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Attesa al Senato la manovra di Bilancio. E sulla Lamorgese ritorna alta la tensione

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Poche ore e la manovra di Bilancio dovrebbe approdare in Senato, ma intanto il rave party di Torino riaccende lo scontro sulla Lamorgese

Ancora qualche ora e la prima legge di Bilancio targata Mario Draghi dovrebbe fare il suo debutto. Infatti, questa settimana dovrebbe iniziare in Senato la sessione di Bilancio. Il condizionale però è d’obbligo visto che da quando è stata annunciata e approvata dal Consiglio dei ministri, giovedì scorso, della legge di Bilancio si sono perse le tracce.

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Un’attesa finora riempita dalle contrastanti posizioni delle varie forze politiche che non vedono l’ora di avere il testo per mettere a punto le loro proposte. E a detta dello stesso premier Draghi il ruolo del Parlamento non sarà marginale, a partire proprio dal taglio delle tasse. Infatti, spetterà proprio a deputati e senatori decidere su come dovranno essere abbassate le imposte agli italiani. Un punto lasciato in bianco da Mr Bce e che sarà senza dubbio la parte più significativa sulla quale si concentreranno gli sforzi e le attenzioni delle forze politiche.

Per non parlare delle pensioni. L’addio di Quota 100 è dato per scontato, con buona pace di Matteo Salvini, e il passo successivo sarà l’entrata in vigore di un’altra ‘quota’ ma stavolta a 102. Il tutto però in via provvisoria, soltanto per tutto il 2022, perché poi scatterà la vera e propria riforma delle pensioni che negli intenti di Draghi dovrà essere centrata sul sistema contributivo.

Anche su questo punto c’è da giurarci si concentreranno le attenzioni delle forze politiche e pure di quelle sindacali, che per ora sembrano aver riposto l’arma dello sciopero generale anche se mantengono molto alta l’attenzione. E non saranno i soli visto che sia la Lega, nella maggioranza, e Fratelli d’Italia, nell’opposizione, hanno già dichiarato di voler dire la loro. In particolare, da FdI si chiede con forza l’abolizione delle pensioni d’oro e la tutela delle pensioni di invalidità.

Reddito di cittadinanza, si prevedono importanti correttivi

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Ma è soprattutto sul reddito di cittadinanza che si prevede un confronto serrato. Stando sempre alle parole di Mario Draghi nel corso della conferenza stampa, la misura tanto cara ai grillini dovrebbe rimanere anche se si prevedono importanti correttivi. Una sorta di stretta o giro di vite per evitare il ripetersi delle scene pietose finora viste con criminali che hanno goduto a piene mani del sussidio di Stato. Il tutto senza che si siano mai concretizzate quelle proposte di lavoro previste dalla stessa normativa.

Da qui l’impegno a rivedere la misura con l’introduzione di paletti più stringenti per accedere al reddito di cittadinanza, o anche di penalizzazioni nel caso di rifiuti alle offerte di lavoro. Al momento, però, soltanto parole visto che un testo scritto non c’è, tanto che qualcuno ipotizza che proprio la difficoltà di tradurre questi propositi in disposizioni stia facendo slittare la pubblicazione della manovra in Gazzetta Ufficiale.

Leggi anche:  Alta tensione nella maggioranza Draghi, Salvini: «Continue provocazioni di Pd e M5S»

Comunque sia, l’attesa dovrebbe finire questa settimana così da avviare ufficialmente la sessione di bilancio. Il più agguerrito, naturalmente, è Fratelli d’Italia che con la sua leader Giorgia Meloni già ha fatto sapere di non aver apprezzato la scelta di allungare l’età pensionabile e di non aver tagliato le pensioni d’oro e il reddito di cittadinanza. Ma anche Forza Italia e Lega sono pronte a farsi sentire per cercare di ridurre l’impatto sui conti pubblici del reddito di cittadinanza, che proprio con questa manovra dovrebbe salire a 9 miliardi annui di stanziamento.

La difesa dei grillini, defilato il Pd

Di contro il M5S è preparato, come ha già fatto durante il CdM Giuseppe Conte contattando telefonicamente il premier Draghi, a schierarsi a difesa di quella che è considerata la misura per eccellenza del Movimento. Più defilato il Pd relativamente soddisfatto dalla manovra e che in realtà è ancora alle prese con gli strascichi della bocciatura, proprio a Palazzo Madama, del ddl Zan e con la delicata partita del Colle su cui teme per la prima volta di non poter essere decisivo.

Da Viterbo a Nichelino, ancora polemiche

Nell’attesa però della manovra esplode di nuovo la polemica intorno al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sotto accusa per un altro rave party. Infatti, dopo quello di ferragosto a Viterbo è Nichelino, nel torinese, teatro del nuovo raduno illegale di migliaia di persone. Immediate gli attacchi sia dall’opposizione, con Fratelli d’Italia che pretende le dimissioni del ministro e sia dalla maggioranza con Matteo Salvini che chiede che la Lamorgese riferisca direttamente in Parlamento.

In effetti sulla testa del ministro dell’Interno penderebbe la minaccia di una mozione di sfiducia annunciata ma mai presentata da Fratelli d’Italia. Questa potrebbe essere l’occasione per portarla in Parlamento? Difficile visto che una simile mossa farebbe di nuovo alzare la temperatura, oltre alle polemiche, all’interno del centrodestra. Dopo la pace siglata all’indomani dei risultati delle amministrative è improbabile che FdI porti in Parlamento la mozione di sfiducia che, da un lato, servirebbe a compattare la maggioranza e, dall’altro, metterebbe in difficoltà proprio la Lega di Salvini.

Più probabile è che la Lamorgese sia costretta nuovamente a venire in Aula per spiegare quello che a tuttoggi sembra l’ennesima falla nella sua gestione dell’ordine pubblico. Con buona pace del premier Draghi che non più un mese fa disse che stava «lavorando molto bene».

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