Cuore ‘bruciato’ ma trapiantato: l’ospedale Monaldi sospende due chirurghi

L’Azienda dei Colli: «Vicini alla famiglia, piena collaborazione»

Sospesi dall’equipe che si occupa dei trapianti, in via cautelativa, due chirurghi, dopo il caso del bambino di 2 anni a cui sarebbe stato impiantato un cuore ‘bruciato’ durante il trasporto dall’ospedale di Bolzano a Napoli. È questa la decisione della direzione del Monaldi, che ha stabilito, comunque, che i due restino in servizio in attesa che le indagini facciano il loro corso e si chiarisca l’accaduto.

Il cuore destinato al piccolo sarebbe stato danneggiato dal contatto con il ghiaccio secco utilizzato per il trasporto, invece del ghiaccio normale previsto per la conservazione degli organi. Un errore che avrebbe compromesso l’organo rendendolo inutilizzabile già prima dell’arrivo a Napoli, secondo quanto emerso nelle ricostruzioni finora disponibili.

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È su questa fase che si concentrano gli accertamenti, anche per verificare se e quando sia stata rilevata l’alterazione delle condizioni del cuore e quali informazioni siano state trasmesse all’equipe chiamata a eseguire il trapianto.

Il trapianto e la richiesta di chiarimenti alla Procura

Secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia del bambino, dalla madre del piccolo è emerso che l’intervento sarebbe stato comunque portato a termine dopo l’espianto dell’organo da sostituire, nonostante il cuore destinato all’impianto fosse già inutilizzabile.

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«C’è da capire che cosa è avvenuto nella sala operatoria del Monaldi: ai genitori del piccolo è stato spiegato che il trapianto non era saltato, che anzi era stato effettuato, facendo riferimento al nuovo organo impiantato ma che c’erano stati dei problemi col cuore nuovo. Ma se quel cuore era compromesso, perché è stata presa quella decisione?», spiega il legale. Alla luce di queste circostanze, Petruzzi ha chiesto alla Procura di Napoli di accertare quanto accaduto e ha annunciato un’integrazione della querela già presentata, alla luce delle novità emerse dagli articoli di stampa.

Le verifiche interne e le condizioni del bambino

Sulla vicenda è intervenuta l’Azienda Ospedaliera dei Colli, di cui il Monaldi fa parte, con una nota ufficiale diffusa nei giorni scorsi: «In merito alle notizie di stampa diffuse negli ultimi giorni relative al trapianto di cuore pediatrico effettuato in data 23.02.2025 la Direzione Generale rende noto di aver disposto sin da subito tutte le verifiche necessarie finalizzate a ricostruire in modo puntuale l’intero percorso clinico-terapeutico-assistenziale e ad individuare eventuali criticità o responsabilità».

«L’Azienda esprime la propria più sincera vicinanza e solidarietà alla famiglia del piccolo paziente, condividendone il dolore e assicurando il massimo impegno per fare piena chiarezza sull’accaduto. In via cautelativa, gli operatori direttamente coinvolti sono stati sospesi da ulteriori attività trapiantologiche ed è sospeso temporaneamente l’inserimento in lista trapianti di nuovi pazienti. L’Azienda Ospedaliera dei Colli conferma la piena collaborazione con le autorità competenti e rinnova l’impegno a garantire i più elevati standard di sicurezza, qualità e trasparenza finora assicurati nell’assistenza sanitaria».

Parallelamente alle verifiche interne, sono in corso le indagini della Procura di Napoli e quelle avviate a Bolzano, dove è stato effettuato l’espianto dell’organo, e che ha inoltre disposto un audit interno per ricostruire tutti i passaggi della vicenda.

Le condizioni del bambino

Il bambino resta collegato a un macchinario che lo mantiene in vita, in attesa di un nuovo cuore. Le sue condizioni, riferisce l’avvocato della famiglia, sono in netto peggioramento, fino alla soglia del coma farmacologico. «Noi chiediamo alla Procura di Napoli di accertare quanto avvenuto. Alla mamma è stato detto che è stato impiantato il cuore inutilizzabile. Perché?. Dobbiamo solo sperare in un miracolo, che arrivi un cuore da impiantare. Il bambino è legato da 50 giorni ad un macchinario, le condizioni degli altri organi rischiano di essere compromesse. La nostra priorità, in questo momento, prima ancora di sapere cosa è successo è quella di un nuovo trapianto».

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