Napoli, dehors sequestrato e rimosso: imprenditore si incatena

L’imprenditore: «Comportamento ambiguo del Comune di Napoli»

«Oggi mi ritrovo a dover smontare il dehors della mia attività per un provvedimento dell’autorità giudiziaria. E oggi mi ritrovo a dover guardare con incertezza al futuro della mia attività e dei miei dipendenti. Tutto a causa di un comportamento ambiguo del Comune di Napoli, che non ha adottato un piano omogeneo per la delimitazione degli spazi esterni e ha invece lasciato che ognuno si regolasse a modo proprio sulla scorta di regolamenti atavici. Ne è nata una confusione, nella quale ahimè ho sbagliato in buona fede, ma alla quale è arrivato il momento di porre rimedio per non danneggiare ulteriormente tutti gli imprenditori della somministrazione».

Con queste parole l’imprenditore Guido Guida, titolare del locale Opera Taste Factory, ha fatto sentire la sua voce in occasione della rimozione del dehors della sua attività in via Luca Giordano 145 che era stato oggetto di sequestro da parte dei vigili e di cui il gip, in sede di convalida, ha ordinato la rimozione, con ripristino di una struttura esterna più basica, consistente in un ombrellone, sedie e tavolini. Guida si è incatenato, per protesta, all’albero centrale dell’ombrellone mentre una ditta smontava le parti eccedenti. Alle sue spalle, uno striscione con su scritto: «Non siamo nemici dei cittadini, siamo amici del territorio; Non demolite i nostri investimenti e le occasioni di lavoro; Sindaco, lavoriamo insieme per tenere viva la città».

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«Un attacco da parte del Comune di Napoli»

«Io pago all’anno oltre 5mila euro di tassa per l’occupazione di 30 metri quadrati rispetto a un locale interno di 150 metri quadrati. Questo dehors l’ho messo, copiando altri, per rendere più vivibile la parte esterna. E non sono stato certamente il primo. Anzi. Molti imprenditori si sono “chiusi” interpretando i regolamenti non scritti bene. Ognuno si è “chiuso” da un suo punto di vista e il Comune è stato tollerante per diversi anni – aggiunge Guida -. Io dopo dieci anni ho preso coraggio e mi sono “chiuso”. Sento di avere subito un’ingiustizia».

L’impossibilità di disporre all’esterno di un’area chiusa ha già avuto ricadute sulla sua attività: «La situazione è gravissima. Dal 13 settembre siamo sostanzialmente chiusi. Ci siamo limitati a qualche sporadica apertura, con incassi risibili. Abbiamo avuto una flessione dell’incasso dell’80%. Abbiamo dovuto mettere in aspettativa i nostri dipendenti. Anche con i fornitori c’è stato uno stop, non abbiamo più acquistato merce».

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L’imprenditore Guido Guida spera, dunque, in una interlocuzione con il Comune perché, dice, le sue preoccupazioni sono anche quelle di altri imprenditori. «Secondo tutti gli imprenditori della somministrazione stiamo vivendo un attacco da parte del Comune di Napoli. Rimarrò incatenato fino a quando il sindaco non chiamerà me e tutti gli imprenditori del settore della somministrazione per stabilire regole chiare e capire come dobbiamo affrontare, imprenditoriralmente parlando, il futuro».

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