Il centrosinistra: troppe ricette, nessuna cura e una montagna di demagogia

Legge elettorale, per il campo largo l’alibi è già pronto

Solo chi non vuole può continuare a non capire. O meglio, a fingere di non capire. Con la pubblicazione sul sito «decidiamo.com» delle proposte di AVS, il partito prova a ottenerne la validazione dei cittadini e a inserirle nel programma di governo che intenderebbe proporre ai suoi potenziali alleati del campo(santo) per l’approvazione: reddito universale di base per scardinare il ricatto del capitalismo; riduzione dell’orario di lavoro, ma uguale salario; cannabis per gli adulti e introduzione dei cannabis social club; ius soli e ius scholae; riconoscimento dello status di rifugiato climatico; chiusura dei CPR e accoglienza diffusa; fondo nazionale di garanzia per affitti non pagati e no agli affitti brevi; trasporto pubblico gratuito fino a 30 anni; legge contro la propaganda fascista (perché non anche quella comunista? Forse perché è quella che fanno loro?); lezioni di resistenza in ogni classe.

A tutto questo vanno aggiunti i contenuti della relazione unitaria sul primo documento programmatico di finanza pubblica del campo(santo), sottoscritta anche da IV, AVS, Più Europa, M5S e PD, ma bocciata dalla maggioranza. Sono 21 punti che si preparano a diventare la bozza del programma del centrosinistra e nei quali si prevede di rompere con la NATO, di riconsiderare gli impegni di spesa e di evitare tutti gli aumenti finalizzati al finanziamento dei sistemi di armamenti. In pratica, ciò che vuole Conte.

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Tasse, debito comune e Patto di stabilità

E inoltre, a rendere più chiara la linea estremista che la coalizione intenderebbe perseguire una volta a Palazzo Chigi, ci sono le tasse, sempre tasse, fortissimamente tasse, cui si aggiunge la proposta di richiedere altro debito comune con un nuovo PNRR.

Certo, negli ultimi 25 anni con l’Europa abbiamo già accumulato un saldo negativo, fra contributi versati e quelli ricevuti, di oltre 114 miliardi di euro (più, ovviamente, l’inflazione), che, se fossero in lire italiane, corrisponderebbero a ben 221 miliardi (e sempre più inflazione), ma si può fare, tanto a pagare saranno le prossime generazioni. Vero, signori Conte, Schlein, Renzi, Magi, Landini e amici tutti della sinistra? Finalmente vi siete accorti del fallimento del «Patto di stabilità europeo». Ma, piuttosto che limitarvi a criticarlo, non sarebbe il caso di cominciare a preparare le carte per licenziare chi lo ha inventato, Gentiloni?

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A proposito, Landini, che fine hanno fatto i lavoratori di cui, praticamente, hai smesso di parlare? Beh, quelli cigiellini il loro lavoro lo hanno già fatto: ti hanno ufficialmente prorogato l’incarico di guidare la CGIL fino a dicembre 2027, ovvero alla fine delle politiche. Così ti sarà più facile scatenare la piazza durante il periodo elettorale – finanziando, a spese del sindacato, gli studenti attendati per farli protestare, come del resto hai già fatto venerdì scorso, contro il governo e aggredire le forze dell’ordine – e conquistare la più comoda e gratificante poltrona di parlamentare.

Lo Stabilicum e le accuse del centrosinistra

È chiaro ca «cu tant’ì serpi dint’o manicone» la campagna elettorale di Schlein, Conte & C. non avrebbe potuto essere impostata all’insegna della massima trasparenza e completezza informativa dei contenuti, bensì solo su slogan magari accattivanti, ma che dicono tutto e il loro contrario e, soprattutto, puntano alla delegittimazione del centrodestra, accusando lo «Stabilicum» d’incostituzionalità. Sicché è chiaro il perché delle menzogne – «legge farsa», «preferenze finte», «premio abnorme» – messe in circolazione dal campo(santo) e dai suoi amici sul «sì» definitivo del Parlamento alla legge elettorale (sul quale, peraltro, hanno concordato tanti giuristi e costituzionalisti, garantendone l’assoluta costituzionalità).

Il capo dello Stato l’ha promulgata a meno di 24 ore dalla sua approvazione finale. Il che – considerando che Mattarella non ha mai simpatizzato per il centrodestra – è un’ulteriore dimostrazione della sua totale costituzionalità. E ciò fingendo di non sapere che questo «sì» non assicura alcun vantaggio concreto al centrodestra.

Senza leader e senza programma

Le elezioni le vince chi prende più voti nelle urne e non nelle aule parlamentari, e teoricamente potrebbe essere anche il centrosinistra. Purtroppo, per quanto la compagnia di giro del centrosinistra continui a sostenere che la propria vittoria alle politiche del 2027 sia ormai assodata, sa benissimo che non è vero.

Non hanno leader veri, sono tutti assolutamente incapaci di avere un’idea comune (tanto da essere costretti a scegliersi come «musa» quella Laurito, che dagli appelli a favore dei palestinesi è passata ai ricorsi legali contro lo Stabilicum, ma che fino a poco tempo fa sosteneva: «Non farei politica neanche morta». Già, da morta no, ma da viva sì, perché no?), sono senza un programma e quello su cui pensano di puntare sarebbe inaccettabile, irrealizzabile, controproducente e, quindi, improponibile agli elettori di qualsiasi Paese normale, civile e democratico.

Sicché, involontariamente, fanno il gioco del centrodestra, che continua a reggere tranquillamente. Per i risultati (vedi quelli portati a casa da Meloni per famiglie e imprese sulle bollette energetiche e per una maggiore flessibilità di bilancio nell’appena concluso Consiglio europeo), ma soprattutto per l’incapacità di fare politica. Degli avversari.

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