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A Roma Mafia Capitale, a Salerno come la chiamiamo?

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Due vicende che hanno molti punti in comune tranne che per lo spazio dato loro da Tg e giornali che hanno dedicato a Salerno pochissimo spazio

Il 2 dicembre 2014, 37 persone vengono arrestate e scattano decine di perquisizioni ‘eccellenti’, tra cui anche quella nei confronti dell’ex sindaco Gianni Alemanno, risultato poi completamente estraneo ai fatti. La Procura di Roma ritiene che negli ultimi anni, nella capitale così come nel Lazio, abbia agito un’associazione di stampo mafioso che ha fatto affari – leciti e non – con imprenditori collusi e con la complicità di dirigenti di municipalizzate ed esponenti politici.

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Lo scopo: avere il controllo delle attività economiche e la conquista degli appalti pubblici. A guidare questa organizzazione, secondo gli inquirenti, sono il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi e l’ex terrorista di destra, Massimo Carminati.

L’11 ottobre del 2021, 29 persone iscritte nel registro degli indagati e diverse misure cautelari tra le quali spicca il nome del consigliere regionale nonché assessore alle politiche sociali del comune di Salerno Giovanni Savastano.

Indagato anche il neoeletto sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli. Per la Procura di Salerno si tratta di «otto anni di cronica distorsione del potere amministrativo» caratterizzati da un cartello di cooperative operative nel settore ambientale che, a seconda delle esigenze, cambiavano i propri asset societari per ottenere l’affidamento di lavori senza averne titolo.

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A guidare questa organizzazione sarebbe – secondo la procura – Fiorenzo Zoccola detto Vittorio, presidente di una delle Coop del cartello insieme al fedelissimo consigliere regionale di De Luca, Giovanni Savastano.

Nessuno speciale, nessun dossier, nessuna enfasi

Due vicende che hanno molti punti in comune tranne che per lo spazio dato loro da Tg e giornali che hanno dedicato alla vicenda di Salerno pochissimo spazio. Nessuno speciale, nessun dossier, nessuna enfasi così come nel caso della operazione ‘Mondo di Mezzo’. L’unico interesse è far passare sottotraccia l’operazione ‘Principe di Arechi’.

Una vicenda che, pur coinvolgendo il Sindaco Vincenzo Napoli e diversi livelli della amministrazione uscente, non si è ritenuto di metterla, per tempo, a conoscenza dell’elettorato di Salerno che solo oggi scopre che la vita amministrativa del proprio comune è stata in questi anni pesantemente condizionata da una organizzazione che, con la complicità del potere politico locale, riusciva ad affidare lavori e servizi eludendo le regole di trasparenza e di buona amministrazione.

La responsabilità della magistratura è ancora più evidente, a mio modo di vedere, proprio perché tra i reati contestati c’è quello di voto di scambio. Quindi, pur sapendo che questo sistema avrebbe potuto inquinare o condizionare il voto di Salerno i giudici competenti, in questo caso, hanno preferito rendere noto lo scandalo a urne chiuse.

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Qualche giorno fa alla inaugurazione della contestata opera di Piazza della Libertà dove sorge il Crescent, il governatore disse: «Piaccia o meno, Salerno è De Luca. E questo sarà a livello nazionale. Cercate di non rompermi le scatole e andate a fare i voti».

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Un’affermazione così chiara che oggi, di fronte a questo scandalo che ha travolto l’amministrazione cittadina, lo richiama alle sue enormi responsabilità politiche non fosse altro che per essersi circondato di persone che più che per il bene comune operavano per trarre vantaggio personale dalle attività del comune.

Il ruolo delle coop e di Fiorenzo Zoccola

Coop che esistevano solo sulla carta e che facevano capo tutte a Zoccola, tutte irregolari, che godevano di affidamenti diretti contro legge come per il servizio, più volte rinnovato, della raccolta delle deiezioni canine, servizio pagato 320mila euro l’anno!

Ma Zoccola, come e più di Buzzi a Roma, godeva di tale peso all’interno della amministrazione comunale che gli consentiva di condizionare perfino l’assunzione di personale nelle società partecipate dal comune e tutto facendo leva sempre sui suoi rapporti con il consigliere regionale deluchiano Savastano.

Ad Alemanno fu contestata lungamente la foto scattata durante una cena con Salvatore Buzzi ed altri personaggi poi coinvolti nell’inchiesta, tirata fuori una prima volta durante la campagna elettorale per le comunali di Roma nel 2013. La stessa foto venne pubblicata da diversi giornali accompagnata anche qui dai soliti titoloni.

Anche su questo ci sono differenze tra le due vicende di come i media trattano le notizie se è vero come è vero che Zoccola, a una cena organizzata da Franco Picarone, consigliere regionale, fu presentato a De Luca proprio da Savastano.

Da questa vicenda si rilevano due elementi:

1- L’ipocrisia di certa stampa che utilizza la difesa delle garanzie, dello Stato di diritto, della presunzione di innocenza solo in favore dei «compagni di merenda» e i cambi di curva tra garantisti e forcaioli a seconda di chi sia l’accusato cui assistiamo di frequente sono letteralmente indecenti;

2 – La responsabilità politica di De Luca nel non essersi accorto del sistema che inquinava la vita del comune di Salerno è enorme e se l’impianto accusatorio della Procura dovesse essere confermato non solo il Sindaco Napoli dovrebbe dimettersi o costretto alle dimissioni, ma lo stesso governatore dovrebbe ammettere il suo fallimento e prendere cappello.

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