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Pd e M5S: c’eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati. Si sa l’estate è la stagione degli amori, di quelli fugaci, vissuti sotto l’ombrellone, la pineta e i languidi sguardi mano nella mano. Amori che però durano il tempo di una vacanza. Che si spengono non appena arrivano i primi temporali che annunciano la fine delle vacanze e l’arrivo dell’autunno.

In questa pazza estate 2020, post Covid, tra gli amori sbocciati e presto finiti c’è anche quello tra Pd e M5S. Un amore durato soltanto un paio di giorni e conclusosi molto prima che arrivassero i temporali di fine stagione. Sbocciato il 14 agosto non appena chiuso il voto sulla piattaforma Rousseau che diede il via libera al terzo mandato e alle alleanze per le elezioni amministrative.

«Una nuova era», annunciò trionfalmente Luigi Di Maio, ex capo politico del M5S, per sugellare il voto. «Includere e aggregare – aggiunse Di Maio – saranno le vie da percorrere, rispettando e difendendo sempre i nostri valori. Oggi abbiamo scelto di incidere. Oggi abbiamo scelto di provarci. Si riparte ascoltando i territori. Viva il M5S».

E mentre Nicola Zingaretti risponde che «siamo un’alleanza tra forze diverse che rimangono diverse, ma per governare bisogna essere alleati, non si può essere avversari: quindi che si riesca a fare insieme un percorso comune è un fatto molto positivo»; Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, va oltre: «Ora basta tentennamenti, si faccia l’alleanza nelle Marche per Maurizio Mangialardi Presidente. I 5stelle diventino protagonisti di un progetto di rinascita della Regione dopo l’emergenza Covid: ticket Mangialardi-Mercorelli e andiamo a vincere».

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Vito Crimi M5S
Vito Crimi

Ma tutti gli amori hanno sempre le spine in agguato e così Vito Crimi, capo politico del M5S, faceva capire che questo voto non significava «automaticamente ogni tipo di alleanza pre elettorale con chiunque». E cioè che «ogni proposta andrà sempre vagliata e valutata attentamente».

Ma l’amore trionfa sempre e il giorno dopo Luigi Di Maio dalle colonne de La Stampa rinnova il pegno d’amore al Pd: «Si è aperto un percorso per le elezioni amministrative, sulla base di un lavoro che stiamo portando avanti al governo centrale. Credo faccia parte della naturale evoluzione delle cose, dopo di che sono i territori che debbono essere ascoltati, le persone che ci mettono la faccia e che spendono energie».

E per dare forza a quest’amore ecco anche la citazione di un pezzo da novanta della sinistra, Pietro Nenni: «Credo, come diceva Nenni, che l’immobilismo giovi alla conservazione, che l’alimenti e se ne alimenti. L’attesa e’ corrosiva per una democrazia parlamentare, bisogna mostrarsi capaci di reagire, di maturare mentre anche gli scenari internazionali intorno a noi evolvono».

Andrea Orlando

A tali amorosi sensi il Pd non si sottrae, che ansima perché questo amore sia sugellato e consumato: «E’ abbastanza evidente – spiega Andrea Orlando vicesegretario del Pd in un’intervista a Il Fatto Quotidiano – che un’alleanza tra noi e M5s può fare la differenza. I tempi però sono strettissimi. Ci sono tutti i presupposti perchè questo possa avvenire. Nelle Marche è più facile, perchè c’è un candidato rispetto al quale il M5S non ha fatto 5 anni di opposizione».

E persino dalla Toscana il presidente uscente Enrico Rossi naufraga in questo mare: « Senza troppa enfasi e senza nascondersi le difficoltà può aprirsi una nuova stagione politica nella quale il governo di necessità tra Pd e M5S si trasforma in una alleanza strategica tra diversi, alternativa alla destra a livello nazionale e, se esistono le condizioni, anche a livello locale».

I giorni però passano e la grande prova d’amore non arriva. E come accade per tutti gli innamorati anche per il Pd e il M5S quell’orizzonte che sembrava roseo diventa più cupo. Lo fa capire il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, spiegando che «la consultazione su Rousseau ha fatto solo cadere un veto e ciò non significa automaticamente il via libera a un’alleanza strutturale tra Pd e M5S».

Nicola Zingaretti

E addirittura Nicola Zingaretti, che da innamorato ferito, parla di «troppa confusione» e «ricostruzioni fuorvianti», e questo perché «a mio giudizio il voto è un altro passo verso la soluzione auspicata: ha eliminato il no pregiudiziale del M5S ad eventuali accordi nei territori con altri partiti. L’eventuale decisione poi di costruire un accordo o meno è ovviamente delegata a processi politici locali e all’individuazione di candidati credibili da sostenere per vincere. Un processo nel quale stare, combattendo con la nostra identità. Nessuna voglia di “esultare” per questo risultato, ma, avendo nei Comuni e Regioni sistemi elettorali maggioritari, soddisfazione sì. Credo sia lecito esprimerla perché si allarga la possibilità di costruire alleanze».

Al cuor non si comanda e così a Pomigliano d’Arco, terra di Luigi Di Maio, si celebrano le prima nozze con l’accordo tra Pd e M5S sul candidato sindaco. Che sia la volta buona? Che questo amore sia ufficialmente?

Conte e Di Maio
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Macchè, ci si continua a vedere di nascosto ma niente di ufficiale. E così anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è costretto a chiedere che questo amore non sia più clandestino: «Le forze politiche che sostengono il governo provino a dialogare anche a livello regionale. In Puglia e nelle Marche presentarsi divisi espone al rischio di sprecare una grande occasione».

Ma siccome nessun amore è bello se non è litigarello, Vito Crimi bacchetta le parole del premier: «La costruzione di alleanza basate sui programmi, sugli obiettivi comuni, ancor prima delle persone, e’ un valore aggiunto, in quanto il risultato di un percorso comune, in cui i contenuti vengono prima del contenitore. Ma va fatto solo dove ci sono le condizioni».

E così arriviamo al 20 di agosto, dopo quasi una settimana di sguardi e ammiccamenti, di baci furtivi e rubati è sempre il solito Vito Crimi, ormai assurto a ruolo di guastafeste, si incarica di mettere la parola fine: «La questione è chiusa, non c’è alleanza strutturale con il Pd».

Però è difficile convincere gli amanti della fine di un rapporto e così Nicola Zingaretti continua: «I Cinque stelle hanno avuto un dibattito che rispetto e mi spiace si sia esaurito nella testimonianza delle proprie idee. Chi vuole vincere sostiene i candidati delle alleanze che sostiene il Pd. Ma questa è più di una opinione, è un dato di fatto».

E nemmeno Luigi Di Maio si arrende: «Voglio favorire la nascita di una generazione di amministratori del M5S che sappiano governare anche in coalizione, e allora serve un tavolo nazionale con il Pd per ragionare sulle Comunali del 2021».

Pd e M5S quindi andranno divisi per queste elezioni regionali, ma sono pronti a giurarsi amore già per il prossimo anno. Appunto, come accade agli amori d’estate con la promessa di rivedersi l’anno venturo: ci siamo voluti bene, è stato bello ma adesso ognuno riprende la sua vita. Ci vediamo il prossimo anno ma nel frattempo non farò che pensare a te. Appunto c’eravamo tanto amati.

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