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Elezioni Caserta, il voto che serve è quello che cambia il ‘palazzo’ e città

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Caserta non può sbagliare, non può perdere altri 5 anni senza incominciare a risalire la china nella quale Carlo Marino l’ha lasciata sprofondare

Si avvicina la data ultima per la presentazione delle liste collegate ai candidati sindaco, e si andrà alle urne il 3 e 4 ottobre p.v.. In ballo c’è il futuro di ognuno di noi. Dalla scelta di tutti dipenderà il futuro della città in cui viviamo. Da mesi si discute di nomi proposti, chi li propone e per fare cosa; chi vive la città la conosce senza necessità di filtri, gli elementi caratterizzanti la qualità amministrativa sono dibattuti, a torto o a ragione, in tutte le salse e condimenti, per cui il radicale cambiamento è desiderato.

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Tifo da stadio, pro e contro l’uscente ripropostosi sindaco Carlo Marino, stesso trattamento per i candidati alla sostituzione. Tralasciando il lunghissimo avvicinamento a quest’importante evento, periodo contrassegnato da incertezze rispetto ai designati, o auto propostisi primi cittadini; liste a sostegno e assemblaggio di candidati al seguito, s’intravede la carta geografica – scheda elettorale – degli schieramenti sui quali saremo chiamati a decidere.

Almeno 7 candidati alla carica di sindaco, di cui 4 supportati da più liste e tre solitari «cadetti-guasconi», contraddistinti da spirito d’avventura, arditezza e millanteria. Competizione in cui la scelta non è sicuramente ideologica, etica, morale, identitaria, del cuore e dell’amore.

Senza entrare nel merito dei candidati, e tampoco nei «contenitori-partiti» residuali e privi d’indicazione etico valoriale, cercheremo elementi indicativi all’uso e utili alla scelta elettorale.

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La pubblica amministrazione è cosa seria e complessa, gravosa e non facile d’adempiere col solo dichiarato amore. Avere nel sangue il DNA della Res Publica è importante ma non sufficiente; competenze e professionalità sono elementi indispensabili da possedere ed esibire unitamente all’affidabilità, coerenza e onestà.Questi sono primi elementi selettivi utili a ridurre, non votare, candidati sindaco e consiglieri.

La città è sotto osservazione e valutazione

Tifo da stadio compreso, facili denigrazioni o esaltanti realizzazioni, scelte oculate o nefaste e buone intenzioni. Le facili promesse servono a poco o niente ed ognuno può decidere se i servizi ottenuti in città sono stati soddisfacenti, insufficienti, concessi o negati.

Per essere chiari ed esaustivi, se il trasporto pubblico locale è efficiente e funzionale, come il traffico non caotico e ben regolamentato, la qualità dell’aria ottima, verde pubblico curato, pulizia e sicurezza delle strade, celerità nei servizi anagrafe e stato civile, allora l’uscente Carlo Marino andrebbe riconfermato. Di contro, si presentano uomini d’apparato, falsamenti contrapposti gli uni agli altri ma con radici comuni, i cui collanti non sono valori ideali ma intendimenti di conquiste di spazi utili. Altri elementi valutativi sono semplici da individuare e indispensabili alla selezione utile all’intera città.

Non votare consiglieri uscenti ondivaghi, passati da sinistra a destra e viceversa; oppure dalla minoranza alla maggioranza, non diciamo d’opposizione al governo, perché attività non adeguatamente svolta, altrimenti Marino non avrebbe fatto il gallo sull’immondizia. Si sconsiglia la scelta dei senza arte né parte, per essere più chiari, non indicare quei candidati riempitivi, o gli assemblati per sbarcare il lunario ed ancora peggio quelli con voti di famiglia a garanzia di adeguata e futura sistemazione di lavoro.

Carlo Marino e il voto disgiunto

Altro elemento valutativo importante è il «voto disgiunto», cioè votare consiglieri, una femmina e un maschio per parità di genere, di uno schieramento con sindaco di tutt’altro ambito. Questo tipo di voto (disgiunto) venne abbondantemente utilizzato nella tornata elettorale di 5 anni addietro. Carlo Marino raccolse una consistente percentuale di voti in meno rispetto a quelli sommati dalle liste schierati a suo sostegno. Nell’area si respira uguali intendimenti, voto disgiunto, favorevole al candidato sindaco di sinistra avv. Romolo Vignola. Stessa storia s’ipotizza nel cdx a vantaggio di candidati civici.

Evitare il voto di dispersione, cioè non utile a quel cambiamento indispensabilmente e vitale per Caserta. Il pericolo del voto inutile c’è. Per raggiungere il quoziente utile all’elezione – primo turno – occorre raggiungere il 50% dei voti validi + uno. Situazione molto improbabile causa la folta presenza di candidati sindaco. Appare chiaro che solo due candidati raggiungeranno il secondo turno (15 gg. dopo) o ballottaggio. La probabilità d’andare al ballottaggio, almeno sulla carta, è a favore di quanti hanno il supporto di maggior numero di candidati consiglieri credibili e portavoti. Ad esclusione, basta analizzare i rimanenti pretendenti per comprendere come non sprecare i voti.

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La vera democrazia è nel sistema proporzionale

A tutti è consentito partecipare in rappresentanza anche di se stessi ed in assenza dei partiti storici. Il sistema proporzionale è democratico ma non garante di buon governo. L’assenza dei partiti, filtro e selezione qualitativa, genera il malgoverno e con esso il cosiddetto «mercato delle vacche». Cioè, i competitor giunti al ballottaggio, apriranno le trattative per garantirsi i voti utili all’elezione.

Tutti i metodi e sistemi sono buoni, cioè, si apre la contrattazione da foro boario, Non si bada a spese né a compromessi. Vanno bene i voti del diavolo e dei santi, tutto fa brodo. Ecco perché si consigliano scelte oculate, utili, intelligenti e di primo acchitto, cioè, si è ancora in tempo per apparentamenti-accordi da fare al primo turno. Il successivo mercato delle vacche è, per intenderci, quello tenuto in piedi per 5 anni da Carlo Marino, costretto a barattare, trattare, mediare, con la sua variegata maggioranza, ogni provvedimento da sottoporre all’approvazione del Consiglio Comunale. Questo il maggiore dei problemi sofferti dalla città, le conseguenze: l’ingovernabilità.

Altro elemento valutativo, utile alla scelta, è il programma

Senza perdere tempo, diffidare dei sapientoni, dei sapientini, di chi lo propone più grosso e meglio concepito. Per realizzare i programmi occorrono capacità progettuali (interfacciarsi soprattutto al Recovery Found), competenze, squadra coesa ed organizzata, oltre e chiaramente la disponibilità di cassa (finanza sana). Diffidare dei copia e incolla, i programmi si realizzano con stabilità politico amministrativa, maggioranza stabile e votata al bene della città.

Nell’immediatezza ci sono da risolvere i servizi essenziali a domanda, quelli più sensibili e patiti sulla pelle dei casertani: scuole, traffico controllato, verde, cultura, trasporti pubblici, anagrafe e stato civile. Il programma non si deve creare, esiste e si chiama PUC – Piano Urbano Comunale, quello studiato e creato dagli urbanisti architetti Pica Ciamarra e Bottaro. PUC da 2 anni sequestrato da Carlo Marino (marzo 2018); PUC da portare immediatamente in Consiglio Comunale per l’approvazione. Carlo Marino ed il PD non possono tergiversare, non possono esimersi dal dovere di restituire alla città il suo Piano Urbano Comunale.

Il “dissequestro” del Puc

Tentennamenti e alterazioni non saranno accettate, il PUC va restituito alla città in originale, come concepito dai suoi redattori e come osservato, in senso partecipativo diffuso, da associazioni organizzate, datoriali e singoli cittadini.

Il PUC comprende la città a «prevalente economia derivata da turismo», Distretti turistici locali integrati. Caserta è parte del distretto dell’Appia Antica; organismo turistico non funzionante per colpe specifiche di Carlo Marino, estraniatosi per giocare in proprio da «battitore libero». Il PUC di Caserta prevede la città dei 10 minuti, utili per attraversarla in lungo ed in largo con trasporto pubblico ad idrogeno.

Caserta della dismissione delle cave, di stop al consumo di suolo per l’edilizia residenziale privata; Caserta prevede ancora solo 1.300 appartamenti di edilizia popolare (sociale). Caserta che rinuncia al biodigestore (i danni erariali li pagherà Marino & C.) e ripropone un nuovo e adeguato capitolato d’appalto con la società della monnezza. Caserta che blocca il «mostro del parcheggio sotterraneo» sostitutivo di piazza Nicola Suppa di Tuoro.

Caserta non può sbagliare, non può perdere altri 5 anni senza incominciare a risalire la china nella quale Carlo Marino l’ha lasciata sprofondare. Caserta deve scegliere il suo futuro senza sbagliare, consapevole che questo futuro è nelle mani di chi attivamente la vive; in democrazia lo strumento del cambiamento è il voto!

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