Camorra, il boss dirigeva estorsioni, spaccio e ritorsioni dal carcere

Antonio Ciccarelli ‘operava’ grazie al fratello e al nipote

Dal carcere, fino allo scorso mese di giugno, ha impartito i suoi ordini al clan di cui è il capo, nel parco verde di Caivano, coordinando, prima grazie al fratello Domenico, poi al nipote Ciro, le estorsioni, parte delle quali venivano usate per le sue spese legali, lo spaccio della droga e anche le ritorsioni ai danni dei rivali, alcune sfociate in omicidio.

È quanto i carabinieri di Castello di Cisterna e la Dda di Napoli contestano al boss Antonio Ciccarelli, 55 anni, arrestato nel dicembre 2014, nel confronti del quale il gip ha emesso una ordinanza per i reati di associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli stessi reati vengono ipotizzati dagli inquirenti anche a Giovanni Ciccarelli, 54 anni, fratello del boss; Ciro Ciccarelli, 31 anni, nipote del boss e agli affiliati Ciro Di Pierno, detto “Ciro o’ bit”, 27 anni e Gennaro De Marco, 55 anni.

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Per Antonio Ciccarelli, le contestazioni degli investigatori vanno dal gennaio 2012 al dicembre 2014, quando era ancora in libertà, e poi fino a giugno 2025, dal carcere dov’è detenuto. Per il nipote Ciro, invece il periodo della contestazioni va dal marzo 2020 al dicembre 2024 mentre per i restanti indagati dal marzo 2020 al gennaio 2024.

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