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Mario Draghi, proconsole della provincia italica, trappola per il Centrodestra e per l’Italia

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L’Italia ha visto governi di tutti i colori, ma quello attualmente in carica ha superato ogni più fantasiosa immaginazione pittorica. Viene da pensare al look stravagante e di cattivo gusto di un turista americano in vacanza sui lidi italiani.

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Tuttavia ci si può vantare di avere un premier di serie A, capace di placare la litigiosità dei partiti semplicemente non intervenendo, stando a guardare. Ma se proprio deve intervenire, tra chi la vuole cotta e chi la vuole cruda è sempre lui a stabilire il giusto grado di cottura.

Negli ultimi tempi, dopo avere fatto il banchiere ed essere approdato alla politica, è riuscito anche ad invadere il campo dei virologi pontificando sulle varianti del covid, sui rischi e sulle soluzioni. Addirittura è entrato a gamba tesa nella polemica tra i fautori e i detrattori del famigerato cocktail di vaccini da utilizzare come seconda dose: mischiare si può e fa bene alla salute. Un decisionismo virologico che ha fatto gridare ad un giornaletto di provincia «Ci pensa Lui», come a dire: quando gli altri non sanno che fare, il premier interviene a ristabilire l’ordine naturale delle cose.

Anche l’episodio della ventilata reiterazione dello stato di emergenza ha visto il premier ignorare con tranquillità i rilievi giuridici di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, che vi vedrebbe, non a torto, «un utilizzo abusivo dell’istituto» che è anche «il segno di una grave inefficienza dello Stato». Non lo ha scosso neppure l’ira funesta di Salvini.

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Si può essere già certi che lo stato di emergenza verrà prolungato e possibilmente all’insaputa dello stesso Salvini, che sarà placato con l’osso in arrivo del Recovery plan.

Come si sa, il piano dell’Italia è stato approvato dall’Europa a pieni voti e durante l’estate potrebbe arrivare il primo finanziamento di 25 miliardi di euro. Un’occasione ghiotta per i partiti di governo che pensano di avere diritto ad una fetta ciascuno.

Briciole per l’economia italiana

Se si pensa che già a gennaio Biden ha finanziato 1.900 miliardi di dollari per le famiglie americane per un solo anno, i 750 miliardi di euro del Recovery fund europeo, distribuiti in sette anni tra i 27 paesi dell’Unione, sembrano gli avanzi della mensa del ricco Epulone della parabola evangelica.

Per non parlare delle rigide condizioni imposte dalla UE, e degli avvertimenti di chi già invoca la restituzione dei soldi ancor prima che ci vengano prestati.

Eppure, nonostante l’Italia sia priva di sovranità monetaria e quindi costretta ad utilizzare una moneta presa a prestito come l’euro, tuttavia avrebbe potuto rifornirsi di denaro ricorrendo ai canali tradizionali del mercato, a tassi oggi molto bassi e senza vedersi imporre vincoli soffocanti.

Nell’asta del primo giugno, ad esempio, il Ministero dell’Economia avrebbe potuto piazzare titoli decennali per oltre 67 miliardi, secondo le richieste degli investitori, ma si è accontentata di fermarsi solo a 10. Sarebbero stati tutti soldi privi di «condizionalità», da potere spendere secondo le reali priorità nazionali e senza soggiacere ad incomprensibili transizioni digitali ed ecologiche imposte dai burocrati di Bruxelles.

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Ma c’è Draghi, il salvatore della Patria, e dobbiamo stare tranquilli

Per il resto c’è Salvini, l’uomo forte, il maschio alpha, quello che dà l’impressione di non dover chiedere mai: ci penserà lui a portare avanti le richieste del popolo italiano. Come? Semplice: si rivolgerà a Draghi. Finora non ha ottenuto nulla o quasi, ma si compiace di essere ricevuto dal premier e di avere sempre qualcosa da chiedere.

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Adesso sembra profilarsi un nuovo scenario: la temuta diffusione della variante indiana del covid 19. Cosa succederà non lo sappiamo. Anzi, lo sappiamo bene: sicuramente non si potrà dichiarare guerra all’India, ma si potrà liberamente (e impunemente) rinchiudere gli italiani per un nuovo giro di arresti domiciliari.

Già l’India ci ha fatto sapere che la variante non potrà più essere definita «indiana» perché ne va dell’onorabilità dei virus autoctoni. Non a caso, dopo proteste formali, denunce e diffide del governo di Nuova Delhi, la variante viene ora chiamata Delta.

La paura fa novanta, ma presto dovrà fare novanta e qualcosa in più per protrarre l’emergenza sanitaria, che vive di covid e di varianti. La politica è stata messa in ginocchio dai giganti farmaceutici che, tramite i pappagalli di Virolandia, stanno mettendo sotto controllo l’universo mondo, utilizzando gli esseri umani come cavie per le loro sperimentazioni e i loro profitti.

Peraltro non temono i colpi di coda elettorali, la democrazia non è affare loro. Ma dalla Francia arriva un avvertimento, soprattutto per il Centrodestra. Nell’ultima tornata elettorale, al primo turno delle regionali, l’astensionismo ha toccato il massimo storico andando oltre il 66%. È una magra consolazione pensare che il partito di Macron abbia subìto una sonora sconfitta dalla quale difficilmente potrà riprendersi. Ed il Centrodestra italiano non gioisca più di tanto per l’affermazione dei gollisti inneggiando al voto moderato.

Le Pen penalizzata perché sperava nel voto moderato

La Le Pen è stata penalizzata rispetto alle attese proprio perché sperava nel voto moderato e non è riuscita a dare voce alla grande maggioranza dei francesi esasperati dalla crisi economica, dalla nuova dittatura sanitaria e dalle assurde regole europee. Dalla disperazione all’astensionismo il passo è stato breve.

Un chiaro segnale per quel Centrodestra governativo che in Italia veste ancora i logori panni della «moderazione» ed è caduto nel mortale abbraccio del peggior nemico: Mario Draghi, che da banchiere, da politico e da novello virologo, gioca la partita sempre e comunque con la maglia dei mercati e della speculazione finanziaria.

Con abilità, certamente, facendo meglio di altri ciò che non andrebbe fatto mai, ma con l’unico obbiettivo, come sempre, di salvare il carrozzone dell’Unione Europea dalla quale ha ricevuto il mandato di proconsole della provincia italica. Attenti alla trappola.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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