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Obiettivo Caserta | Furbizie elettorali e vuoto amministrativo in cerca del gestore dell’acqua

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Con delibera di giunta n.18 del 10 febbraio 2021, il sindaco uscente Carlo Marino propone: «…Individuare un soggetto pubblico per la gestione del servizio idrico comunale». Il dirigente del settore ingegner Franco Biondi e il vice sindaco De Michele indicano in 5 (cinque) anni il periodo di “transizione” a partire dalla data di cessione della precedente concessione – 9 aprile 2021 -, fino all’affidamento in gestione del servizio a unico soggetto pubblico.

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Al dirigente Biondi, viene affidato l’incarico di “ricognizione”, presso l’attuale gestore, per garantire che tutti i servizi e tutti i beni, oggetto del precedente appalto, rientrino nelle disponibilità dell’Ente Comune. Tutto ciò, nelle more dell’individuazione, da parte dell’Ente Idrico Campano, del gestore unico del servizio idrico. La delibera studiata da Carlo Marino e dai suoi ingegnosi dirigenti non fa una grinza. Allora, dov’è l’inghippo?

Il deliberato è solo ed esclusivamente indirizzato a gabbare l’opinione pubblica, il popolo credulone e gli “amici ambientalisti”, almeno per salvare la faccia e racimolare consensi elettorali. Solo per ricordare, nella passata tornata elettorale, l’attuale occupante palazzo Castropignano, venne eletto anche con i voti della lista “Acqua Pubblica”, da cui il tentativo in extremis di fare attivismo amministrativo-ambientalista.

Nel lontano 1991 il giorno 9 aprile (era sindaco il democristiano Giuseppe Gasparin) il Consiglio Comunale approvava a maggioranza (voto contrario delle opposizioni) l’affidamento in gestione del servizio di distribuzione dell’acqua alla S.p.a. Compagnia Napoletana Gas (oggi Italgas Acqua).

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Nelle sindacature precedenti, le amministrazioni Comunali, avevano investito soldi pubblici (Cassa depositi e prestiti) per approvvigionare la città di nuove fonti d’acqua, gestione diretta comunale. Vennero trivellati decine di pozzi semi artesiani, sono ancora in funzione, e quasi del tutto dismesso l’approvvigionamento dall’acquedotto Carolino.

Sono trascorsi 30 (trenta) anni da quell’evento, nel salone attiguo al luogo d’adunanza del Consiglio ancora echeggiano le urla di tanti yuppies napoletani (portaborse di politici e affaristi) inneggianti e felici per l’affare concluso. Rammentiamo le dichiarazioni dei dirigenti, della società per azioni (Napoletana Gas), promisero la nuova struttura di rete idrica, l’abbattimento delle dispersioni, l’aumento di fornitura, la diminuzione dei costi e lo sgorgare di “acqua minerale” direttamente dai rubinetti delle case dei casertani.

Dieci anni fa (2011) il referendum: “acqua bene pubblico inalienabile”.

Non è cambiato molto, anzi, non è cambiato nulla. Continuano i profitti dei privati con l’aumento dei costi per i cittadini e acque di dubbia qualità. La città cresce a dismisura, l’acqua emunta dal sottosuolo è sempre dell’identica quantità degli anni scorsi. Al Sud la dispersione di risorse idriche arriva a sfiorare il 50% della disponibilità, il 15% della popolazione vive in zone sprovviste di rete fognaria.

Lo Stato italiano, dovrebbe garantire un servizio adeguato a norme UE, blatera di 65 miliardi d’investimenti nei prossimi 30 anni. Campa cavallo che l’erba cresce.

L’Ispra (Istituto superiore per protezione e ricerca ambientale), aveva quantificato 26 miliardi di euro per ottimizzare il sistema idrico Italia, di fatto si parla di 3,6 miliardi di stanziamenti. Come dire una goccia d’acqua nel deserto del Kalahari (Namibia).

Bene demaniale: l’acqua pubblica; gestione infrastrutture: privati.

Non è facile riportare (trasformare) l’acqua al diritto pubblico. Presso la commissione Ambiente di Montecitorio è fermo da 2 anni il DDL indispensabile a stabilire come «liquidare gli azionisti privati». Per trasformare la natura di tutte le società, a oggi gestori dell’acqua, in diritto pubblico, si stima la modica cifra di 15 miliardi di euro.

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Impegno di spesa per le adeguate remunerazioni ai capitali investiti, anche se negli anni, rimborsate nelle bollette pagate dagli italiani. Purtroppo il “referendum” più che risolvere i diritti degli utenti, li ha aumentati. Aumento delle tariffe fino a più 90%, diminuzione d’investimenti nelle infrastrutture delle reti idriche (dati Cgia Mestre).

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Delibere fuorvianti i veri e gravosi esistenti problemi. Come affrontare in tempistica, competenza e serietà d’intenti le problematiche di questo «vitale servizio da garantire alla popolazione»? Cecità e incompetenze sono l’unica costante presente all’orizzonte.

Nel prossimo imminente, i nodi arriveranno al pettine.

Acqua pubblica è un bel dire, ma come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Nel nostro caso, mare tumultuoso e denso d’incognite. La futura compagine amministrativa casertana, non potrà eludere il problema, non solo per gli obblighi di legge (Referendum ecc.) ma, perché chiamata d’obbligo ad assolvere le direttive che arriveranno in applicazione (sempre se il governo Draghi ne sarà capace) del Next Generation Eu.

Il comparto acqua è parte degli interventi previsti, nel Recovery Plan, da progettare per l’ottenimento dei miliardi di euro (209) da tutti reclamati e osannati.

Innovazione, tutela dell’acqua (6° punto di Agenda 2030)

Sviluppo sostenibile; cambiamento e transizione, stimolare i giovani a cambiare in meglio la società. Il primo passo intrapreso del ministro Enrico Giannini (Infrastrutture e mobilità sostenibile) governo Mario Draghi, è stato inaugurare un corso multidisciplinare (su Agenda 2030) alla Terza Università di Roma, per formare 150 + 500 laureati di tutte le facoltà, per cambiare la società.

Ordunque, L’ONU propone l’Agenda 2030, 137 Paesi del Mondo la sottoscrivono, l’UE e i Paesi comunitari ne sono parte, la Next Generation Eu obbliga e condiziona gli aiuti (Recovery Fund) ai Paesi richiedenti ad adeguarsi ai 17 punti di cui è composta l’agenda, il governo Draghi intraprende la strada giusta, il comune di Caserta continua a vivere in assoluto isolamento e lontano da tutte le realtà.

Acqua pulita e servizi igienico sanitari; città e comunità sostenibili; lotta al cambiamento climatico; tutela della vita sott’acqua e sulla terra; imprese, innovazioni e infrastrutture; energia pulita, accessibile e rinnovabile, sono solo alcuni dei punti dell’Agenda 2030 verso i quali l’umanità deve operare.

Le amministrazioni locali, che sopravvivono alla giornata, senza una visione d’insieme, strategica e dettata dagli obblighi di legge, che non adeguano mentalità, capacità, competenze, non aggiornano e rinnovano il personale e i dirigenti, sono destinate a morire.

Caserta non può correre il rischio di restare tagliata fuori dai fondi europei di rinascita dal disastro pandemico.

I casertani hanno l’obbligo di scegliere oculatamente sindaco e squadra di consiglieri. Competenze, apertura di mentalità con visione ampia, europea e aggiornata.

Strilloni, guitti, saltimbanchi, illazioni, denigrazioni, barzellette, foto patinate, ricorsi a stantie ideologie, non servono per rifondare la città. Questa volta o mai più. Caserta non può attendere, non può sbagliare.

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