Ex Ilva, Arcelor Mittal arriva a più miti consigli: pronti a cedere le quote o restare in minoranza

Il gruppo franco-indiano scrive al governo

Pronti a cedere le quote a Invitalia oppure a restare in Ilva con una quota di minoranza. Arcelor Mittal fa una nuova mossa con l’invio di una lettera al governo per riaprire il dialogo sul dossier ex Ilva. Lettera indirizzata alla premier, Giorgia Meloni, alla quale viene prospettata una «soluzione amichevole». Dalla missiva insomma sembra che per il gruppo siderurgico franco-indiano tutte le soluzioni siamo ancora percorribili.

La lettera si chiude infatti con questo inciso dell’Ad Aditya Mittal che spera «che questa lettere convinca il suo governo che azioni unilaterali ed estreme sono sia indesiderabili sia superflue alla luce della proposta concreta e specifica che abbiamo presentato, e restiamo in attesa di essere contattati dal suo ufficio o dai suoi rappresentanti sui prossimi passi».

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Il nuovo passo arriva dopo la rottura e il via all’iter per il commissariamento, insieme alla garanzia di liquidità corrente con un prestito ponte per 320 milioni da parte dell’esecutivo. Lo spiraglio sulla trattativa resta comunque quindi aperto. Ma tempo e condizioni sono da vedere.

«I soci, ovviamente, tra di loro possono sempre discutere, confrontarsi e raggiungere eventualmente un’intesa», diceva ieri mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rimarcando che l’obiettivo restava quello di salvaguardare la continuità produttiva. «Abbiamo doverosamente attivato le procedure, vista la situazione in campo», affermava ancora il ministro. Procedure che potrebbero portare all’amministrazione straordinaria nell’arco di un paio di settimane.

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Intesa in extremis

Si tratta ora di capire se è possibile arrivare ad un’intesa in extremis visto che Am a questo punto dice: «Siamo disponibili a rimanere come partner strategico di minoranza che fornisca esperienza tecnica e industriale per la joint venture con lnvitalia mentre il governo decide una soluzione permanente per questo asset strategico di interesse nazionale».

Mittal è dunque pronta: «accettiamo di essere diluiti al rango di azionisti di minoranza (e perdere il controllo congiunto e qualunque potere di veto o casting vote, ovvero voto decisivo)». Insomma Mittal lascia tutte le porte aperte compresa quella di un’eventuale cessione della partecipazione ad un investitore che indicherà il governo – ma specifica – «ad un prezzo almeno pari al nostro ultimo investimento».

Urso: Non possiamo perdere tempo

Attualmente Acciaierie d’Italia Holding è detenuta al 38% da Invitalia e al 62% da Arcelor Mittal. Il fattore temporale è dirimente. «Non possiamo perdere tempo perché la situazione è davvero grave», sostiene Urso. «Abbiamo il dovere» di intervenire – rimarca – anche per far ripartire da subito la manutenzione degli impianti, e garantire la sicurezza dei lavoratori.

Insieme ai posti di lavoro. Sia quelli diretti che dell’indotto, considerando che si parla di circa 20mila lavoratori coinvolti. Presto sarà aperto al ministero del Lavoro un tavolo sul ricorso alla cassa integrazione. Dall’altra parte, tra i sindacati, il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, attacca sostenendo che «si sono persi 12 anni»: la vicenda ex Ilva «va avanti dal 2012 e da allora diciamo che c’è bisogno di un intervento diretto dello Stato».

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