A Torre Annunziata la burocrazia divora anche l’innovazione

In fumo un finanziamento per l’acquisto di un ecocompattatore

C’è una parola che torna, insistente, quando si prova a ricostruire la vicenda del progetto MangiaPlastica a Torre Annunziata: tempo. Il tempo concesso e non usato, il tempo perso tra uffici e procedure, il tempo che ora sembra mancare mentre si prova a rimettere insieme i pezzi.

Il Comune di Torre Annunziata aveva ottenuto un finanziamento ministeriale di 26.840,00 euro destinato all’acquisto di un ecocompattatore ad alta capacità, una di quelle macchine che trasformano le bottiglie in plastica in materiale pronto per il riciclo, riducendo volumi, costi e passaggi. Uno strumento concreto, non uno slogan. Eppure, quel finanziamento è stato revocato. Motivo formale: il mancato utilizzo entro i termini previsti. Fin qui i fatti, nudi.

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Un meccanismo che si inceppa

Ma è quando si prova ad andare oltre che la storia si complica. Perché un’amministrazione che riceve risorse dedicate, già finalizzate, già assegnate, non arriva all’acquisto? Dove si è inceppato il meccanismo? In quale stanza, su quale scrivania, la pratica ha smesso di muoversi? Non parliamo di un progetto sperimentale o di un’idea campata in aria: l’ecocompattatore era pensato per rendere più efficiente la filiera della raccolta differenziata, ma anche per generare un ritorno economico per l’ente, grazie ai sistemi di conferimento e ai circuiti di recupero della plastica. Un doppio vantaggio, ambientale e finanziario. E proprio per questo il silenzio amministrativo pesa di più. Il sindaco Cucurullo ha confermato pubblicamente la revoca del finanziamento.

Una conferma che chiude una fase ma ne apre un’altra, più opaca. Perché se è vero che il progetto non è stato portato a termine nei tempi, resta del tutto irrisolto il nodo delle responsabilità interne. Non è chiaro se il blocco sia avvenuto a livello tecnico, politico, procedurale. Non è chiaro, soprattutto, se qualcuno abbia provato a intervenire prima che la scadenza diventasse irreversibile.

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Nel frattempo, viene annunciata la volontà di ripresentare una richiesta di fondi, sempre nell’ambito del programma MangiaPlastica. Qui la narrazione si incrina ulteriormente. Il programma ministeriale, infatti, risulta concluso nel 2024. Non sospeso, non in pausa: concluso. Su quali basi, allora, il Comune pensa di rientrare in un canale che, almeno formalmente, non esiste più?

Una questione di chiarezza e trasparenza

La domanda non è polemica, è pratica. O esistono nuove finestre di finanziamento che non sono state ancora comunicate, oppure si sta tentando di rimettere in piedi un progetto contando su margini che, allo stato attuale, non risultano visibili. In entrambi i casi, la mancanza di chiarezza non aiuta.

C’è poi un elemento più sottile, ma non meno rilevante. MangiaPlastica, negli anni, è diventato un simbolo: di buone pratiche ambientali, di innovazione possibile anche nei contesti complessi, di un’idea di amministrazione che prova a tenere insieme sostenibilità e gestione ordinaria. Quando un simbolo si sgonfia, il danno non è solo operativo. È di fiducia. Perché se un progetto così lineare si arena, cosa succede a quelli più complessi?

Se un finanziamento già assegnato viene restituito al mittente per inerzia o disorganizzazione, quale credibilità resta quando si annunciano nuove richieste, nuovi bandi, nuove opportunità? Non è una questione di colpe da distribuire a posteriori, ma di metodo. Di capacità di seguire i processi fino in fondo. Di attenzione alle scadenze, che non sono dettagli burocratici ma condizioni essenziali per trasformare le risorse in risultati.

Tanto fumo, niente arrosto

Alla fine, resta una sensazione difficile da scrollarsi di dosso: quella di trovarsi davanti all’ennesimo progetto raccontato prima di essere realizzato, e archiviato senza spiegazioni convincenti quando avrebbe dovuto diventare operativo. Fumo, appunto. Ma non perché l’idea fosse sbagliata.

Perché è mancata la sostanza amministrativa che avrebbe dovuto sostenerla. Se davvero esiste una strada per riaprire il dossier MangiaPlastica, sarà necessario percorrerla con un passo diverso. Meno annunci, più atti. Meno ambiguità, più trasparenza. Altrimenti, anche la prossima occasione rischierà di finire come questa: persa senza rumore, mentre la plastica continua ad accumularsi e le opportunità, una dopo l’altra, scivolano via.

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