Paolo Caiazzo: «Dover far ridere è una condanna meravigliosa»

Il comico a ilSud24: «C’è un ritorno al bisogno di vivere le emozioni»

Dalla gavetta ai palcoscenici teatrali, passando per una carriera costruita con talento e determinazione. L’attore e comico napoletano Paolo Caiazzo, oggi tra i volti più apprezzati dal pubblico, si è affermato grazie a una verve inconfondibile. In un’intervista rilasciata a ilSud24, racconta le tappe fondamentali del suo percorso artistico e l’evoluzione di una carriera in costante crescita.

«Ho iniziato come molti, divertendomi con gli amici nel teatro amatoriale», spiega «Poi ho sentito il bisogno di affinare la tecnica frequentando un corso di teatro. Solo dopo è arrivato il cabaret, prima dal vivo e poi in televisione. Il grande pubblico mi ha conosciuto attraverso il cabaret, ma artisticamente mi sono formato in teatro».

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Il live rappresenta per l’attore una palestra fondamentale. «Il confronto diretto col pubblico è immediato», afferma. «C’è un feedback istantaneo e questo ti obbliga a limare ciò che hai scritto e come lo interpreti sera dopo sera. È il bello e il brutto del nostro mestiere, anzi forse solo il bello».

L’arte di far ridere per Paolo Caiazzo

Secondo Caiazzo, il modo di far ridere non è mai realmente cambiato. «Le modalità non cambiano nei secoli», sottolinea. «Devi sorprendere chi ti ascolta, spiazzarlo o portarlo a rivedersi in un suo comportamento, in una mania o in una fobia. È sempre complicato accendere la risata, ma quando ci riesci la soddisfazione è enorme».

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Il tema della libertà espressiva resta centrale nella sua riflessione. «Sul palco dal vivo mi sento libero di dire quello che penso», spiega. «Quando invece utilizzi strumenti di grande diffusione come la televisione o il web devi rendere conto alle persone che ti ascoltano. Ci sono cose che fuori dal live possono essere fraintese». E aggiunge, citando Massimo Troisi: «Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu».

Il teatro, per Caiazzo, resta insostituibile. «Il live è fatto di vibrazioni», dice. «Tutto ciò che è assistere a uno spettacolo dal vivo regala emozioni diverse. Non a caso il teatro è ripartito alla grande: c’è un ritorno al bisogno di vivere le emozioni».

Dopo tanti anni di carriera, ciò che continua a entusiasmarlo è sempre il suono della risata. «È un’adrenalina, quasi una droga», confessa. «Noi comici siamo condannati a far ridere, ma è una bella condanna». La vera soddisfazione arriva quando riesce a fare di più: «Quando riesco a far passare un pensiero nascosto dietro una battuta, allora sono contentissimo».

I programmi futuri

In questo periodo Caiazzo è in tournée con lo spettacolo “Un ponte per due”, insieme ad Antonello Costa, ambientato in Inghilterra, sul Tower Bridge. «Raccontiamo in modo comico la disperazione di due connazionali», spiega, «che decidono di compiere un gesto estremo ma finiscono per farsi compagnia, raccontandosi le loro disavventure. Il pubblico ride e spesso si rivede nelle difficoltà familiari ed economiche».

A breve l’attore tornerà anche con “Promessi suoceri”, lo spettacolo debuttato lo scorso anno al Teatro Troisi. Ma scegliere un lavoro a cui è più legato non è possibile. «Quando crei tu, sono tutti figli», afferma.

Guardando al futuro, Caiazzo confessa un desiderio. «Più cresci e più diventi malinconico», dice. «Ami la battuta amara, quella che nasconde un retropensiero. Forse oggi mi piacerebbe interpretare un personaggio non propriamente comico ma amaro».

Infine, uno sguardo al passato. Caiazzo spiega che lui non crede a chi dice che non ha né rimorsi né rimpianti e se incontrasse il Paolo ventenne. «Gli direi di andare avanti tranquillo e di prendere tutte le botte che precedentemente ha preso», conclude. «Anche quelle ti formano».

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