Primo via libera alla manovra che passa al Senato. E oggi Renzi presenta il suo Recovery Plan

La maggioranza incassa il primo via libera alla manovra. Infatti, con enorme ritardo la Camera dei deputati ha approvato la manovra finanziaria con una prevedibile ampia maggioranza e da oggi in Senato inizia il tour de force per licenziarla definitivamente prima della fine dell’anno. Pena l’esercizio provvisorio.

In realtà non dovrebbero esserci troppi problemi per approvare la manovra prima del 31 dicembre, anzi la data giusta sembra essere il 30 dicembre visto che l’esame a Palazzo Madama sarà una semplice formalità. A conferma di quel monocameralismo di fatto che questo governo ha ormai instaurato.

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Come detto ieri è stata la volta della Camera che di 27 dicembre e per giunta di domenica è stata convocata per dare il via libera alla manovra. Il presidente dei deputati Roberto Fico ha parlato di «un lavoro significativo e approfondito che conferma il ruolo trasformatore del Parlamento».

Meloni: «Una pessima manovra frutto di compromessi tra partiti»

Di diverso avviso l’opposizione che con Giorgia Meloni giudica questa manovra «una pessima Legge di Bilancio, frutto di compromessi tra i partiti», mentre il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida dice: «Fratelli d’Italia ha consumato fino all’ultimo secondo per trasformare questa legge di bilancio pessima in qualcosa di digeribile per il popolo italiano. Manca il rispetto delle regole democratiche, della coesione e della visione di una nazione. State insieme solo per tenere la poltrona a tutti i costi, che pagano gli italiani e non voi».

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Approvato odg di Fratelli d’Italia su Roma Capitale

Ciriani-Meloni-Lollobrigida
Ciriani, Meloni e Lollobrigida

Proprio Fratelli d’Italia però può dirsi soddisfatta per l’approvazione di un suo odg, a prima firma Meloni, «per chiedere poteri e risorse adeguate per Roma Capitale». «Un impegno solenne per dare alla Città Eterna l’attenzione che attende da troppo tempo» spiega soddisfatta la leader di Fratelli d’Italia.

Ma nella giornata del via libera della Camera alla manovra a tenere banco è il futuro del governo e soprattutto l’esito dello scontro con Italia Viva. Le festività natalizie, anche se blindata nella zona rossa, hanno dato qualche giorno di respiro e sollievo al governo e al premier Conte ma già oggi bisognerà riprendere il filo interrotto prima di Natale.

Oggi alle 18 conferenza stampa di Renzi al Senato sul Recovery Plan

Matteo Renzi

In giornata il Pd e il M5S dovrebbero far pervenire al premier Conte la loro documentazione sul Recovery Plan, mentre al Senato, alle ore 18, Matteo Renzi in conferenza stampa presenterà il suo Recovery Plan. Renzi, quindi, riprende da dove aveva lasciato e cioè dalle luci della ribalta del Senato e c’è da giurarci che non parlerà soltanto di governance per i fondi Ue ma anche delle altre due questioni che l’ex premier aveva messo sul piatto ad inizio dicembre: il Mes e la delega sui servizi segreti. In particolare, su quest’ultima l’ex sindaco di Firenze non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro, e gli stessi retroscena dei giornali e i boatos dei Palazzo confermano che Renzi tira dritto.

Insomma, Conte deve decidersi ad affidare a un altro esponente, il Pd vorrebbe la delega per un suo uomo, la gestione dei servizi segreti. Troppo alto il rischio che Conte punti ad utilizzare questa delega in chiave personale e soprattutto in vista di una possibile creazione di un partito tutto suo. Dinanzi a questo rischio, che schianterebbe elettoralmente Italia Viva e indebolirebbe sia il Pd e sia il M5S, Renzi è pronto a tutto, forte anche del sostegno che sottobanco gli arriva dagli altri pezzi della maggioranza.

Si capirà comunque nella prima settimana di gennaio che piega prenderà la situazione. L’ipotesi voto sembra però un’ipotesi alquanto remota e non viene scartata nemmeno l’opzione di un Conte ter. Senza dubbio però il premier punterà, come accaduto durante la prima crisi che portò alla fine del Conte 1, a parlamentarizza la crisi e quindi a sfidare in Aula chi (Renzi?) è pronto a togliergli la fiducia.

Manovra e crisi a parte la giornata di ieri è stata anche quella del Vaccino day e cioè delle prime vaccinazioni anti Covid. Ma non sono mancate le polemiche: la prima riguardante la quantità di dosi giunte in Italia, poco meno di 10mila, il numero più basso in Europa. Ad esempio in Germania 150mila dosi.

Dal Ministero della Salute hanno subito cercato di chiarire, spiegando che «ogni Paese riceve la quota percentuale di dosi spettante in proporzione alla popolazione secondo le stime Eurostat. All’Italia è destinato il 13,46% di ogni fornitura. Questo equivale a 26,92 milioni di dosi dal contratto con Pfizer-Biontech, di cui 8,749 milioni nel primo trimestre. La consegna della prima delle forniture da 470mila dosi settimanali è programmata per la settimana che sta per iniziare».

Scoppia la polemica sulla vaccinazione di De Luca

Vincenzo De Luca

La seconda polemica ha riguardato il governatore campano, Vincenzo De Luca, che si è subito fatto vaccinare a beneficio delle telecamere. Vaccinazione che ha scatenato subito enormi polemiche visto che il vaccino ufficialmente sarebbe riservato a operatori sanitari e ospiti delle Rsa in questa prima fase. Unanime la protesta di Lega, Fdi ma anche di Leu. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, parla di «abuso di potere» e il commissario regionale di FdI, Antonio Iannone, si chiede: «Ma De Luca ha fatto il vaccino perché era il suo turno o ha tolto una fiala destinata a qualcuno che aveva la priorità?». Insomma, come primo giorno di vaccinazioni non male.

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