Il presidente: «Quando lo sarà la comunicheremo»
Il possibile ritiro di Federacciai dalla gara per l’ex Ilva non è ancora una decisione definitiva. A chiarirlo è Antonio Gozzi, presidente dell’associazione degli acciaieri italiani e vicepresidente di Confindustria, intervenuto all’evento «Da Filiera a Sistema». «La decisione non è ancora presa», ha dichiarato a proposito della cordata di imprese che aveva manifestato interesse per gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia. Rispondendo alle indiscrezioni pubblicate da diversi quotidiani, Gozzi ha aggiunto: «Quando la decisione sarà presa la comunicheremo».
Le dichiarazioni arrivano dopo le notizie su un orientamento degli industriali italiani a non presentare un’offerta vincolante, maturato al termine di due mesi di approfondimenti sulla situazione economica e produttiva del gruppo siderurgico. La possibilità di un disimpegno resta dunque concreta, ma non è stata formalizzata alcuna rinuncia. La scadenza della gara rimane fissata alle ore 24 di domenica 8 novembre.
Due mesi di verifiche sui conti e sugli stabilimenti
La cordata nazionale aveva ufficializzato la manifestazione d’interesse poco prima di Ferragosto, dopo un nuovo confronto con il governo. Nei mesi successivi gli industriali avevano avuto accesso alla data room di Acciaierie d’Italia, esaminato la documentazione economica e visitato gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Alle attività di verifica avevano partecipato legali e consulenti di Boston Consulting, coinvolti negli approfondimenti sul piano industriale.
Le difficoltà dell’operazione erano emerse già nelle precedenti dichiarazioni di Gozzi: «Prima di presentare un’offerta, dobbiamo renderci conto che possa esserci un piano industriale sostenibile. Il lavoro che stiamo facendo non è semplice. È il lavoro della due diligence. Dobbiamo avere chiara la sostenibilità economica dell’operazione».
Il presidente di Federacciai aveva poi precisato: «Noi non vogliamo fare una cosa che finisce poi in amministrazione straordinaria. Siamo industriali seri, abbiamo una reputazione e quindi stiamo lavorando seriamente». Aveva inoltre richiamato le visite agli impianti, l’analisi degli investimenti e dei costi in struttura, sottolineando: «Gli industriali hanno firmato una manifestazione di interesse di cui sono pienamente consapevoli. Che il tema sia complesso e che Taranto sia in una situazione difficilissima, lo sappiamo tutti».
Durante una recente audizione al Senato sull’ultimo decreto legge per l’ex Ilva, Gozzi aveva invece preferito non affrontare la questione della gara, spiegando di non volerlo e di non poterlo fare.
La Cassazione e il termine dell’8 novembre
A incidere sulle valutazioni degli investitori è intervenuta anche la decisione della Corte di Cassazione, che ha respinto i ricorsi di Ilva e Acciaierie d’Italia contro il decreto di fermata dell’area a caldo emesso dalla Corte d’Appello di Milano.
La pronuncia avrebbe teoricamente potuto favorire la cordata nazionale, interessata fin dall’inizio esclusivamente all’area a freddo, ossia agli impianti di laminazione. Le difficoltà economiche e industriali emerse durante la due diligence avrebbero tuttavia alimentato le perplessità degli imprenditori sulla sostenibilità dell’investimento.
Il termine originario per la presentazione delle offerte era fissato al 15 ottobre, ma era stato prorogato proprio su richiesta di Federacciai, che aveva chiesto più tempo per approfondire il dossier. Secondo fonti vicine alla procedura, la successiva scelta di domenica 8 novembre risponde alla volontà di concedere altri due giorni rispetto a venerdì 6 novembre.
Jindal resta in campo, Flacks più defilato
L’incertezza sulla partecipazione della cordata italiana lascia il gruppo indiano Jindal nella posizione di principale interlocutore dei commissari dell’amministrazione straordinaria. La società ha mantenuto un dialogo costante sulla possibile acquisizione, mentre il gruppo americano Flacks, interessatosi alla procedura nei mesi scorsi, conserva una posizione più defilata.
Jindal aveva manifestato interesse per Acciaierie d’Italia già nell’estate del 2025, dopo l’aggiornamento del bando di gara. Successivamente aveva rivolto l’attenzione alla tedesca ThyssenKrupp, senza però concludere l’operazione. Tornato sul dossier italiano, il gruppo indiano aveva riformulato la propria proposta dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano, dichiarandosi disponibile a rilevare sia l’area a freddo sia quella a caldo, riservandosi di decidere successivamente la destinazione di quest’ultima.
Dalla competizione si era già ritirato il gruppo azero Baku Steel, dopo l’opposizione manifestata a Taranto all’arrivo di una nave rigassificatrice destinata anche ad alimentare i nuovi impianti siderurgici. A cinque giorni dalla scadenza delle offerte vincolanti, la posizione degli acciaieri italiani resta quindi da definire. Le indiscrezioni indicano un orientamento verso il disimpegno, ma Gozzi ha chiarito che la cordata non ha ancora assunto una decisione definitiva.




