Il fallimento della politica: la Casa dello Studente di Scampia marcisce nell’abbandono

Pronta all’80%, chiusa al 100%: ormai è un relitto

A vederla da fuori sembra finita. Una struttura imponente, cinque piani affacciati su viale della Resistenza, a Scampia. Doveva essere la Casa dello Studente, un presidio di cultura, accoglienza e riscatto per uno dei quartieri simbolo della periferia napoletana. Oggi è solo un altro edificio chiuso, inutilizzato, un progetto iniziato e mai terminato. Lì ci siamo stati con Alfredo Di Domenico, voce e volto delle periferie napoletane, e Ciro Esposito, ex consigliere dell’Ottava Municipalità.

Proprio davanti a quell’enorme palazzone abbandonato, Di Domenico ci ha detto: «La Casa dello Studente a Scampia, con i suoi 250 posti previsti, non era solo un’opera edilizia, ma un progetto di integrazione e sviluppo. In un quartiere dove l’università è già una realtà viva e attiva, l’arrivo di centinaia di giovani da tutta Italia avrebbe rappresentato un’opportunità straordinaria: per il territorio, per l’economia locale, per la cultura».

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Continua poi Alfredo: «Ospitare studenti significa creare connessioni, alimentare il cambiamento, dare nuova linfa a una comunità che si sta lentamente liberando dai fantasmi del passato». E conclude: «Per questo lasciare abbandonata una struttura già quasi completata è inaccettabile. È l’ennesimo schiaffo al buon senso, al diritto allo studio e alla dignità di un intero quartiere che invece merita rispetto, investimenti e futuro».

Un cantiere fermo da anni

Ciro Esposito, invece, ci fa da «storico di quartiere». La Casa dello Studente è completa circa all’80%. È stata progettata nel 2006 insieme all’università, con lavori iniziati tra il 2009 e il 2010, e che avrebbero dovuto concludersi nel 2014. E invece, ad oggi, sono ancora fermi. Il programma prevedeva l’apertura della nuova sede della Federico II a Scampia e, contestualmente, quella della Casa dello Studente. Nel 2022 la sede universitaria è stata inaugurata, ma a circa 200 metri, la Casa dello Studente è rimasta incompleta e in stato di abbandono.

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Attualmente, lo stato dell’immobile non è dei migliori: l’intonaco comincia a rovinarsi, si notano episodi di vandalismo e furti di arredi. Un cantiere chiuso, con evidenti fragilità anche sul piano della sicurezza, a partire da pozzetti scoperti e recinzioni danneggiate. Lo stabile, inoltre, è sicuramente frequentato saltuariamente da qualcuno, considerati i numerosi varchi creati nelle barriere per forzarne l’ingresso.

Il paradosso dei fondi PNRR

A Scampia la Casa dello Studente resta ferma al palo proprio mentre il Ministero dell’Università e della Ricerca ha lanciato il 26 febbraio 2024 un decreto strategico che prevede la creazione di 60mila nuovi posti letto per studenti entro il 2026, finanziati grazie al PNRR e al programma Next Generation EU. Parliamo di oltre 1,2 miliardi di euro, destinati alla costruzione, al completamento e alla ristrutturazione di residenze universitarie in tutta Italia. Ogni nuovo posto letto vale, in media, 19.966 euro di contributo pubblico.

Obiettivo dichiarato: garantire alloggi a tariffa calmierata (almeno il 15% in meno rispetto al mercato) per combattere la cronica carenza di posti per i fuorisede. Secondo i dati della Corte dei Conti (2025), in Italia ci sono 896mila studenti fuori sede, ma i posti letto disponibili sono appena 50.283. Il fabbisogno stimato supera i 135mila, coperto oggi solo al 37%.

Responsabilità e silenzi istituzionali

In Campania i finanziamenti ci sono: 11,3 milioni di euro per 567 nuovi posti letto. Una goccia nel mare. Milano, per confronto, ha ricevuto 51 milioni di euro per 2.549 posti. Ma lì si costruisce. A Scampia, invece, una residenza da 250 posti è già pronta all’80% e non apre. Il paradosso è evidente: mentre si finanziano strutture da zero in tutta Italia, qui c’è una residenza già realizzata che nessuno prende in carico, consegnandola finalmente agli studenti e alla collettività.

E la domanda, a questo punto, è semplice quanto scomoda: di chi è la responsabilità? Secondo alcune fonti sarebbe il Comune di Napoli, per altri è competenza della Regione Campania. In mezzo ci sarebbe anche l’ADISURC, l’Azienda per il Diritto allo Studio. Ma nessuno, ufficialmente, si prende la briga di riavviare quei lavori, o anche solo di fare chiarezza. Solo per il fatto che per creare quel palazzone sono stati spesi soldi pubblici, una risposta sarebbe doverosa.

Il sindaco Manfredi? Assente

«È un bellissimo progetto in una città che soffre da sempre di una carenza di residenzialità universitaria». Questo diceva il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, nel 2023, in riferimento alla residenza urbana in costruzione nella ex sede INPS di via Ferraris. Un’operazione che vede coinvolti investitori privati e istituzionali.
«Come Comune stiamo già lavorando da mesi e abbiamo provveduto a tutte le autorizzazioni urbanistiche ed edilizie», affermava il sindaco che aggiungeva: «È quello che pensiamo si debba fare in tante parti della città e ci sono molti investitori interessati».

Parole chiare, che pongono però una serie di interrogativi: Se il Comune è pronto a collaborare e facilitare la nascita di nuove residenze universitarie, perché a Scampia – dove la struttura esiste già e aspetta solo di essere completata – tutto resta immobile? Perché non si applica lo stesso modello? Dove sono gli investitori «interessati» quando si tratta di periferia? E ancora: se le autorizzazioni vengono concesse in tempi rapidi altrove, chi o cosa frena, allora, la Casa dello Studente di Scampia?

La Residenza Universitaria di Scampia doveva essere una scommessa. Oggi, invece, è l’ennesima occasione persa. Non solo per il diritto allo studio, ma per l’intero tessuto sociale di un quartiere che, negli ultimi anni, ha cominciato a camminare con le proprie gambe, grazie alla cultura, all’università, ai giovani e alla loro voglia di riscatto.

Domande senza risposta

Il Governo, l’Europa, il PNRR hanno scommesso sugli studentati. Ma qui, sembra di no. Qui, a Napoli, i giovani fuorisede devono pagare fitti esorbitanti e/o scontrarsi con l’overtourism, che ha trasformato ormai ogni appartamento disponibile in un bed and breakfast acchiappa-turisti (con relativa tassa di soggiorno comunale).

E allora ci chiediamo, e chiediamo alle istituzioni: perché? Perché a Scampia, dove l’infrastruttura c’è già, nessuno interviene? Perché nessuno ha pensato di inserirla nei programmi nazionali? E soprattutto: chi risponde del silenzio su un’opera pubblica che oggi potrebbe ospitare centinaia di studenti? La politica non può più voltarsi dall’altra parte. Non può farlo sempre, solo perché la domanda è scomoda. Servono risposte. Chi sarà pronto a darle?

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