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Dopo 67 giorni di epidemia Conte visita la Lombardia. Centrodestra: le passerelle non servono

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Il giorno dopo l’annuncio in conferenza stampa del premier Conte, è la Fase 2 a tenere banco per tutta la giornata. Fino all’improvvisa visita del presidente del Consiglio in Lombardia. Un tour non casuale ma nella regione che più di tutte ha subito il peso dell’epidemia, sia in termini di deceduti e sia dal punto di vista economico. E non a caso proprio dalla Lombardia sono arrivate le richieste più pressanti per aprire tutto e tornare alla normalità.

Maffoni, sindaco di Orzinuovi: «Conte alle 22.30? Era meglio se stava a casa»

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Una visita che gli esponenti locali del Centrodestra però non hanno accolto positivamente, come il sindaco di Orzinuovi (Comune del bresciano tra i più colpiti dall’epidemia) Gianpietro Maffoni che sbotta: «Il primo caso di Covid in Lombardia risale al 21 febbraio. Oggi è il 27 aprile e da quella data sono passati 67 giorni. In Lombardia sono morte più di 13.000 persone e se un Premier decide di venire sul nostro territorio alle 22.30 di sera per poi fermarsi qualche minuto forse è meglio che non venga direttamente».

Ma anche dalla Lega le reazioni non sono positive con i sindaci dei territori bergamaschi e bresciani che tagliano corto: «Siamo delusi e sconcertati, ancora una volta il governo mostra indifferenza e poca considerazione per i comuni più colpiti dal Covid. Ci hanno lasciato soli nella gestione dell’emergenza e continuano a farlo anche ora. Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa che il premier verrà stasera a Bergamo e Brescia e non siamo nemmeno stati avvisati. Ancora una volta nessuna considerazione per i territori: a noi le passerelle non servono…».

Un’accoglienza che certamente Conte si attendeva, ma la visita non puntava a creare un clima di concordia nazionale. Puntava, piuttosto, a consolidare lo storytelling di Casalino, cucendo su Conte l’abito di un novello Churchill capace di prendere decisioni importanti e dure nell’ora più buia. E infatti il premier ribadisce che «non ci sono le condizioni per tornare alla normalità» e che «sarebbe irresponsabile affrontare dopo tante rinunce e sacrifici la fase due in modo sconsiderato».

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Insomma, un padre della Patria che guarda anche ai più piccoli per i quali «stiamo studiando un piano per l’infanzia, delle misure oltre a quelle contenute nel decreto ‘Cura Italia’ per cercare di sostenere le famiglie, perchè ci rendiamo conto delle difficoltà di avere i figli a casa che non vanno a scuola. E’ un fatto su cui le famiglie non erano preparate ed è un’emergenza». Ed a chi continua a puntare il dito contro il prolungamento delle misure di lockdown ribatte: «Sono misure studiate per alleviare le sofferenze anche psicologiche che tutti stiamo affrontando ma questo non significa che noi buttiamo a mare tutti i sacrifici fin qui fatti. Dobbiamo continuare ad agire in modo responsabile».

Pd fra i marosi e M5S ragiona sul testacoda del Mes

In effetti, al di là del racconto contiano, la realtà si mostra molto più complicata ed articolata. A partire proprio dalla maggioranza che come un mare in superfice calmo, sottacqua è attraversato da forti correnti. Il Pd, ad esempio, al termine della riunione della segreteria politica con Zingaretti e Gualtieri ha diffuso una lunga nota dove risalta in particolare un passaggio che suona quasi come disappunto: «la necessità di dare “un’anima politica” a questa nuova fase che si apre in un contesto drammatico ma che può e deve diventare un’occasione di profondo rinnovamento».

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Sul fronte M5S, invece, ci si lecca le ferite dopo il testacoda sull’odg anti-Mes di Fratelli d’Italia. Oggi Vito Crimi è tornato a parlare e senza citarli ha puntato il dito contro Salvini e Meloni, spiegando che «in una situazione eccezionale come quella che sta vivendo il Paese, una politica autorevole di qualunque colore ed orientamento non debba scontrarsi sul merito delle misure che si è scelto di adottare. Dovrebbe invece discutere di come attuarle, queste misure, e di come renderle le migliori possibili in questo momento». Quindi toni bassi, il miglior modo per buttarsi alle spalle un fine settimana difficile.

Giorgia Meloni: «Gli italiani senza soldi»
Matteo Salvini pensa a iniziative di protesta

E dall’opposizione Giorgia Meloni batte il tasto sul problema economico evidenziando che «moltissimi italiani non hanno preso lo stipendio il 27 marzo e moltissimi non hanno soldi da parte, anzi arrivano a mala pena a fine mese. Abbiamo proposto di dare subito, a tutti quelli che hanno perso la fonte di reddito e sono senza soldi, direttamente sul conto corrente 1000 euro. Ci hanno deriso. Oggi molti italiani sono in gravissima difficoltà. Il Governo spieghi a loro perché le misure messe in campo non hanno funzionato».

Mentre Matteo Salvini pensa a iniziative di protesta, come quella di di aderire a richieste di uscire di casa, rispettando la norma, chiedendo a nome degli italiani di ridarci la possibilità di tornare a lavorare. «Non farò una manifestazione alla vecchia maniera, magari andremo in piazza con un foglio con scritto libertà, senza simboli».

Intanto oggi inizia in Parlamento ufficialmente l’esame del Def con le audizioni e per domani pomeriggio è previsto l’approdo in Aula. Ma il clou sarà giovedì quando oltre al voto definitivo su Def e scostamento di bilancio è prevista l’informativa del premier Conte. E sicuramente ne sentiremo delle belle.

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