Incendi boschivi: «endemismi italioti», alla faccia di transizione ecologica e Pnrr

Con scadenza annuale, coincidenti alla calura estiva, nel Sud del Sud Italia inizia la drammatica “tarantella” degli incendi incontrollati del territorio. Sembra un rituale, l’informazione anno dopo anno ripete sempre con uguale litania i disastri e danni incalcolabili causati dagli incendi al patrimonio boschivo ed agricolo. Appiccati da piromani approfittatori della calura, favorito dal ciclone africano in aumento causa i cambiamenti climatici.

Prevenzione: unica arma per combattere i disastri ambientali

Gli incendi, sono a scadenza fissa come i femminicidi, le morti sul lavoro e lo sfruttamento della forza lavoro dei migranti. La prevenzione antincendio, unico metodo per impedirli, è lasciata sulla carta; i femminicidi si tenta d’arginarli con leggi inutili, tanto è vero sono in aumento; le morti sul lavoro – in media due al giorno – se ne parla quando non se ne può fare a meno; lo sfruttamento dei migranti delle baraccopoli è sempre in atto altrimenti non si troverebbe frutta né verdura sui banchi dei supermercati.

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Il problema “incendi” è un anello della catena spezzata ed inefficiente del «sistema Italia». Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna le regioni più soggette a questi endemici cataclismI. Endemici come le malattie, drammi stanziali, costumanze oramai facenti parte della storia di questo nostro martoriato Paese Italia. Il Sud e il Sud del Sud, isole comprese, campa di drammi, d’inciviltà e dissesto del suo territorio. Governatori regionali e sindaci, complici le Istituzioni dello Stato, ogni anno sono a contare i danni fingendo di leccarsi ferite e, nel contempo, chiedono risorse economiche senza risolvere a monte i drammi dei roghi distruttori.

Se ad appiccare gli incendi provvedono i cosiddetti piromani, vero è che la materia da incendiare, boschi, pascoli e terreni incolti, demaniali e privati, provvedono a fornirli gli Enti pubblici non impegnati nella loro preventiva e doverosa cura.

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L’abbandono è il dramma irrisolto del nostro Paese

Ad andare a fuoco sono i terreni demaniali non messi in sicurezza, i terreni agricoli collinari e montani privati abbandonati; per difetto si conoscono i drammatici numeri dell’abbandono: 35% totalmente dismessi alle coltivazioni, 20 % semi abbandonati, per un totale del 55% delle superfici agricole esposti alla percorrenza del fuoco selvaggio.

Questi numeri sono purtroppo in aumento, l’abbandono delle aree collinari, interne e disagiate, in particolare nello spopolato Sud, sono il dramma irrisolto del nostro Paese. Non si intuisce come Mario Draghi e il suo governo equilibrista di «diavoli e acquasanta», riusciranno a spendere i soldi UE per salvare l’ambiente, la resilienza, l’innovazione digitale e tecnologica senza risolvere a monte il disastro ambientale del fuoco, delle alluvioni, dell’erosione delle coste e dell’inquinamento marino. Sicuramente sapranno spendere e non investire i soldi, e i risultati resteranno dubbi.

Non è facile, forse sarà impossibile bloccare il dissesto del territorio italiano, lasciando gli assistiti del reddito di cittadinanza a grattarsi i cabbasisi, migliaia di stagionali della riforestazione con stipendi d’assistenza e a CIG, i professionisti dell’ambiente a ciarlare di chimere ambientali nel mentre percepiscono soldi per progetti i cui risultati si palesano con le devastazioni.

Storia conosciuta, la coincidenza che intercorre tra l’inizio della stagione degli incendi e la firma di contratti (milionari) con le società gestori del servizio spegnimento incendi mediante l’utilizzo di aerei.

Gli incendi sono appiccati, nei territori non controllati per prevenzione e cura, da mani non troppo ignote

Le regioni sono i maggiori complici dei piromani, seguiti a ruota dagli zombie degli Enti Provincia. In quella di Caserta, sono presenti solo 21 agenti del Corpo di polizia – età media 62 -, privi di mezzi di trasporto e attrezzature idonee ad espletare gli interventi a presidio dei territori.

I carabinieri forestali, comando provinciale e stazioni comunali, insufficienti per numero, svolgono compiti d’Istituto (indagini giudiziarie e presidi nella Terra dei Fuochi) e sono estromessi dal controllo antincendio. La protezione civile comunale, nello specifico del Comune di Caserta, non se ne conoscono dati ed incarichi. Se tanto mi da tanto, i risultati sono le colline Tifatine e il monte Tifata – demanio comunale – denominato “Demanio Rocca”- bruciate e devastate.

Sono le proprietà – gioielli comunali – messi in vendita dal sindaco Carlo Marino, con delibera di C.C.; il podestà del PD in uscita, ha fatto macelleria agricola spezzettando le centinaia di ettari di terreni del monte Tifata, frazionamento utile per renderli appetibili all’acquisto di privati. La devastazione del fuoco sicuramente li avrà deprezzati, ma noi sappiamo che così non sarà, perché il sindaco uscente, o chi gli succederà, porrà immediatamente in essere la redazione della mappa catastale dei terreni percorsi dal fuoco, in modo da renderli interdetti a qualsiasi attività – compreso la (s)vendita.

Da anni le colline di Caserta sono devastate dal fuoco selvaggi

In questo dramma, non è la prima volta che denunciamo le specifiche colpe e responsabilità d’addebitare al sindaco Carlo Marino, al suo esecutivo di reggimoccolo e ai dirigenti colpevoli di gravi omissioni ed inadempienze. Da anni le colline che cingono la città della Reggia sono devastate dal fuoco selvaggio, da anni l’Ente comune non progetta prevenzione e controlli, da anni non provvede alla mappatura catastale delle aree percorse dal fuoco e la naturale ed obbligatoria interdizione a qualsiasi attività, compreso il pascolo, la caccia e la raccolta di prodotti spontanei – asparagi, tartufi e funghi -.

Chiediamo al sindaco Carlo Marino di pubblicare la mappa catastale aggiornata dei terreni comunali devastati dal fuoco nelle trascorse stagioni, indichi le ordinanze emesse con l’obbligo, per i proprietari, di pulizia di scarpate e terreni privati incolti. Informi sulla manutenzione fatta alle strade interpoderali e vicinali per renderle taglia fuoco e percorribili a contadinie e mezzi di soccorso antincendio. Quando lo farà gli chiederemo ammenda e lo indicheremo come saggio amministratore.

Il fuoco distruttore si può fermare, le devastazioni si possono evitare, la terra, l’acqua e l’aria si possono salvare, basta volerlo concretamente e non a chiacchiere spettacolo per diversivi estivi utili a non parlare di guerre crudeli, politica monnezza, pandemia terrorista e democrazia negata.

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