Piazza del Plebiscito ostaggio dei concerti: i residenti insorgono

Schifone: Comune tuteli cittadini, non interessi privati

I residenti di Piazza del Plebiscito, e dintorni, sono sul piede di guerra. Denunciano di vivere prigionieri nel cuore monumentale di Napoli, trasformato in un’arena permanente da palchi, transenne e concerti. Lamentano l’impossibilità di raggiungere le proprie case, il traffico paralizzato, il rumore assordante fino a tarda notte e la difficoltà dei soccorsi a muoversi tra le barriere. Una condizione che definiscono senza esitazioni un «sequestro».

Non si tratta soltanto delle serate con Nino D’Angelo, dell’omaggio a Pino Daniele o delle sette date di Gigi D’Alessio: il calendario è fitto, e per il secondo anno consecutivo gli abitanti denunciano di vivere un vero e proprio calvario quotidiano.

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Per chi abita nella zona, ogni giorno significa affrontare rumori fino a notte inoltrata, traffico congestionato, mancanza di parcheggi, prove interminabili che riempiono l’aria, oltre alla difficoltà per i mezzi di soccorso di raggiungere i palazzi circostanti. Una situazione che ha spinto i comitati cittadini di Chiaia a organizzare una raccolta firme: in appena due giorni sono già cinquecento le adesioni, a dimostrazione di un malessere diffuso.

L’appello

A unirsi alla protesta è stato anche Luciano Schifone, ex assessore regionale al Turismo, che ha usato parole durissime: «Anch’io ho firmato la petizione, lanciata da Antonella Stefanucci, contro l’autentico sequestro di Piazza Plebiscito che per un mese intero ha espropriato, ai napoletani ma anche ai turisti, la più bella ed iconica Piazza di Napoli. Un danno per tutta la città costretta ad uno stress di traffico ripetuto per giorni e giorni e ancor maggiore per i residenti in zona, costretti non solo al blocco del transito ma anche a subire un violento inquinamento acustico per ore ed ore tutte le sere!»

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«Il Comune – dice ancora Schifone – non può arrogarsi questo potere di privare i cittadini del diritto alla circolazione, anche pedonale, se non per emergenze di ordine pubblico, di sicurezza pubblica o straordinarie e temporanee necessità di lavori stradali. Giammai può impedire l’accesso ad un luogo urbano per un prolungato interesse privato. Ma il danno è irreversibile anche per turisti che non trovano più la Basilica di San Francesco di Paola e del suo magnifico colonnato, la cui immagine è il simbolo di Napoli diffuso in tutto il mondo. Il Sindaco fermi questo scempio e per il futuro porti maggior rispetto per il Monumento, per i cittadini e per i turisti».

Le voci dei comitati

Un appello forte, che si affianca alle voci dei comitati locali. «Vogliamo che la piazza sia liberata», ha detto Antonella Esposito, presidente del comitato Felix a Videoinformazioni per poi aggiunghere: «Piazza del Plebiscito, che è una delle piazze più monumentali della città, può essere al più utilizzata per eventi straordinari. Il sindaco nel mese di settembre ha reso la piazza un teatro con un chiarissimo cartellone ed è un peso che il quartiere e la città che è piena di cantieri e strade chiuse e rotte da buche e quant’altro non può assolutamente sopportare».

Le fa eco Linda Irace, del comitato Monte Echia: «Questo business ci vede prigionieri di una serie di eventi a pagamento che escludono nettamente il quartiere ma lo danneggiano, io sono colpita dal fatto che non ci fanno passare nemmeno». «Noi siamo praticamente ostaggio e allora voglio dire noi non siamo contro la musica, non siamo contro i concerti, non siamo contro ma siamo per una vivibilità dei luoghi» ha detto ancora a Videoinformazioni.

Concerti sì, ma con buon senso

La protesta non è contro gli artisti né contro la musica: i cittadini chiedono solo buon senso e rispetto. Sette serate di fila per un solo artista sono un’enormità, soprattutto se a pagare il prezzo sono interi quartieri. Piazza del Plebiscito è patrimonio di tutti, e non può diventare ostaggio di un cartellone che cancella il diritto alla vivibilità.

L’appello al Comune è netto: fermarsi, ripensare la programmazione e trovare soluzioni alternative che garantiscano eventi e spettacoli senza trasformare il simbolo di Napoli in una prigione a cielo aperto.

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