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Svelati i misteri sull’insabbiamento del PUC ad opera di Carlo Marino

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L’incontro in webinar del 23 aprile u.s., per discutere del PUC (piano urbano comunale) di Caserta, ai più, forse, è apparso normale, ai meno è apparso dubbio. Dubbi circa i motivi , mirati e reconditi, da raggiungere, visto il parterre dei partecipanti. Convocato dal movimento “Io firmo per Caserta”, ci siamo interrogati sull’opportunità del coinvolgimento del “gruppo Pica Ciamarra”, incaricato da 20 anni a redigere il PUC di Caserta.

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La partecipazione dei redattori è apparsa azzardata, rispetto al movimento organizzatore in odore di rodaggio politico-amministrativo. Da eccepire la forma, organizzatori, relatori e luogo, non la sostanza. I due valenti architetti Cutillo e Vecchione, proponendo l’uscita allo scoperto di Pica Ciamarra, hanno centrato l’obiettivo di scoprire l’enigma PUC. Incontro atteso da tempo, viste le nebbie calate sulla sorte dell’importante “strumento” di cui Caserta ha vitale bisogno. Risultati raggiunti.

I motivi, precedentemente mai chiariti, sui ritardi (scomparsa) dell’importante documento, sono stati palesati. Il luogo più idoneo per l’incontro sarebbe stato, comunque e sempre, la sede comunale. La casa dei casertani, per il piano dei casertani è rimasta vuota. L’Amministrazione di Carlo Marino non ha adempiuto ai suoi doveri, fino dal 1016 si sarebbe dovuta adoperare per dotare Caserta del Piano Urbano. Ben fatto, quindi, l’incontro, grazie agli organizzatori e grazie ai convocati.

La svolta, anche in assenza dell’inquilino di palazzo Castropignano c’è stata. La manifestazione, da subito, s’è materializzata di altissimo livello tecnico-filosofico, facendo apparire il “piano umanistico contemporaneo”. Da ieri Caserta è avvolta da strati meno densi di soffocante nebbia. Da oggi i casertani possono individuare chi non vuole lo sviluppo armonico della città. I due noti e stimati professionisti casertani, gli architetti Vecchione e Cutillo, professionisti attenti e conoscitori delle stratificazioni storiche della città, osservatori non disposti a comprendere senza partecipare, hanno agito aprendo alla partecipazione l’intera città.

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Dall’attenta lettura, nel forbito incontro, del detto, non detto, sussurrato, fatto intendere e mandato a dire è apparso chiaro lo stato dei fatti e, purtroppo, il prevedibile epilogo riservato al PUC di Caserta. Piano pronto per la “rivoluzione verde”, piano a rischio di segnare il passo per colpa della “malapolitica”. Caserta non può permettersi di perdere i soldi disponibili del Recovery Found, il PUC rappresenta il futuro e l’ultima occasione, altre non se ne presenteranno. Questo, in sintesi, l’appello di Massimo Pica Ciamarra all’approvazione (immediata) del PUC.

Gli architetti Patrizia Bottaro e Pica Ciamarra lo hanno affermato senza tentennamenti, il loro lavoro era pronto (primo preliminare), osservato dall’associazionismo, fin dalla sindacatura Pio Del Gaudio (2014). Dal loro iniziale incarico hanno conosciuto quattro sindaci e tre commissari, autorità a cui hanno sempre prestato riferimento. Piano pronto, rivoluzione verde, la città prevista è definibile dei “5 minuti”. Il piano non è solo una visione ampia, nell’ottica del cambiamento, il piano pensa le esigenze della gente, le incide proponendo cambi di comportamenti.

Compiti del piano: «fare emergere quello che c’è per metterlo in rete, intreccio di reti di mobilità e accessibilità». Reti insediative, centralità e servizi, reti di verde e paesaggio e reti culturali. Sistema di reti fortemente relazionate tra loro. Sistema collinare, reti di pianura, nodi d’interscambio centralità e servizi in modalità sostenibile.

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La città dei “pochi minuti”, così si esprime l’architetto Patrizia Bottero, attraversabile, fruibile con “navette ecologiche” d’interscambio modulare. Spazi e servizi in continuità ciclo-pedonale per «uscire dall’era dell’automobile». Illustrazione chiara, anche per i non addetti, dalla quale è emersa visibile e palpabile la Caserta del futuro. Navette a trazione ad idrogeno con attesa di 10 minuti, interscambi nei luoghi a condensazione sociale, le Porte Urbane in corrispondenza della Variante (Anas) e della futura stazione ferroviaria. Il tutto compatibile con la centurazione tracciata con verde ad assorbimento di CO2.

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Con l’avvento della sindacatura Marino (2016) vengono annullati gli indirizzi precedenti, consegnata la nuova aerofotogrammetria, quindi, nuovo lavoro. Nel 2017 (aprile) approvato nuovo preliminare di Piano. Nell’ottobre 2019 consegnato il PUC. Lo consegnammo, afferma Massimo Pica Ciamarra, perché certa stampa locale ci addebitava immotivati “nostri ritardi”. Da quel giorno attendiamo ancora di ricevere, dall’Amministrazione Comunale di Caserta, alcuni dati importanti ed indispensabili alla definizione del lavoro.

In questi ultimi giorni l’Amministrazione Comunale, presieduta dall’avv. Carlo Marino, ha nominato due architetti “responsabili dell’ufficio di Piano” (? n.d.r.).

A questo punto dell’incontro, sufficientemente chiariti i dati tecnici e lo “spirito” di Piano, i nostri due eroi, Vecchione e Cutillo, incalzano con domande, le cui risposte sono sognate, attese e desiderate da tutti i casertani.

Macrico: destinazione chiara, parco verde urbano, vincoli di legge recepiti nel PUC eliminano quanto chiacchiericcio si continua sull’argomento.

Cosa rimane di fabbisogno abitativo per la città? Questo Piano Urbano non conosce il nuovo edificato, cioè non è aggiornato all’intensa attività “edificatoria”, commerciale e abitazioni. Attività edilizia di cui non si conosce se “confliggente o compatibile”. Dai dati e calcoli in nostro possesso (2018), aggiunge l’arch. Bottaro, alla città di Caserta restano da costruire 1.200 alloggi, di questi, 900 di edilizia sociale (economico popolare). Rimarchiamo, il 30% di alloggi popolari, visto che questo tipo di edilizia è assai carente in città.

Riservati ben 54 ettari di superficie ad attrezzature standard, verde ,sport, sociale e culturale, parcheggi, ecc..

Per gli “standard urbanistici” previsti 54 ettari, tenuto conto che il Comune di Caserta, trovandosi in dissesto, non potrà permettersi pagamenti di espropri. Per questo motivo, arriva in aiuto l’Istituto della “perequazione urbanistica”, intesa come giustizia distributiva rispetto alla classica zonizzazione (Legge 16/2004 Regione Campania). Lo strumento della “perequazione” è unico e può consentire l’attuazione del Piano. Tenuto conto, l’indisponibilità dell’esproprio pubblico a pagamento (dissesti), all’esecuzione delle lottizzazioni, i concessionari cedono, quota superiore al dovuto per sopperire a quanto, in precedenza e da altri, non concesso.

Conclusioni

I Piani Urbanistici Comunali servono alle collettività per vivere meglio. I Piani non sono perfetti, di contro, la gestione lo dev’essere. I piani si possono migliorare – noi siamo disponibili -, concludendo l’incontro, l’arch. Pica Ciamarra si dichiara fattivamente possibilista, aperto, disponibile con l’Ente Comune per rettificare e migliorare il lavoro svolto.

Nulla è impossibile, basta volere ed il volere è potere.

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