Ucraina, Meloni scuote Bruxelles su Kiev: «Basta andare in ordine sparso»

La premier contesta i tavoli diplomatici separati

Basta diplomazie parallele e decisioni rinviate. Giorgia Meloni chiede all’Unione europea di assumersi le proprie responsabilità nei negoziati sull’Ucraina e di individuare una rappresentanza comune. La presidente del Consiglio mette nero su bianco la richiesta in una lettera ad Antonio Costa, indicando dicembre come termine per arrivare a una scelta politica.

La premier torna così su una questione già sollevata a margine del vertice dei Ventisette di ottobre, questa volta rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio europeo anziché alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. «La necessità, per l’Europa, di parlare con una sola voce sulla questione ucraina è ormai improcrastinabile», scrive Meloni, ribadendo una posizione sulla quale il governo italiano non intende arretrare.

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Meloni: «Un’Europa in ordine sparso favorisce chi vuole continuare la guerra»

A rendere ancora più urgente l’iniziativa italiana sono stati gli incontri sull’Ucraina organizzati tra mercoledì e giovedì a Bruxelles, ai quali hanno partecipato emissari americani, inviati ucraini, funzionari della Nato e rappresentanti degli E3, il gruppo composto da Gran Bretagna, Francia e Germania. Proprio quel formato che, appena una decina di giorni prima, Meloni aveva definito «morto».

La presidente del Consiglio contesta il continuo susseguirsi di iniziative diplomatiche affidate a gruppi e interlocutori differenti, che finiscono per rendere gli europei «poco credibili». Il richiamo è netto: «Dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui».

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Meloni indica anche un percorso preciso: «La questione va discussa al Consiglio europeo informale di Dublino affinché il Consiglio europeo di dicembre sia in grado di formalizzare una decisione sul punto, anche dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati».

Antonio Costa ha risposto manifestando disponibilità al confronto: «Concordo con lei sul fatto che l’Europa debba agire con coerenza, unità e determinazione. Prendo atto della vostra richiesta di approfondire la questione in occasione della prossima riunione informale del Consiglio europeo a Dublino e dedicherò del tempo a questa discussione». Una risposta favorevole all’apertura del dibattito, ma che non chiarisce quale debba essere il profilo del futuro negoziatore europeo né se l’incarico debba essere affidato a una singola figura o a un team negoziale.

Bruxelles divisa sul negoziatore europeo

La richiesta italiana si inserisce in un confronto sempre più rilevante per l’Unione, intenzionata a partecipare ai negoziati al fianco di Kiev ma ancora incapace di definire una rappresentanza condivisa. Finora Bruxelles ha sostanzialmente evitato una decisione definitiva, affidandosi a due canali distinti: un rappresentante dell’Ue per le questioni di competenza dell’Unione, ruolo svolto negli ultimi colloqui da Bjorn Seibert, capo di gabinetto di von der Leyen, e il formato E3 per gli aspetti della sicurezza.

Quest’ultimo è stato occasionalmente allargato alla Polonia, diventando E4, oppure anche all’Italia. Una soluzione che non elimina le divergenze tra gli Stati membri. «Esiste già un accordo tra i gabinetti di Costa e von der Leyen. Quando e se ci sarà l’esigenza di passare al livello dei leader si vedrà, ma al momento il consenso è abbastanza largo, è difficile aprire ora la questione dell’inviato Ue», osserva una fonte diplomatica. Diversa la posizione dell’alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas: «Sono d’accordo con la premier sul fatto che non dovremmo parlare con voci diverse».

La discussione presenta anche difficoltà istituzionali e procedurali. Oltre al numero degli eventuali negoziatori, occorre stabilire quali conseguenze avrebbe la firma di un futuro trattato di pace da parte dell’inviato europeo. Se fosse necessaria una successiva ratifica del Consiglio europeo, l’Unione rischierebbe di trovarsi vincolata durante le trattative. Una questione che potrebbe complicare ulteriormente la definizione del mandato negoziale.

Austria con Meloni, resistenze da Nordici e Olanda

Tra i primi Paesi a reagire all’iniziativa di Meloni c’è l’Austria, che ha apprezzato la chiarezza della posizione italiana e annunciato l’intenzione di portare l’argomento al prossimo Consiglio Affari Esteri. Rimane invece difficile ottenere il consenso dei Ventisette su un ampliamento stabile degli E3 a Italia e Polonia.

Le resistenze arrivano soprattutto dai Paesi nordici e dall’Olanda, che hanno destinato ingenti finanziamenti ed equipaggiamenti militari a Kiev, assicurando anche la disponibilità di truppe sul terreno, i cosiddetti boots on the ground, dopo un’eventuale tregua. Per questi Stati, il formato E3 rappresenta l’unica soluzione accettabile.

Aiuti all’Ucraina, Crosetto prepara il nuovo pacchetto

Mentre Meloni sollecita una svolta diplomatica europea, il governo italiano si prepara ad affrontare anche il dossier degli aiuti militari all’Ucraina. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che il nuovo pacchetto «sarà discusso al Copasir la prossima settimana. Proporrò inoltre la possibilità di prolungare il meccanismo del decreto aiuti» anche per il prossimo anno.

Crosetto ha ribadito la continuità dell’impegno italiano: «Il governo manterrà la linea che ha seguito in questi 4 anni». Una posizione che, tuttavia, non trova piena condivisione all’interno della maggioranza, a cominciare da Matteo Salvini. Con l’avvicinarsi del voto, le differenti sensibilità sul sostegno a Kiev potrebbero rendere ancora più complessa la gestione politica dei prossimi interventi.

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