Nel giro di appena due giorni, tra Pozzuoli e Melito di Napoli, i carabinieri hanno messo le mani su due prodotti che fino a poco tempo fa in Campania non si erano mai visti: il white hash e il frozen hash. Due nomi curiosi che nascondono la stessa logica di fondo, ovvero spremere dalla pianta di cannabis quanto più principio attivo possibile, e che segnalano un salto di qualità (e di prezzo, ndr) nello spaccio locale.
Il caso di Pozzuoli: sequestrato per la prima volta il “white hash”
A dare il primo segnale è stato un controllo dei carabinieri che si è concluso con quattro arresti: altrettanti ragazzi senza precedenti penali, fermati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Il quantitativo sequestrato, sette grammi, è modesto se paragonato ai numeri abituali del narcotraffico partenopeo. A colpire gli investigatori non è stata la quantità, ma la natura della sostanza: mai prima, nella zona, era stato intercettato il cosiddetto white hash.
Si tratta di un concentrato di resina dal colore molto più chiaro rispetto al classico “fumo” scuro a cui siamo abituati, ottenuto con procedimenti che evitano il riscaldamento della materia prima. È proprio l’assenza di calore, secondo chi studia il fenomeno, a impedire che l’hashish assuma le tonalità brune tipiche della lavorazione tradizionale. Il risultato può contenere percentuali di THC molto superiori alla norma: si parla di soglie che superano il 70%, contro il 10-30% dei prodotti comuni. Nel caso specifico, la confezione sequestrata riportava un’etichetta con un dato dichiarato del 78,6%, cifra che ora gli esami di laboratorio dovranno confermare o smentire.
Gli inquirenti, però, invitano alla cautela su un punto: un colore chiaro non basta da solo a certificare né la potenza né la reale composizione della sostanza, ed etichette del genere non sono automaticamente attendibili. Il termine white hash, del resto, non corrisponde a una categoria chimica univoca, ma viene usato in modo piuttosto libero per indicare diversi tipi di concentrati molto ricchi di resina.
Il precedente più significativo in Italia risale a fine luglio, quando la Guardia di Finanza di Trapani aveva bloccato un corriere con oltre un chilo di questa sostanza. Secondo gli esperti, non tutto il white hash nasce come merce illegale: parte di questi concentrati viene prodotta legalmente in Paesi con normative sulla cannabis più permissive di quella italiana, per poi finire, tramite canali online o reti di distribuzione clandestine, nel mercato nero nostrano.
Ventiquattr’ore dopo, spunta il “frozen hash”
Il giorno successivo, un’altra scoperta ha riacceso i riflettori sul tema. Un pattugliamento di routine a Melito di Napoli, in via dei Gerani, si è trasformato in un’operazione più corposa quando i militari hanno notato un’utilitaria con due persone a bordo intente in quello che sembrava uno scambio sospetto. Il passeggero, ventiquattrenne senza precedenti, si è rivelato essere l’acquirente; il conducente, un anno più grande e già conosciuto dalle forze dell’ordine, aveva con sé quasi 300 euro in contanti.
Il controllo del veicolo ha portato al ritrovamento di un doppio fondo nel vano portaoggetti, dove erano nascoste diverse decine di grammi tra marijuana e hashish suddivisi in bustine. La successiva perquisizione domiciliare ha fatto emergere altro stupefacente, oltre a un bilancino di precisione e materiale utile al confezionamento delle dosi. Ma la scoperta più rilevante è stata un’altra: sette bustine, per un totale di 45 grammi, di frozen hashish.
Anche qui la parola chiave è concentrazione. Il frozen si ottiene con lavorazioni a freddo pensate per isolare e conservare al meglio le ghiandole resinose della pianta, dando vita a un prodotto ricercato proprio per il suo altissimo contenuto di THC. Non stupisce quindi il prezzo: sul mercato illegale può arrivare a costare fino a 80 euro al grammo, una cifra che lo colloca in una fascia decisamente più alta rispetto all’hashish tradizionale. Anche in questo caso Napoli non fa storia a sé: un carico simile era già stato intercettato mesi fa a Trento, segno che il fenomeno riguarda l’intero territorio nazionale, dentro una tendenza europea che vede crescere costantemente la potenza media della cannabis in circolazione.
Cosa dice questa doppia scoperta
Al di là dei singoli sequestri, la vicenda racconta un cambiamento più profondo nelle abitudini dello spaccio: cresce la domanda, spesso proprio tra i consumatori più giovani, di prodotti sempre più concentrati, particolari nell’aspetto o nel nome, e quindi anche più costosi. Le indagini su entrambi gli episodi proseguono per ricostruire la provenienza delle sostanze e capire se dietro ci sia già una rete organizzata di distribuzione sul territorio partenopeo, o se si tratti di canali di approvvigionamento occasionali.




