Oggi più che mai a Napoli e al Sud mancano Eduardo De Filippo e le sue istantanee sulla realtà

Eduardo de Filippo in una scenda di 'Il sindaco del rione Sanità'
Una scena di ‘Il sindaco del rione Sanità’

Ma quanto manca oggi all’Italia e soprattutto al Mezzogiorno una figura come Eduardo De Filippo? A 120 anni esatti dalla sua nascita? A prima vista potrebbe sembrare una domanda consumata, una di quelle confezionate, fatte apposta per commemorare e che all’occorrenza si tirano fuori.

Ma non è questo il caso. Anzi in un momento così difficile, in cui il governo non sembra accorgersi che il Mezzogiorno rischia di scivolare sempre più in basso, in assenza di una visione e con i fondi che progressivamente si riducono a favore di altre zone del Paese, si avverte forte la necessità di avere figure autorevoli, proprio come quella di Eduardo De Filippo, che sappiano parlare ed esprimere il disagio di un popolo.

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Sbaglia però chi pensa che si tratti semplicemente di una questione di soldi, perché il Sud non ha bisogno di risorse o quantomeno non soltanto di quelle, ma piuttosto di una buona politica.

Perciò per tornare alla domanda iniziale, quanto manca Eduardo De Filippo? Tantissimo a questo Mezzogiorno ma soprattutto alla sua Napoli. Manca la sua lezione di vita, le sue denunce che tanto davano fastidio, tanto da renderlo un incompreso tra gli ingrati.

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Adda passà ‘a nuttata diceva Eduardo De Filippo, ma quanno passa sta nuttata?

Chi non ricorda l’allarme lanciato per il terremoto dell’Irpinia o prima ancora il suo atto d’accusa verso una Napoli sedotta e abbandonata in Napoli milionaria. Ancora oggi continuerebbe a ripeterci che ‘adda passà ‘a nuttata’; una nuttata che, come lui stesso disse con le macerie ancora calde del terremoto dell’80, non passa mai.

E fu sempre Eduardo De Filippo in quei giorni immediatamente successivi a guardare lontano lanciando un allarme sui soldi, tanti, che in quelle settimane stavano affluendo per sostenere la ricostruzione. Avvertì, consigliò che bisognava depositarli, casomai nelle mani di un notaio, per utilizzarli soltanto al momento della ricostruzione e sulla base dell’effettiva esigenza.

Eduardo De Filippo Napoli Milionaria
Una scena di Napoli milionaria con Eduardo De Filippo

Non accadde nulla di tutto questo e anzi sappiamo come andò a finire allora. La camorra, la politica e il peggio dell’imprenditoria si tuffarono sul quel fiume di denaro. E ancora oggi c’è chi vive nei prefabbricati pesanti, pensati per essere temporanei e che invece sono divenuti definitivi. E quello che adesso ci attende non è un nuovo post terremoto? E quelle che dovremo spostare non sono macerie, anche se soltanto morali ed economiche? E come negli anni ’80 il Sud e Napoli continuano a mancare di un progetto, di una buona politica e non soltanto di soldi.

Ad esempio, non era necessaria l’elemosina di Stato del reddito di cittadinanza, che è servita soltanto ai giornaloni del Nord per riproporre la loro lezione lombrosiana sulla superiorità settentrionale e sul loro senso del dovere. C’era bisogno di lavoro, di opportunità, di occasioni di investimento affinchè fosse possibile dare un futuro a quei tantissimi giovani, che in quel dedalo di vicoli della Napoli più povera si perdono.

Eduardo De Filippo sarebbe tornato a parlare a loro, come fece nel suo unico intervento da senatore a vita quando richiamò l’attenzione sui giovani detenuti di Nisida. E probabilmente anche in questa occasione avrebbe detto che loro sono ‘la vera vittima’. Non avrebbe soltanto puntato il dito contro i tanti Ugo (ricordate il ragazzo di 15 anni ucciso da un carabiniere a Napoli?) che affollano le vie di Napoli.

Eduardo De Filippo in De Pretore Vincenzo
Eduardo in una scena di De Pretore Vincenzo

Non avrebbe partecipato al processo mediatico ma avrebbe cercato di capire le ragioni del disagio e senza assolvere o giustificare nessuno avrebbe ribadito che questi sono «la vera vittima» come i loro padri, i loro fratelli, i loro zii, i loro nonni e chissà chi altro ancora. E questo perché come per De Pretore Vincenzo «si voglio fa na vita onesta e nisciuno m’aiuta, che me resta? Industrializzo la disonestà».

Certo, non sono mancati governanti nazionali provenienti dal Sud e allora qualcuno potrebbe dire: perché non avete sfruttato quell’occasione? Perché non vi siete rimboccati le maniche ed aiutati da soli? Ed ecco che nuovamente Eduardo De Filippo avrebbe saputo trovare la risposta più giusta, perché «l’ignoranza è un titolo di rendita. Mettetevi un ignorante vicino e campate bene per tutta la vita». Insomma, è più comodo distribuire i soldi, fare clientelismo piuttosto che insegnare a come creare risorse e produttività.

La verità è che a «Napule ogneduno ha studiato pè vedè comm’ avèven’ ‘anguaià! Per progetto, con la malafede, con l’arma che si vede e non si vede, con la calunnia e con la falsità». E il governo «non risolve niente. S’imbrogliano cu’ e legge pure loro: nun c’è che fa, s’hanno mparato ‘o coro ch’ a Napule se vene pè cantà. ‘O peggio surdo è chi nun sente apposta».

Senza dubbio Vittorio Feltri commenterebbe tutto ciò come «il solito piagnisteo napoletano». Ma anche stavolta Eduardo De Filippo saprebbe rispondergli perché “’o paese nuosto nun porta na bon’ annummenata. E’ una disgrazia… Appena sentono: ‘napoletano’, già se mettono in guardia. Pecchè è stato sempre accussì. Quando succede nu furto di abilità, di astuzia dint’ a n’atu paese d’ ‘o munno, pure si è ammentato pe’ fa ridere, se dà per certo, e se dice ca s’è a Napule».

Ecco perché oggi più che mai ci manca Eduardo De Filippo.

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