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Di crisi in crisi nel superiore interesse dell’Unione Europea

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Secondo Monti,  l’Europa «ha bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti». Chissà come sarà felice con i tempi che corrono

La politica italiana sembra vivere in una sorta di bolla orwelliana nella quale qualsiasi assurdità trova il suo posto nel mondo reale e la menzogna prende il sopravvento sulla verità.

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I problemi degli italiani stanno sullo sfondo e non vengono neppure sfiorati nel dibattito pubblico, che ruota senza sosta, col complice supporto degli imbonitori dell’informazione, sullo ius soli, sul ddl Zan, sul sottosegretario leghista che ancora non si è dimesso (come se si trattasse di un personaggio di primo piano e decisivo per le scelte governative), sul colore degli atleti reduci dalle Olimpiadi tornato di attualità dopo l’epopea dell’inginocchiamento pro Lgbt in occasione dei campionati europei. L’argomento principe, però, rimane il Covid, che ormai sta assumendo i caratteri dell’eternità.

Se ne parla tutti i giorni, nei festivi e nei feriali, di giorno e di notte, scaricando una valanga di informazioni contrastanti che disorientano anche coloro che tengono la bussola in mano per cercare di distinguere ancora tra nord e sud, tra est ed ovest.

La campagna vaccinale non sortisce risultati concreti, ma si procede a colpi di decreti per limitare la libertà delle persone in vario modo. In alcuni luoghi, seppure a basso rischio di assembramenti (bar, ristoranti, palestre…) il virus è ritenuto estremamente contagioso; in altri, dove gli assembramenti sono inevitabili (autobus e treni), la contagiosità viaggia con rilassatezza e con evidente sprezzo del ridicolo.

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Gli scienziati, a fronte delle decantate virtù del vaccino, ci dicono che tutti possono contagiare e contagiarsi, vaccinati e non vaccinati, ma si lascia ai primi piena libertà di movimento dotati di green pass e di immunità presunta, mentre i secondi sono trattati come gli untori di manzoniana memoria.

Prima, seconda e terza dose di vaccino, ma senza escluderne una quarta

Non si cercano nuove cure, ma si scoraggiano quelle proposte da gruppi di medici e scienziati poco graditi a chi propende per i vaccini e per chi li produce. Dopo la prima e la seconda dose vaccinale già si parla della terza, senza escluderne una quarta ed altre ancora.

L’immunità di gregge, ogni giorno che passa, sembra una chimera e anziché avvicinarsi si allontana sempre più, ma guai ad avanzare dei dubbi sull’efficacia dei vaccini, si è presto scomunicati come no-vax. I lavoratori, anche se risultati negativi al tampone dopo essere stati a contatto con un contagiato, sono costretti a stare in quarantena senza poter lavorare e senza essere pagati: l’Inps non ha più soldi.

Come se non bastasse, gli incendi devastano il territorio (soprattutto al sud) e si scopre che ci sono pochi mezzi a disposizione per farvi fronte. I canadair e gli elicotteri antincendio dello Stato non bastano neppure per intervenire efficacemente in una sola regione, e quindi si fa ricorso a costose convenzioni con società private che lucrano proprio sugli incendi, se e quando si verificano. Si cercano i piromani, ma non si pensa che questi possano essere anche il frutto di leggi assurde che anziché investire su personale idoneo assunto a tempo indeterminato, incentivano l’assunzione di lavoratori precari che senza incendi rimarrebbero disoccupati.

Si aggiunga l’improvvida decisione del governo Renzi di sciogliere il Corpo forestale dello Stato per farlo confluire nell’Arma dei Carabinieri a partire dal 2017, sottraendo così al territorio un corpo di polizia benemerito e specializzato che era stato istituito nel lontano 1822.

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Le multinazionali e i licenziamenti via sms

Della macelleria sociale in atto provocata dalla crisi economica indotta da restrizioni anti covid spesso molto discutibili, non bisogna parlare; e pure sulla farsa dei “ristori” bisogna stendere il silenzio per non disturbare il Manovratore. Se le multinazionali, pur avendo bilanci in attivo, non si fanno scrupolo di licenziare centinaia di lavoratori con un semplice messaggio sul telefonino, la cosa non fa scandalo: è il mercato bellezza! e siamo già in transizione digitale.

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Tuttavia, il clero giornalistico, megafono del “governo dei migliori”, annuncia una folgorante ripresa economica di cui ancora non c’è traccia nella vita quotidiana della gente comune.

Ma c’è Draghi, solo Lui ci salverà. Da persona seria, non si occupa delle fibrillazioni quotidiane del suo governo, delle finte ire salviniane, delle elucubrazioni lettiane, delle contorsioni e delle farneticazioni dei cinque stelle. Non si occupa di quisquilie: de minimis non curat praetor e Draghi è molto più che un praetor.

Immerso nelle sue sudate carte è impegnato ad elaborare le molteplici riforme che dovranno piacere all’Unione Europea, che ci ha dato i primi 25 miliardi impegnandoci a spenderli secondo le sue direttive, a prescindere dai reali bisogni degli italiani e dell’economia nazionale.

Eppure ci raccontano che l’Italia sia ancora una repubblica democratica e che la sovranità appartiene al popolo. In realtà il popolo è tenuto lontano dai processi decisionali e dalla scelta delle priorità economiche che lo riguardano. Lo stesso Parlamento, che in teoria dovrebbe essere la proiezione istituzionale della volontà popolare, può solo ratificare ciò che viene deciso altrove.

Elsa Fornero, Mario Monti e l’Europa

Ce l’avevano detto, ma si è fatto finta di non sentire. E così, non solo la sovranità, ma anche il lavoro, strombazzato fondamento della Repubblica, si è sciolto come neve al sole ed ha smesso di essere un diritto, come dichiarò spudoratamente la Fornero quando era ministro del Lavoro nel governo Monti nel 2012. Lo stesso Monti, un anno prima, ci disse che l’Europa «ha bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti». Chissà come sarà felice con i tempi che corrono.

Ma il più chiaro ed il più cinico fu Tommaso Padoa Schioppa, prima di diventare ministro dell’Economia del governo Prodi, quando parlò di «un programma completo di riforme… guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere».

È lo stesso personaggio che disse che l’Unione europea non è nata da un «movimento democratico», ma piuttosto da un «dispotismo illuminato». Adesso i tempi sono maturi e siamo arrivati alle riforme strutturali del Recovery plan, alla durezza del vivere e al dispotismo illuminato di Mario Draghi. Nel superiore interesse dell’Unione Europea, ça va sans dire.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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