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Quando la campagna elettorale era prova di efficienza organizzativa, militante e identitaria

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Gli spot sui social non servono, i manifesti dei bei volti affissi sui cartelloni sono inutili e dannosi più degli spot di facili promesse

Intostare o indurire l’acqua è un modo di dire dall’importante significato socio-valoriale. Ad intostare l’acqua, nei tempi passati, si sono cimentati in tutt’Italia migliaia e migliaia di giovani e non solo. Anch’io ho iniziato intostando l’acqua, era uno dei primi atti partecipativi e coinvolgenti indispensabili e utili all’ingresso nella comunità. Parliamo di comunità politica e di preparazione della colla indispensabile all’affissione dei manifesti pubblicitari del partito oggetto delle tue scelte culturali e politiche.

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Indurire l’acqua non è azione semplice, dalla preparazione dipende il buon esito dell’affissione pubblicitaria, il preparato non dev’essere né troppo liquido né denso, l’esperienza si acquisisce sul campo grazie anche all’esperienza trasmessa dagli anziani.

I più assidui e partecipativi attacchini di manifesti sono stati i militanti, attivisti, politici di destra e sinistra. Partecipare all’affissione dei manifesti per il proprio partito era atto distintivo di cui andare fieri. Non tutti potevano parteciparvi, non solo per questione anagrafica ma essenzialmente perché era azione importante, delicata e pericolosa.

Nel dopoguerra, fino a prima del crollo della Prima Repubblica (Manipulite 93/94), divulgare con la “pubblicità esterna” simboli, programmi e uomini era importante perché fruibili da larghissime fasce di popolazione. Mezzi informativi veloci, di facile lettura e comprensione, manifesti stradali, accessibili a tutte le culture.

L’avvento dei social non preannunziava l’irreparabile rovina della politica

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I partiti di destra e sinistra, grazie alle loro organizzazioni di militanti di base, disponevano di forza divulgativa certa, costante e di fede. Ovvero, le forze politiche di destra e sinistra potevano confidare su un’ampia e partecipativa divulgazione propagandistica – manifesti, volantini, pieghevoli, ecc – svolta da attivisti a costo zero. Non era così per i partiti blasonati di centro o di destra liberale, questi, privi di militanza giovanile di base, disponendo di risorse economiche affidavano la pubblicità esterna a mercenari, spesso collegati al malaffare.

Le campagne elettorali politiche erano i campi di maggiore prova d’efficienza organizzativa militante. La pubblicità esterna – affissioni e propaganda – era prerogativa del gruppo giovanile. Per la destra la Giovane Italia, il FUAN e il Fronte della Gioventù; per la sinistra la federazione giovanile comunista italiana FGCI, CGIL, ecc.. Veri e propri settori organizzati che s’interessavano anche dell’organizzazione degli eventi conferenze, dibattiti, comizi e relativo servizio d’ordine. All’interno di queste organizzazioni vigevano gerarchie valoriali riconosciute dai vertici nazionali dei partiti, il settore più apprezzato dalla destra era quello dei Volontari Nazionali.

Come s’intuisce, intostare l’acqua non era perdere tempo, era cosa seria e giusta, segmento importante nella militanza politica, base anche per i futuri impegni culturali e di crescita all’interno dell’organizzazione. Moltissimi di noi hanno iniziato con l’intostare l’acqua, non fermandosi mai hanno proseguito nel lento e sicuro processo formativo d’impegno nella Res Publica.

Nelle elezioni amministrative si divulgavano i simboli di partito, programmi e avvisi

Si affiggevano i manifesti con i simboli di partito, si pubblicizzavano negli spazi predisposti per legge, si difendevano dagli avversari. Destra e sinistra antagonisti, avversari e, negli anni di piombo, nemici. Anche nelle elezioni amministrative si divulgavano i simboli di partito, programmi e avvisi di adunanza, era rarissima la pubblicità elettorale personale, al massimo si divulgavano i nomi dei candidati e senza l’abuso di ritratti. I manifesti 6X3 erano artigianali, il Fronte ne è stato egemone, come purtroppo anche per i murales eseguiti con bombolette spray.

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La dimostrazione d’orgogliosa forte militanza territoriale si dimostrava il venerdì dell’ultimo giorno utile all’affissione. Squadre automontate di attivisti s’affannavano a riempire gli spazi assegnati, ai diversi raggruppamenti, sui cartelloni predisposti. Nell’occasione erano utili anche i fuori spazio, forze di polizia e avversari permettendo e eludendo. Per difendere gli spazi pubblicitari conquistati si presidiavano i cartelloni, le strade e le piazze, spesso si arrivava allo scontro fisico, il più delle volte ci si controllava igienicamente a distanza. Per impedire la disaffissione dei manifesti si mescolava all’acqua intostata, cioè la colla, con polvere di vetro neon, utile a ferire le mani degli impudenti disaffissori.

Quest’attività era tensione ideale, morale e civica, era partecipazione corresponsabile ai processi d’appartenenza politica e formativa in cui convintamente militavi. La militanza con tensioni creava amicizia, consapevolezza, condivisione e complicità nella vita e nelle azioni politiche.

Si cerca solo d’apparire senza essere

Oggi si divulgano volti anonimi, dalle storie sconosciute, simboli inventati per una sola stagione, privi di trascorsi, di cultura e di valori. Ci si vergogna d’esporre i simboli di partito come hanno fatto Enrico Letta a Siena e Giampiero Zinzi in Caserta, si cerca solo d’apparire senza essere.

È finita la militanza formativa, non ci sono più gli intosta acqua con la SICHOZELL, non si divulgano i simboli di partito a garanzia di serietà, formazione e affidabilità. Oggi l’uno vale uno, bere o affogare. L’apparire con immagini patinate diventa l’unica garanzia, non importa se ad un piacente volto corrisponde il nulla. È l’epoca degli influencer da marketig, dei padri che lasciano in eredità ai figli il nostro futuro, dei senza arte né parte che si spostano da un partito all’opposto in cerca di sbarcare il lunario per se e per la propria famiglia.

Siamo nell’epoca della pubblicità esterna elettorale affissa a pagamento, atto commerciale spesso gestito da approfittatori non sempre legali. L’elettore scorda di possedere un’arma forte e utile, il voto, col quale potrà decidere senza deleghe né influencer, decidere senza filtri per chiedere e pretendere i propri diritti. Caserta è sotto gli occhi di noi tutti, conservare l’attuale accettando quanto ad oggi non avuto; pensare in proprio scegliendo chi concedersi maggiori possibili vere garanzie di radicale cambiamento. Gli spot sui social non servono, i manifesti dei bei volti affissi sui cartelloni sono inutili e dannosi più degli spot di facili promesse.

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