Inchiesta Tav Napoli-Bari: 20 misure cautelari tra imprenditori e pubblici ufficiali

Nel mirino presunti favori nelle commesse, corruzione e caporalato

Dall’affidamento delle commesse ai pagamenti alle imprese, passando per controlli, contabilizzazione dei lavori e gestione dei materiali di cantiere. È su più livelli che si sviluppa l’inchiesta sulla Napoli-Bari sfociata nell’esecuzione di misure cautelari.

I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Napoli hanno notificato i provvedimenti a 20 persone, tra imprenditori e pubblici ufficiali, nell’ambito delle indagini sulle opere per la linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Napoli-Bari. Il gip ha disposto 10 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria, in due casi accompagnati dalla sospensione dall’esercizio del pubblico servizio, e tre sospensioni. I reati contestati a vario titolo comprendono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento.

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L’inchiesta della Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri e coordinata dal pm Henry John Woodcock, interessa in particolare le tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Su richiesta della Procura il gip ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione.

Il presunto sistema tra imprese e pubblici ufficiali

Gli accertamenti hanno seguito le diverse fasi delle opere, dall’affidamento alla loro esecuzione e contabilizzazione, fino alle verifiche e ai pagamenti alle imprese, interessando anche la gestione dei materiali di scavo e dei rifiuti di cantiere e la fornitura di calcestruzzo. Secondo la ricostruzione dei finanzieri e della Procura, accolta dal giudice, sarebbe emerso un «sistema di rapporti corruttivi» tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, «in ragione delle responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate», avrebbero agevolato determinate imprese nell’ottenimento delle commesse, nell’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, nonché nei controlli e nei pagamenti.

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In cambio dei favori sarebbero stati corrisposti denaro e altre utilità. Durante un servizio di osservazione svolto nel periodo natalizio, i finanzieri trovarono in due box rispettivamente 10mila e 4mila euro in contanti, nascosti tra panettoni e biscotti e destinati, secondo l’accusa, a soggetti coinvolti nella gestione delle commesse. In un altro episodio furono rinvenuti 5mila euro, mentre altro denaro sarebbe stato occultato in plichi consegnati insieme a confezioni di prodotti caseari: su uno compariva la dicitura «Durc – regolarità contributiva», che secondo gli investigatori serviva a dissimularne il contenuto.

Dal bonifico da 18.300 euro agli orologi di pregio

Tra le contestazioni figura anche un bonifico da 18.300 euro, impiegato in parte per il pagamento di un appartamento a Roccaraso e che sarebbe stato riconosciuto in cambio di un trattamento preferenziale nei pagamenti. Le altre utilità indicate dagli inquirenti comprendono una Porsche Macan messa a disposizione per una vacanza, un trattore tagliaerba da 3.722 euro, l’assunzione di un familiare, soggiorni, un iPhone, cuffie Bluetooth e un’imbarcazione con skipper. Tra le regalie natalizie compaiono inoltre cinque orologi di pregio per un valore complessivo di 19.900 euro.

Le indagini avrebbero ricostruito anche un sistema di fatture per operazioni inesistenti attraverso il quale sarebbe stata creata disponibilità di denaro contante. Una parte di quelle somme, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe successivamente confluita nelle dazioni corruttive.

Calcestruzzo sotto esame nei cantieri

Un altro fronte dell’inchiesta riguarda la qualità dei materiali utilizzati. I carotaggi eseguiti su opere non ancora ultimate avrebbero fatto registrare, in alcuni casi, una resistenza del calcestruzzo inferiore ai valori previsti dal progetto. In una delle verifiche furono rilevati valori pari a 30, 29 e 32 N/mm², risultati che determinarono il blocco dei lavori. La questione relativa alla qualità del calcestruzzo è stata considerata dal gip di straordinaria gravità. Tra le possibili cause emerse dagli accertamenti figurano l’aggiunta di acqua, un dosaggio non corretto degli additivi e anomalie nelle fasi di preparazione e trasporto del calcestruzzo.

Le verifiche hanno interessato anche i materiali provenienti dagli scavi. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi nonostante la presenza di tracce di amianto. Il controllo sui materiali di cantiere si inserisce così in un quadro investigativo più ampio che non riguarda soltanto i rapporti tra imprese e pubblici ufficiali, ma anche le modalità con cui sarebbero state gestite alcune fasi operative delle opere ferroviarie.

I lavoratori egiziani sfruttati

Il filone sull’intermediazione illecita e sullo sfruttamento del lavoro riguarda invece l’impiego di lavoratori extracomunitari nei cantieri. A Grottaminarda sarebbe stata documentata la presenza di 34 lavoratori di origine egiziana sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni di 10, 12, 14 e 16 ore che in alcuni casi sarebbero arrivati fino a 20 ore consecutive.

Gli investigatori avrebbero riscontrato anche situazioni nelle quali tra un turno e l’altro venivano concesse appena tre o quattro ore di riposo, oltre a retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza. Sarebbero infine emerse irregolarità relative ai permessi di soggiorno e alla documentazione destinata ad attestare l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

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