Oggi CdM per via libera al Sostegni bis e poi conferenza stampa. Mattarella si tira fuori dalla corsa del Quirinale, avanza ipotesi Draghi

Prima il Consiglio dei ministri alle 11.15 e poi alle 16 la conferenza stampa per illustrare il decreto ‘Imprese, Lavoro, Professioni’. Mario Draghi dopo aver brillantemente risolto il problema del coprifuoco e delle riaperture, anche se non senza strascichi polemici, ora passa all’altra emergenza, quella economica. Garantire le risorse per quei settori che hanno subito il ritorno negativo della pandemia e che finora sono stati messi in secondo piano.

Le anticipazioni parlano di un testo con più di cento articoli e per un impatto economico di 40 miliardi di euro. La gran parte serviranno a finanziare le aziende attraverso contributi a fondo perduto, crediti di imposta per gli affitti, sconti Tari e sostegno della liquidità. Due le novità sostanziali che saranno apportate con il nuovo provvedimento: la modalità di calcolo dei contributi a fondo perduto, e poi l’introduzione, alla luce del progressivo sblocco dei licenziamenti, di una serie di misure a favore dell’occupazione tra cui la decontribuzione per le nuove assunzioni o per chi rientra dalla cassa integrazione.

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Il premier Draghi, quindi, punta oggi a chiudere la delicata partita dei sostegni e dare un altro segnale alla sua maggioranza, e anche al Paese, di impegno e di operatività lasciando ai partiti le polemiche. Anzi proprio questa politica del fare da parte del presidente del Consiglio sembra essere lo strumento migliore per preservare l’Esecutivo ed impedire che rimanga imballato dalla guerra che senza sosta continua nella maggioranza.

Ad esempio, anche ieri sono continuati i botta e risposta tra Enrico Letta e Matteo Salvini, ormai quotidiani. In particolare, al Senato le divisioni e le tensioni hanno evidenziato quanto possano pesare sull’operatività del governo stesso. Infatti, lo scambio di accuse reciproche nel corso della capigruppo tra Lega e M5S sul tema dei vitalizi e tra Pd e Italia Viva sul ddl Zan hanno impedito il varo del nuovo calendario dei lavori per la prossima settimana, con la conseguenza che una nuova riunione è prevista per oggi stesso.

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In questo contesto delicato si immette poi l’annuncio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso di una visita in una scuola di Roma per la presentazione dell’agenda scolastica ‘Il Mio Diario’, di non candidarsi per un prossimo mandato: «Tra otto mesi il mio incarico termina. Come sapete il Presidente della Repubblica dura in carica sette anni. Io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi». Parole molto chiare che sembrano sfilare dal mazzo di carte per il Quirinale quella di Mattarella.

Uscita di scena che rafforza la candidatura di Mario Draghi, che la Lega ammette  di essere pronta a sostenere: «Non abbiamo candidati nostri e il Quirinale non dovrebbe avere candidati di parte. Mi limito a ricordare che se il presidente Draghi ritenesse di proporsi ovviamente avrebbe il nostro convinto sostegno, però da qui a febbraio manca tanto tempo e quindi…».

Elezione di Draghi alla presidenza della Repubblica che però aprirebbe a un possibile scioglimento anticipato del Parlamento e il ritorno al voto. Scenari comunque prematuri, come evidenzia lo stesso Enrico Letta il quale chiarisce che «quello che succederà a gennaio è talmente lontano rispetto a quello che capita quotidianamente che non lo so, e non sono in grado di dirlo in questo momento. Quello che è certo è che questo governo giorno per giorno, settimana dopo settimana, deve essere fondamentalmente il governo del ‘delivery’, il governo che consegna, che fa le cose».

Insomma, ogni scenario è del tutto prematuro, ma senza dubbio è un dato che Mattarella, almeno per il momento, si sia fatto da parte. Non premature sono invece le amministrative, dove anzi i partiti mostrano un certo ritardo. I giallorossi hanno il problema Napoli dopo il passo indietro di Gaetano Manfredi, una decisione che rimescola le carte dell’alleanza e anche il totonomi. Per quanto riguarda le altre città Pd e M5S andranno divisi, specie a Roma dove Roberto Gualtieri chiede di «voltare la pagina dopo Raggi» e si dice convinto di arrivare al ballottaggio.

Più indietro sulle alleanze e sui nomi è, invece, il centrodestra. Giorgia Meloni che ieri ha pubblicamente chiesto un incontro a Tajani e Salvini: «Qualche giorno fa, alla prima riunione di coalizione del centrodestra convocata dopo diverse settimane, Fratelli d’Italia ha offerto la sua disponibilità a sostenere Guido Bertolaso e Gabriele Albertini e chiesto che queste due personalità sciogliessero finalmente la riserva. Dopo pochi giorni, entrambi hanno dichiarato di non volersi candidare. Ringrazio entrambi per aver risposto celermente e torno a chiedere a Matteo Salvini e Antonio Tajani di incontrarci quanto prima per valutare insieme le altre proposte».

Intanto, ieri si sono visti i rispettivi responsabili di partito che hanno portato a casa a un primo accordo sulla ricandidatura automatica per tutti i sindaci uscenti che siano ancora sostenuti da tutta la coalizione. La prossima settimana dovrebbe esserci quello tra i leader a cui sarà deferito il compito più difficile, quello di trovare i candidati migliori per Milano, Roma e Napoli. Una sfida non da poco e che forse non sarà risolta in un solo incontro.

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