Repubblica Napoletana del 1799: un sogno repubblicano nel cuore del Sud

Una fase rivoluzionaria di breve durata ma di forte impatto

La Repubblica Napoletana 1799, anche conosciuta come Repubblica Partenopea, fu una breve ma intensa esperienza rivoluzionaria che trasformò radicalmente la città di Napoli e l’intero Regno di Napoli nel gennaio dello stesso anno. Questa repubblica, ispirata agli ideali giacobini di libertà, uguaglianza e fratellanza, nacque all’indomani dell’avanzata delle truppe francesi e della fuga del re Ferdinando IV di Borbone, segnando uno dei momenti più significativi dell’età delle rivoluzioni europee.

Da monarchia a Repubblica: cause e nascita del movimento

La proclamazione della Repubblica Partenopea avvenne il 21/23 gennaio 1799, subito dopo l’ingresso delle truppe rivoluzionarie francesi nelle strade di Napoli, che costrinsero il re alla fuga. Questo evento si inserì nella cornice più ampia delle Guerre rivoluzionarie francesi, durante le quali la Francia cercava di esportare i principi della rivoluzione in Europa.

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Il nuovo regime fu definito come una sister republic (repubblica sorella) della Francia e cercò di riformare radicalmente il sistema politico e sociale del Regno di Napoli, abolendo i privilegi feudali e introducendo un ordinamento più vicino ai modelli democratici dell’epoca.

Importante notare il ruolo di gruppi di intellettuali, molti dei quali influenzati dalle idee dell’Illuminismo e dalla circolazione transnazionale di ideali liberali: in questo periodo la massoneria era presente nelle élite culturali italiane e veniva spesso associata alla diffusione di idealità rivoluzionarie e riformiste, contribuendo allo scambio di idee tra patrioti e riformisti in tutta la penisola. Attraverso circoli, conversazioni e pubblicazioni, queste reti supportarono la diffusione delle nuove visioni politiche che portarono anche alla nascita della Repubblica Napoletana 1799.

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Eleonora Pimentel Fonseca e il ruolo della stampa repubblicana

Una delle figure più emblematiche di quell’esperienza fu Eleonora Fonseca Pimentel (1752–1799), poetessa, intellettuale e giornalista. Nata a Roma da famiglia portoghese, si trasferì a Napoli dove si affermò come figura letteraria e come protagonista del fermento culturale dell’epoca.

Durante la breve vita della Repubblica Napoletana 1799, la Pimentel Fonseca fu nominata direttrice del Monitore Napoletano, il periodico ufficiale del governo repubblicano. Attraverso questo giornale, primo esempio significativo di stampa politica nel Regno, ella diffuse gli ideali rivoluzionari, criticò apertamente la monarchia borbonica e cercò di educare la popolazione alle nuove istituzioni repubblicane.

La sua attività giornalistica fu fondamentale non solo per la propagazione delle idee ma anche per consolidare l’identità repubblicana in un periodo storico segnato da rapide trasformazioni.

Caduta della Repubblica Napoletana 1799 e conseguenze

Nonostante il fervore iniziale, la Repubblica Napoletana fu effimera. Già nella primavera del 1799 le forze controrivoluzionarie, guidate da fenomeni come l’esercito del cardinale Fabrizio Ruffo e sostenute politicamente anche da potenze conservatrici, riuscirono a riconquistare Napoli e a restaurare la monarchia borbonica entro giugno dello stesso anno.

La repressione fu feroce: molti dei repubblicani più importanti furono arrestati, processati e giustiziati. Tra questi, oltre a Eleonora Pimentel Fonseca, vi furono intellettuali e patrioti come Mario Pagano, Domenico Cirillo, Luisa Sanfelice e altri.

La Pimentel Fonseca fu catturata e condannata a morte; il 20 agosto 1799 affrontò l’esecuzione in Piazza Mercato a Napoli con grande dignità, lasciando un’eredità di coraggio e impegno civile che ne consolidò la memoria storica.

La repressione non si limitò alle esecuzioni: molti repubblicani furono imprigionati o esiliati, e per anni la vita politica nel Regno rimase sotto stretto controllo borbonico.

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