incontro ed aiutare Napoli ad uscire della crisi, di cui si parla nella nota mattiniera, ancora non c’è, né si sa chi dovrebbe farlo e neanche se sarà possibile farlo. Purtroppo, per i colleghi di via Chiatamone, ieri, e del Centro direzionale, oggi, come dice l’antica saggezza, partenopea: «Chiacchiere e tabbacchere ‘e lignammo ‘o banco nun ne ‘mpègna»

Federproprietà Napoli

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