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Giù le mani dalla casa. L’esproprio progressivo-progressista è già in cantiere

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Mentire è un’arte in cui eccellono certi politici e certi banchieri, e in Draghi si è raggiunta la sintesi ottimale tra gli uni e gli altri

Quando si parla di casa, agli italiani si drizzano le orecchie; se poi si parla di revisione degli estimi catastali, milioni di proprietari entrano in fibrillazione ed un brivido scorre lungo le loro schiene. Non hanno tutti i torti. Come si sa, gli italiani non amano abitare in case in affitto e spesso spendono i loro capitali e i sacrifici di una vita intera per avere una casa tutta loro, come certificato dall’Istat, che ci fa sapere che circa l’80% è proprietario della casa in cui abita.

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La nostra costituzione, favorendo «l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione» (art. 47), va oltre il testo delle altre costituzioni e dei trattati internazionali (dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea) che decantano solo il «diritto all’abitazione» prescindendo dalla proprietà.

Tuttavia, il «favorire» l’acquisto dell’abitazione non tutela del tutto la proprietà da un invasivo prelievo fiscale legato agli umori cangianti della classe politica di turno.
Non stupisce, quindi, che i governi si siano più volte esercitati nel gravare in vario modo non solo la proprietà della casa, ma la stessa proprietà in quanto tale, partendo dal presupposto che un bene, in forza del suo valore, debba necessariamente costituire un reddito.

Per la casa è stato utilizzato il meccanismo, di epoca medioevale, degli estimi catastali, che il governo Draghi ha deciso di rivedere e aggiornare per adeguarlo ai prezzi di mercato. Già il suo predecessore, sodale e collega nella Goldman Sachs e compagno di merende nei vari club massonici o para-massonici più influenti al mondo, gravò l’abitazione di un carico d’imposte che ha fruttato all’erario circa 191 miliardi.

Oggi l’Unione Europea, un’organizzazione sovranazionale rivelatasi nemica dei popoli europei, della loro cultura e delle loro tradizioni, chiede all’Italia di fare di più.

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E l’Italia, come suo costume, ha già risposto positivamente nonostante qualche inutile sussulto parlamentare, come avvenuto durante una seduta congiunta delle Commissioni Finanze di Camera e Senato, a fine giugno di quest’anno, quando fu bocciato un emendamento che prevedeva espressamente la revisione degli estimi catastali.

Un fuoco di paglia che durò poco e che non bruciacchiò neppure la determinazione di Draghi, ormai da considerare Commissario straordinario al servizio dell’Unione Europea.
Del resto, la memoria corta dei parlamentari non poteva far ricordare loro che già nel 2019 l’Unione Europea aveva ordinato di «ridurre la pressione fiscale sul lavoro, e di compensare tale riduzione con una revisione delle agevolazioni fiscali e una riforma dei valori catastali non aggiornati».

Lo aveva fatto con una sua «Raccomandazione Specifica», una di quelle Country Specific Recommendations (CSR) che non possono essere disattese senza incorrere in pesanti sanzioni: un tipico avvertimento mafio-europeo, una proposta che non si può rifiutare.

Sarebbe bastato leggere bene il testo del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) che gli stessi parlamentari hanno approvato lo scorso 24 aprile per ritrovarvi la stessa previsione.

Un’attenta lettura sarebbe riuscita molto utile a Salvini che minacciò ferro e fuoco quando il Consiglio dei Ministri esitò la proposta di legge delega sulla riforma fiscale. Protestò dicendo di essere fortemente contrario alla revisione del catasto considerandola «una patrimoniale su un bene già tassato, aggiungendo: «Se qualcuno vuole provare, perché ce lo chiede l’Europa, ad aumentare le tasse su un bene fondamentale come la casa, il sostegno della Lega non lo avrà mai».

Leggi anche:  La «vuotanza» di Draghi o dell’irrisolto ovvero il vuoto della speranza svanita nel nulla

Sono bastate poco più di ventiquattro ore per calmare i suoi bollenti spiriti e farlo ritenere soddisfatto delle assicurazioni di Draghi sulla riforma: «non aumenterà le tasse né toccherà le case degli italiani». Furono fatidiche parole dal magico potere persuasivo.

Come sia possibile rideterminare al rialzo il valore degli immobili senza provocare il conseguente aumento del prelievo fiscale, intrinsecamente legato all’ammontare della base imponibile, solo Dio lo sa, non certamente Draghi e meno che mai Salvini.

Mentire è un’arte in cui eccellono certi politici e certi banchieri, e in Draghi si è raggiunta la sintesi ottimale tra gli uni e gli altri.

Ma, a ben vedere, l’esproprio capitalistico dell’abitazione ha radici profonde

Già alla fine dell’ottocento circolava un documento, sotto il nome di Manifesto dei banchieri, che prefigurava le scelte politiche che via via sarebbero emerse nel tempo e che oggi sembrano vicine all’ultimo stadio. Sulla Rivista dei banchieri americani (USA Bankers Magazin) del 25 agosto del 1924, sono venuti allo scoperto i contenuti del Manifesto. In particolare si è posto l’accento sulla casa: «Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano». Parole profetiche.

Nell’ultimo decennio, si sono fatti notevoli passi avanti verso un tale progetto simil-comunista. Mario Monti, banchiere con pochi scrupoli, divenuto premier, ha utilizzato la mano pesante con la casa di proprietà ritenendola un «limite alla competitività del Paese e un freno alla mobilità del lavoro», prefigurando così un mondo in cui il lavoratore non potrà più avere una fissa dimora senza perdere di «competitività».

Mario Draghi, banchiere senza scrupoli, sta facendo di meglio, seguendo anche un altro consiglio dei banchieri americani impegnati a costruire «l’imperialismo del Capitale»: dividere gli elettori e i partiti politici, al fine di «fare spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti».

La fine è vicina ed è stata annunciata sulla piattaforma istituzionale del Forum di Davos con uno slogan inequivocabile che prefigura il mondo che verrà nel 2030: «Non avrai nulla e sarai felice». L’esproprio progressivo-progressista dell’abitazione, a vantaggio di pochi Fondi speculativi in mano ad una ristretta élite finanziaria, è già in cantiere. Con la benedizione di Papa Francesco, che ha chiarito che «il diritto alla proprietà privata non è intoccabile».

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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