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Conte trattiene il fiato sullo scostamento di bilancio. Saranno decisivi i senatori a vita?

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Il premier Conte incassa il prolungamento dello stato di emergenza al 15 ottobre. Oggi alla Camera

Buona la prima. Giuseppe Conte incassa il via libera dal Senato (oggi si replica alla Camera) al prolungamento dello stato di emergenza fino al 15 ottobre. Chiaramente bisognerà attendere il voto di Montecitorio perché sia definitivo, ma il passaggio più delicato era quello di Palazzo Madama, dove notoriamente i numeri sono risicati. E infatti la maggioranza si ferma a 157, tre lunghezze sotto la maggioranza assoluta che è quella che servirà oggi per approvare lo scostamento di bilancio.

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Giorgia MeloniComunque sia il premier Conte tira un sospiro di sollievo anche se le polemiche non sono mancate. Se Conte ha difeso la legittimità del provvedimento, rispedendo al mittente le accuse di deriva autoritaria, il Centrodestra ha attaccato a testa bassa con Giorgia Meloni per la quale l’emergenza «serve al governo a occuparsi della salute non dei cittadini ma dei ministri e del presidente del Consiglio, che sanno che fino a quando c’è l’emergenza la gente spaventata si stringe attorno al Capo del Governo e consente al governo di fare norme in libertà, scavalcando il Parlamento».

E Matteo Salvini che rivolgendosi in Aula direttamente a Conte ha detto: «Lei sta mentendo all’Italia e agli italiani. Si può prorogare lo stato di emergenza? La risposta è negativa perché non c’è uno stato di emergenza. L’unico stato di emergenza è quello della maggioranza (minoranza nel Paese) che non sa dove sbattere la testa».

Questo, quindi, il clima che troverà oggi la maggioranza a Palazzo Madama quando chiederà il via libera allo scostamento di bilancio. La richiesta è per 25 miliardi che saranno impiegati per un decreto legge, dl Agosto, che per sommi capi sembra già definito e che potrebbe vedere la luce già in questa settimana. Ma il condizionale è d’obbligo perché tutti gli occhi sono puntati sul pallottoliere del Senato che dovrà segnare 160 per consentire il via libera allo scostamento.

Vitalizi Senato
L’aula del Senato
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Infatti, il regolamento prevede la maggioranza assoluta dei componenti e appunto 160 senatori. Mancano perciò alcuni senatori all’appello. ‘Radio Senato’ racconta che da qualche giorno è in atto un forte pressing sui senatori a vita, oggetto di insistenti telefonate per convincerli a presenziare alla seduta e votare. Ma l’interlocuzione non si ferma ai senatori a vita e continua con il Centrodestra, in particolare con Forza Italia.

Sempre secondo ‘Radio Senato’ una parte del gruppo non sarebbe d’accordo a votare contro lo scostamento, disponibile a dare una mano alla maggioranza per superare questo difficile momento. E in questo senso anche qualche senatore è stato beccato con cellulare alla mano e all’orecchio intento nell’assicurare un provvidenziale intervento qualora la situazione per la maggioranza dovesse farsi difficile in Aula.

Centrodestra
Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini a Roma

In realtà ufficialmente la posizione del Centrodestra, certificata ieri da un incontro tra Salvini, Meloni e Tajani è di chiusura. O meglio, come è trapelato al termine del vertice, il Centrodestra è unito e la decisione finale dipenderà «dagli impegni che prenderà il governo rispetto alle proposte avanzate». E in serata dagli schermi del Tg4 Giorgia Meloni ribadisce: «Faremo al governo una proposta puntuale di tutto il centrodestra. Se la nostra proposta verrà accolta bene, altrimenti lo scostamento di bilancio se lo votano da soli. Non voteremo più nulla a scatola chiusa».

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Matteo Salvini, invece, ha chiamato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per esprimere «sconcerto e preoccupazione per la volontà del governo di prolungare lo stato di emergenza in assenza di giustificazioni sanitarie e giuridiche a supporto della scelta»; per «l’aumento esponenziale degli sbarchi di queste settimane»; ma soprattutto per «l’ennesimo mancato coinvolgimento dell’opposizione sul decreto economico in votazione domani».

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Il Centrodestra attenderà il discorso di Conte questa mattina alla Camera per valutare il da farsi, nella speranza che a Montecitorio il premier dimostri una maggiore sensibilità e volontà di coinvolgimento. Quella che non ha mostrato a Palazzo Madama. E dopo il Centrodestra prenderà la sua decisione tra cui anche quella di un’astensione sul voto allo scostamento di Bilancio (ad esempio uscendo dall’Aula al momento) anzichè un voto contrario che potrebbe risultare più difficile da spiegare ai cittadini, ma lasciando comunque alla maggioranza il compito di trovarsi i 160 senatori.

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Nel frattempo però il premier Conte va avanti per la sua strada. Ieri in serata ha convocato la prima riunione del Ciae per avviare il lavoro sul Recovery Plan. Alla riunione Conte ha spiegato che «si lavorerà anche ad agosto, abbiamo tempi strettissimi. Non partiamo da zero, abbiamo un piano di rilancio già elaborato a livello di ministri e di forze di maggioranza. Abbiamo presentato il piano alla consultazione nazionale a Villa Pamphili. Dobbiamo partire non da zero ma da quel programma».

L’obiettivo è «presentare i progetti entro il 15 ottobre 2020 in modo da poter aspirare alla possibilità di prefinanziamento del 10 per cento che è stata predisposta appunto per chi li presenta in questa prima finestra temporale».

E riguardo il ruolo del Parlamento? Su questo Giuseppe Conte è stato molto chiaro: «Ci predisponiamo a interloquire con il Parlamento, nella consapevolezza che la responsabilità nell’elaborazione dei progetti e nel perseguire il disegno di politica economica e sociale del Paese spetta al Governo. Programma di tale portata che è giusto il pieno coinvolgimento del Parlamento. L’interlocuzione sarà sostanziale e non solo formale».

Intanto Conte nel corso della riunione ha annunciato che il Comitato sarà affiancato, per la gestione dei fondi europei, da una task force tecnica composta dal Comitato tecnico di valutazione – già previsto dal decreto istitutivo del Ciae – e da una cabina di regia parallela, presumibilmente con membri scelti anche dagli enti locali.

Insomma, ritorna lo spettro delle task force mentre sembra ormai tramontata l’ipotesi di una Bicamerale visto che i tempi stretti, richiamati proprio da Conte, la escluderebbero. Si punterebbe, perciò, su normali commissioni monocamerali. Ma anche qui ci sono molti dubbi, soprattutto politici. Infatti, ci si chiede come sarà possibile avviare queste due commissioni se fino ad ora non è stato possibile rinnovare le presidenze di quelle esistenti per la mancanza di un accordo politico?

Dalla capigruppo della Camera ieri è anche giunta la notizia che lo strumento parlamentare per dare indicazioni al governo su come utilizzare le risorse del Recovery Fund verrà deciso la prossima settimana. Quindi bisognerà attendere un’altra settimana per fare chiarezza, il che significa altro tempo perso che non potrà non far piacere a Conte il quale, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non ha intenzione di condividere le scelte sul Recovery Fund. Men che mai con l’opposizione di Centrodestra.

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