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Laddove «Governare è far credere» per vincere basta perdere meno degli avversari

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E ora si sono anche inventati la tassa Covid. Due sondaggi: SWG e Chisleri confermano che alle politiche vincerebbe ancora il centrodestra

È finita la caccia al fantasma fascista, ma il trionfalismo di Letta e della stampa del «pensiero unico» no. Anzi, è cresciuto. Ancora fingono di non essersi resi conto che più che aver vinto loro, ha perso il centrodestra. Che ce l’ha messa davvero tutta perché il risultato fosse quello che è stato. Ma le parole del leader piddino «avremmo interesse ad andare al voto, ma sosteniamo il premier» – sono la dimostrazione più lapalissiana della sua consapevolezza di aver fatto incetta di poltrone, solo perché – causa record del non voto – rispetto alle amministrative 2016, hanno perso meno consensi degli avversari. Insomma, «òo sa ma non lo dice».

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Altrimenti – se davvero pensasse che il vento è cambiato – probabilmente non continuerebbe a tenere in piedi una maggioranza dove il Pd fa da scudiero a un M5S in via di dissoluzione, che ha perso ben 98 (42%) dei 233 parlamentari originari ed oltre il 50% dei consensi e alla Lega. Tanto più che ciò lo costringe a piegarsi ai ricatti pentastellati (il rifinanziamento (2,5 mld) per il reddito di cittadinanza nonostante il quale i poveri aumentano: da 2,1 mln nel 2008, a 4,8mln oggi) e litigare tutti i giorni con Salvini, per spingerlo fuori dalla maggioranza. Certo, prima dell’elezione del Capo dello Stato e nel semestre bianco non si possono sciogliere le Camere e, quindi, è compensibile.

Ma dopo, quando potrebbe cogliere, tre piccioni con una fava: liberarsi dei grillini; dei parlamentari di Iv ereditati dalla segreteria Renzi, non ricandidandoli e mettendoli alla porta, insieme ai due Matteo, aggiungendovi (magari) anche Meloni e FdI. Perché no? Non è un caso insomma, se Paolo Mieli, ex direttore del Corsera, sullo stesso giornale azzarda un «E se decidessimo di non votare mai più?». A Letta, cui piacerebbe una maggioranza Ursula Pd, Leu, M5S, non dispiacerebbe ma è ancora presto per azzardare e ci va cauto.

Il centrodestra e i sondaggi sulle intenzioni di voto

Anche perché due sondaggi nazionali condotti, il primo nella settimana pre ballottaggi, dalla SWG per il TG di La7, e il secondo dalla Ghisleri in quella successiva (21 ottobre) hanno ribadito che in caso di elezioni politiche vincerebbe il centrodestra con il 47,5% mentre il centrosinistra si fermerebbe al 38,5 il primo; con il 46,1 % contro il 38,6, il secondo. Certo la dotazione dei singoli partiti è diversa ma, come sempre, «è la somma che fa il totale».

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Ma si rende conto che non potrebbe riportare in vita il fantasma «squadrista», tirandolo fuori dal sepolto dove l’hanno nascosto da lunedì scorso, nella speranza che gli italiani ci ricaschino e che il centrodestra, ricommetta gli stessi errori. Berlusconi-Meloni-Salvini paiono aver ritrovato l’unità – Gelmini, Brunetta e Carfagna, però, hanno storto il naso – anticipando il «no» compatto al proporzionale e Silvio dopo, l’assoluzione al Ruby ter, potrebbe candidarsi alla maratona quirinalizia. Forte anche del fatto che dei 1008 grandi elettori: 445 sono di centrodestra, 408 di centrosinistra, e 155 di Iv, Azione e Misto.

Tanto più che, nel frattempo, sulla testa degli italiani sarebbe già precipitata la tegola della legge di bilancio 2022 di 23 miliardi, di cui 12 destinati ai sussidi. La cui distribuzione -, però, non piacerà alle famiglie: 9 al reddito di cittadinanza e appena 3 alla sterilizzazione delle bollette di luce, gas ed energia che all’inizio del 2022 cresceranno di un altro 30%.

Insomma, la «famiglia allargata» e papà Draghi – che mentre i partiti litigano, pensando di condizionarne le scelte, ha già deciso cosa fare – per augurarci il buon 2022 provvederanno a raddoppiarci le fatture energiche, regalandoci, però, una leggera crescita delle buste paga – grazie ad un similfinto taglio del cuneo fiscale; una sforbiciatina all’aliquota Irpef e, magari, anche, un leggero intervento sull’Irap – con potere d’acquisto, però, in veloce picchiata. Ma ci narrano che staremo meglio.

Certo, tanto meglio, che, con il decreto fiscale, si sono inventati la tassa Covid. Le aziende dovranno accollarsi retroattivamente il 60% (2,5 mld) dei costi dei lavoratori che, nei due anni di pandemia, sono stati in quarantena per un contatto con un positivo. «Governare è far credere»!

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