Un presidio culturale dove attori e pubblico condividono lo stesso respiro
In un’epoca dominata dal consumo digitale e dalla distanza degli schermi, esiste un luogo dove il battito del cuore dell’attore e il respiro dello spettatore si fondono in un’unica frequenza. È il Teatro Magma, da oltre dieci anni un avamposto culturale che ha fatto della prossimità non solo una scelta logistica, ma una vera e propria missione artistica.
Il teatro si trova a Torre Annunziata, in via Vesuvio, e il 10 gennaio si è aperta la stagione con «Micianera».
Un atto unico, due attori, Nello Provenzano e Valeria Impagliazzo, che hanno saputo interpretare al meglio la filosofia del teatro, accompagnati dalle musiche originali dal vivo di Pasquale Ruocco. Un atto unico perfetto, secco e tagliente.
Che cos’è il Teatro della Prossimità?
Il concetto di «prossimità» al Magma non si limita alla dimensione ridotta della sala o alla distanza fisica tra palco e platea. Si tratta di una filosofia della relazione. Al Magma, il pubblico non è un osservatore passivo nel buio, ma una parte integrante dell’evento performativo.
La scelta di piccoli numeri permette una cura del dettaglio che nei grandi teatri andrebbe perduta. Il teatro diventa così un punto di riferimento per la cultura figurativa della comunità locale.
La programmazione: un flusso incandescente
Proprio come il magma che scorre sotto la superficie terrestre — e noi qui in Campania ne sappiamo qualcosa — la programmazione del teatro è sempre viva, calda e in continuo mutamento. Non si limita alla messa in scena di classici, ma spazia attraverso l’utilizzo di una nuova drammaturgia che dà spazio a voci contemporanee e testi inediti che parlano dell’oggi e, soprattutto, alla contaminazione, dove musica, danza e poesia si intrecciano per creare performance al di fuori degli schemi.
Il Teatro Magma agisce come un catalizzatore sociale. In un contesto urbano spesso frammentato, la sua esistenza garantisce un presidio di umanità. Qui la «prossimità» significa anche inclusione: accogliere chi solitamente si sente escluso dai circuiti dell’alta cultura e dimostrare che il teatro è un bene comune, necessario come l’aria. «Il teatro della prossimità è l’arte di guardarsi negli occhi senza schermi, riscoprendo che la storia di uno è, in fondo, la storia di tutti»




