Centro Direzionale di Napoli: la rivoluzione urbana firmata da Kenzo Tange

La “city” tra sogni, degrado e voglia di rilancio

Nel cuore orientale di Napoli, sorge un’area che rompe con l’immagine tradizionale della città partenopea: il Centro Direzionale Napoli (CDN). Spaziando tra alti grattacieli, assi pedonali e piazze alberate, il complesso rappresenta un progetto urbanistico di grande rilievo nell’Italia moderna. Ma chi è l’artefice di questa trasformazione? Il nome del progettista è quello di Kenzō Tange, architetto giapponese di fama mondiale che ha dato forma alla visione di una “city” moderna nel capoluogo campano. In questo articolo analizzeremo il percorso, storico, progettuale e simbolico, attraverso cui questo distretto è diventato un simbolo di modernità a Napoli.

Le origini e la scelta del progetto

Il Centro Direzionale nasce negli anni Sessanta come risposta a problemi concreti della città: Napoli era affollata, con traffico congestionato e mancanza di spazi dedicati al settore terziario. L’area di Poggioreale, all’epoca degradata e in parte industriale, fu individuata come ideale per la costruzione di un “quartiere d’affari” moderno.

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Il progetto originale prevedeva di concentrare uffici, servizi pubblici e spazi commerciali in un’unica zona, liberando così il centro storico da gran parte del traffico e delle attività amministrative. L’obiettivo era anche creare un nuovo skyline per Napoli, un simbolo della modernità urbana senza snaturare l’identità della città.

Quando fu scelto Kenzo Tange nel 1982, si volle un approccio internazionale, innovativo e funzionale. Tange propose un asse pedonale sopraelevato, separando la viabilità veicolare (sotterranea) da quella pedonale, anticipando soluzioni che oggi definiremmo “smart city”. Inoltre, l’area fu suddivisa in tre assi principali: verde, pubblico e sportivo, creando un equilibrio tra lavoro, tempo libero e natura, un concetto pionieristico per l’epoca in Italia.

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Kenzō Tange e la firma di un’architettura moderna a Napoli

Kenzo Tange (1913-2005) è stato uno degli architetti più influenti del XX secolo, capace di unire tradizione giapponese e modernismo internazionale. Il suo intervento sul Centro Direzionale di Napoli non consisteva nella progettazione dei singoli edifici, ma nell’ideazione complessiva della struttura urbana: l’organizzazione delle torri, degli spazi verdi e delle piazze, l’uso di materiali moderni come vetro e cemento armato e la valorizzazione di linee geometriche pulite.

Tange introdusse inoltre concetti metabolisti nella progettazione: flessibilità, modularità e crescita progressiva dell’area. L’idea era che il quartiere potesse evolversi nel tempo senza perdere coerenza formale. Architetti italiani come Renzo Piano e Studio De Stefano furono poi coinvolti nella progettazione di alcune torri, creando un dialogo tra la visione globale di Tange e l’interpretazione locale.

Il risultato fu il primo vero agglomerato di grattacieli dell’Italia meridionale, una novità assoluta in un contesto urbano come Napoli, dove il paesaggio era tradizionalmente dominato da edifici bassi e colline storiche. L’intervento di Tange è quindi considerato una vera e propria rivoluzione architettonica urbana.

Significato urbano e prospettive future del Centro Direzionale Napoli

Il Centro Direzionale non è solo architettura: è un laboratorio urbano, un esperimento di convivenza tra business, spazio pubblico e vita cittadina. Il quartiere ha permesso di alleggerire il centro storico di Napoli, creando un’area funzionale per uffici e servizi, ma anche luoghi di incontro, con piazze e aree verdi integrate tra i grattacieli.

Dal punto di vista simbolico, rappresenta la volontà di Napoli di dialogare con la modernità pur mantenendo la propria identità storica. L’orizzonte urbano cambia: i grattacieli si stagliano sul Vesuvio e sulla collina di Capodimonte, creando un contrasto tra antico e contemporaneo che caratterizza la città moderna.

Le nuove infrastrutture come la stazione della metropolitana progettata da Benedetta Tagliabue valorizzano ulteriormente l’area, migliorandone accessibilità e vivibilità. Si tratta di un quartiere in continuo sviluppo, che dimostra come il progetto di Tange non fosse un’opera chiusa, ma un progetto dinamico e aperto, capace di adattarsi ai cambiamenti della città e delle esigenze dei cittadini.

Le sfide attuali: degrado, abbandono e tentativi di rilancio

Negli ultimi anni il Centro Direzionale ha dovuto fare i conti con problemi sempre più evidenti di incuria e degrado. Secondo numerosi reportage, molte aree sono soggette a discariche a cielo aperto, con rifiuti ingombranti, pneumatici, secchi di vernice e detriti sparsi tra le torri, mentre il verde risulta in gran parte abbandonato.

Il sottosuolo è un altro punto critico: scale mobili distrutte, ascensori fuori uso e pavimentazioni rotte rendono alcune parti del complesso quasi “inaccessibili”, specialmente nelle ore serali. Le segnalazioni parlano di vere e proprie discariche anche sulle scale mobili, trasformate in ricettacolo per rifiuti, con conseguenti problemi di decoro e igiene.

Questo degrado ha un impatto concreto anche sul tessuto economico: molti uffici e negozi sono chiusi o in affitto, contribuendo a una sensazione di “city deserta” fuori dagli orari lavorativi. Secondo il piano del Comune di Napoli, la svalutazione immobiliare dell’area è significativa, e il rilancio passa attraverso un progetto di riqualificazione che include parcheggi, pavimentazione, rete idrica e ascensori, per un investimento stimato tra i 20 e i 30 milioni di euro.

Nonostante le difficoltà, ci sono segnali di una possibile rinascita: è in programma la trasformazione di due torri in un grande studentato da 900 posti letto, a partire dall’anno accademico 2026‑2027. Queste iniziative offrono speranza: se ben gestite, potrebbero riportare vita quotidiana nel quartiere, favorendo non solo l’attività terziaria ma anche la socialità e l’integrazione urbana.

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