Manuel Mazia a ilSud24: «La crescita personale è fondamentale anche nella recitazione»

L’attore: «Il successo è avere qualcosa che ti muove dentro»

Dai primi passi in accademia ai set cinematografici, passando per ruoli complessi e formativi: la carriera dell’attore nasce da una passione coltivata fin da giovanissimo e trasformata nel tempo in una professione. In un’intervista a ilSud24.it, Manuel Mazia ripercorre le tappe che lo hanno portato alla recitazione, attraverso lo studio e le esperienze sul campo.

Mazia racconta di aver iniziato a recitare quando aveva appena tredici o quattordici anni. La sua formazione è partita da Napoli, dove ha frequentato l’accademia di recitazione «La Ribalta». «Mi è sempre piaciuto molto, ma poi ho iniziato a prenderla più seriamente quando mi hanno scelto per partecipare a un film». Da quel momento, la decisione di proseguire il percorso con maggiore determinazione lo ha portato a Roma, dove ha studiato per tre anni all’Accademia Fondamenta.

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Tra i ruoli affrontati finora, uno in particolare è rimasto impresso nella memoria dell’attore per le difficoltà e l’impatto emotivo. A soli diciannove anni ha partecipato a un film sulla vita di Gesù, interpretando un personaggio legato alla sezione di Barabba. «Era la prima volta su un set così grande e davanti alla macchina da presa in modo professionale. È stato impegnativo perché non avevo ancora esperienza», ricorda.

Il valore dell’arte

Un’altra esperienza significativa è quella nel film «La salita», diretto da Massimiliano Gallo, dove interpreta Paolo Stoppa, un giovane detenuto in carcere. Il personaggio rappresenta un ragazzo con un passato difficile, una figura diversa rispetto agli altri giovani presenti nella storia. «Paolo è un ragazzo che, nonostante il passato difficile e l’uso di sostanze, appena vede Eduardo subito si appassiona. Quando scopre la videocamera e il cinema grazie al progetto che arriva in carcere, vede una possibilità di cambiamento».

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Nel film, che sarà al cinema dal 9 aprile, l’arte diventa uno strumento di riscatto e di riabilitazione. «Il messaggio – afferma – è dare un’alternativa, far appassionare i ragazzi a qualcosa. Nel film si parla di teatro, ma potrebbe essere qualsiasi forma d’arte: fotografia, cucina, cinema. L’importante è accendere una speranza».

Dal punto di vista umano, l’esperienza sul set ha avuto un impatto profondo. «Oltre ai consigli tecnici ricevuti dal direttore della fotografia Ciro Sondelli, è stato importante il confronto con i giovani detenuti incontrati durante il progetto. Mi ha fatto crescere soprattutto come persona. E quando migliori come persona, inevitabilmente migliori anche come attore», sottolinea Mazia.

I personaggi più vicini e i progetti futuri

Non sorprende quindi che, tra i personaggi interpretati finora, proprio Paolo sia quello che sente più vicino a sé. «Ha questa voglia, anche se un po’ confusa, di riuscire nella vita. Per me il successo non significa necessariamente fare grandi cose, ma avere qualcosa che ti muove dentro, una passione. Non è scontato, soprattutto tra i giovani», rileva.

Guardando al futuro, Mazia ha già qualche desiderio artistico. Dopo aver interpretato ruoli più vicini alla sua sensibilità, vorrebbe sperimentare qualcosa di completamente diverso: «Mi piacerebbe interpretare un personaggio cattivo, un antagonista. Qualcosa di lontano da me, per mettermi alla prova».

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