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Il governo approva il decreto Rilancio. Per Conte è la prova d’appello. Anzi, l’ultima spiaggia

Più di un mese. Tanto c’è voluto perché il governo approvasse il decreto Rilancio, quello che sarebbe dovuto essere il decreto Aprile, e che dopo il Cura Italia e il Liquidità imprese avrebbe dovuto dare la spinta verso la ripresa, superando la crisi innescata prodotta dall’epidemia di Covid-19. Alla fine, quindi, la maggioranza è riuscita a trovare la quadra, dopo che era stata in bilico per giorni a causa in particolare della sanatoria degli immigrati per i lavori agricoli.

C’è voluta la mediazione del premier Conte ma probabilmente il convincimento che una crisi di governo in questo momento non sarebbe convenuta a nessuno. Gli scenari sono ancora troppo prematuri e un piano B non c’è ancora. Lo ha spiegato bene ieri Verderami dalle colonne del Corriere della Sera, la crisi è già iniziata ma si tratta di una consunzione lenta fino a che la maggioranza non imploderà definitivamente.

Per ora il governo porta a casa il decreto Rilancio. Un provvedimento che come spiega il premier Conte nel corso di una conferenza stampa affiancato da 4 ministri, uno per forza politica, Gualtieri, Patuanelli, Bellanova e Speranza, è «un testo complesso con oltre 250 articoli: 55 miliardi, come due manovre, due leggi di bilancio». Da qui il tempo impiegato per vararlo ma, spiega Conte «posso assicurarvi che non abbiamo impiegato un minuto di più di quello strettamente necessario per un testo così complesso».

E infatti il decreto Rilancio è ampio e articolato con risorse spalmate su tanti settori al punto che secondo alcuni sarebbero stato meglio concentrarsi su dove e come intervenire, evitando di produrre un decreto senza una sua organicità. E c’è già chi si è spinto oltre nell’analizzare e criticare questo provvedimento, spiegando che mancherebbe di un’anima e cioè di una linea economica limitandosi piuttosto ad un elenco di richieste delle singole forze politiche su cui l’impegno è stato quello di trovare le risorse adeguate.

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L’esempio che viene fatto è quello del settore agricolo rispetto al quale si è puntato soprattutto sulla regolarizzazione dei migranti, bandierina pretesa da Italia Viva, ma senza prevedere incentivi significativi alle singole imprese o cooperative, oppure evitando di introdurre i voucher richiesti proprio dagli operatori di settore e che più che della messa in regola avrebbero dato risposte alla richiesta di mano d’opera.

Un decreto Rilancio che manca di una visione di Paese e di come uscire dalla crisi

Un decreto Rilancio che come la sua maggioranza mancherebbe perciò di una visione di Paese e soprattutto di come uscire dalla crisi, aggrappandosi all’improvvisazione e coprendo le sue falle con una comunicazione ossessiva ed eccessiva. Uno schema di gioco che potrà reggere fino a quando terrà l’ordine sociale.

Torniamo però al decreto. Si parte dal rifinanziamento della Cig ma con l’impegno di accelerare la distribuzione delle risorse. Poi l’indennità per gli autonomi che sarà automatica e sempre di 600 euro per la mensilità di aprile, mentre la terza salirà a mille euro ma per i più danneggiati.

Un secondo settore di interventi riguarda le famiglie che dinanzi alla ripresa si trovano con il problema delle scuole ancora chiuse. Ecco allora congedi, bonus babysitter e centri estivi. Incentivato anche lo smart working per chi non ha a casa mamma o papà.

Per il settore della scuola previste 16mila nuove assunzioni con fondi finalizzati alla ristrutturazione degli impianti oltre la sanificazione e pulizia di quegli impianti che apriranno i battenti per la prova di maturità.

Altro capitolo il turismo, settore dal quale si alza forte il grido di dolore. Qui il governo ha previsto un pacchetto di misure che prevedono tra le altre cose lo stop alla prima rata Imu, il tax credit per chi sceglierà le vacanze in Italia e un buono fino a 500 euro per le famiglie con Isee fino a 40mila euro, da spendere in parte nelle strutture ricettive e in parte da scontare dalle tasse. Su questo punto il premier ha anche voluto chiarire che non saranno accettati dall’Italia «accordi bilaterali all’interno dell’Ue che possano creare corridoi privilegiati: nell’ultima conversazione con Ursula von der Leyen ho posto questo tema: sarebbe la distruzione del singolo mercato».

Poi la parte riguardante gli aiuti alle imprese. Su tutto lo stop del pagamento dell’Irap del mese di giugno, insieme a 6 miliardi di ristori a fondo perduto per le aziende sotto i 5 milioni di euro. Per quelle più piccole invece sono previsti anche sconti sulle bollette. Sospese poi plastic e sugar tax, rinviate al 16 settembre le scadenze fiscali.

Infine, spazio anche agli incentivi green con rafforzamento dell’ecobonus e sismabonus fino al 110 per cento se i lavori consentiranno il miglioramento dell’efficienza energetica. Per quanto riguarda la mobilità arrivano anche rimborsi degli abbonamenti ai mezzi pubblici e fondi per le aziende del trasporto locale.

Nel decreto confermata la sanatoria dei migranti, sulla base dell’accordo siglato domenica sera ma con qualche piccola variante per venire incontro alle richieste del M5S. Una misura annunciata da una commossa Teresa Bellanova che ha spiegato: «Per la mia storia è un punto fondamentale e mi riferisco all’articolo 110 bis. Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Da oggi vince lo Stato perché è più forte della criminalità e del caporalato».

Commozione che ha ricordato quella della ministra Elsa Fornero e che ha incassato le critiche di Giorgia Meloni: «Centinaia, forse migliaia di italiani in queste settimane hanno pianto, magari di notte, di nascosto dai loro figli, schiacciati dalla disperazione per aver perso tutto, o per timore di perdere tutto. Aspettando un aiuto che non è arrivato mai». E per concludere: «Stasera il ministro Bellanova si è commossa. Ma per la regolarizzazione degli immigrati. Io sinceramente sono basita». Polemico anche il predecessore della Bellanova al ministero delle Politiche Agricole, Gianmarco Centinaio che ha detto: «Un ministro che si commuove per aver ottenuto la regolarizzazione di clandestini mentre tanti lavoratori ancora oggi aspettano una concreta forma di sostegno è il mondo all’incontrario».

Ma sulla questione delle regolarizzazioni proprio il premier ha voluto precisare: «Se ci abbandonassimo alle comparazioni, credo che i governi di centrodestra abbiano regolarizzato 877mila migranti, quelli di sinistra oltre 500mila. Se sono numeri sbagliati chiedo preventivamente scusa. Ma non è un problema di numeri, è di sostanza».

La parola adesso passa al Parlamento, in particolare alla Camera dove il provvedimento inizierà l’esame anche se già si teme l’ingorgo con il Liquidità imprese che è ancora in discussione in Commissione e in attesa del voto degli emendamenti. Un passaggio in Parlamento su cui lo stesso Conte ha voluto precisare: «La parola va ora al Parlamento, con le forze di maggioranza ma anche con il contributo delle forze di opposizione mi auguro che questo decreto potrà essere anche migliorato». Un appello alle forze di centrodestra che in realtà già in altre occasioni il premier aveva fatto e che poi si era rivelato un ballon d’essai.

Opposizione a parte è chiaro che questo decreto è dirimente per il futuro di Conte e del suo governo. Dopo due decreti che finora non sembrano aver prodotto risultati apprezzabili, il decreto Rilancio è la prova d’appello per invertire la tendenza. La protesta sociale sta montando sulla base del fatto che i miliardi promessi non sono mai arrivati. Ecco perché ora Conte non può permettersi passi falsi. Con un Pil in profondo rosso, con una disoccupazione galoppante e con le agenzie di rating pronte a declassarci spedendoci all’inferno, il decreto Rilancio rappresenta davvero l’ultima spiaggia per Conte.

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