Camorra, sequestro da 220 milioni: sotto esame gli affari immobiliari a Melito

Beni di un imprenditore ritenuto in affari con soggetti vicini ai clan

Quasi quattrocento immobili, partecipazioni societarie e disponibilità finanziarie: è il patrimonio finito nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Un sequestro da circa 220 milioni di euro che colpisce un imprenditore di Melito e i beni riconducibili ai suoi familiari. Il decreto è stato emesso dalla Sezione per l’Applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, ed eseguito questa mattina dai militari dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza di Napoli e Bologna, con il concorso del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.).

Il provvedimento, adottato ai sensi del Codice Antimafia, riguarda un imprenditore attivo nei settori edilizio e immobiliare, sul quale si sono concentrati accertamenti relativi ai rapporti economici con soggetti ritenuti riconducibili alla criminalità organizzata campana.

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Sequestrati 394 immobili, società e rapporti finanziari

Il provvedimento interessa partecipazioni societarie e beni riconducibili a tre società operanti nei settori immobiliare e sanitario. La parte più consistente del patrimonio comprende 394 unità immobiliari distribuite nelle province di Napoli e Roma, tra appartamenti, locali commerciali, uffici, depositi, autorimesse, terreni e fabbricati ancora in corso di costruzione. Il sequestro si estende inoltre a 12 beni mobili registrati e 28 rapporti finanziari, comprendenti disponibilità bancarie, strumenti finanziari e prodotti assicurativi.

I rapporti d’affari con soggetti ritenuti vicini alla camorra

Alla base del provvedimento ci sono indagini economico-patrimoniali che, secondo quanto riportato nella nota del procuratore Nicola Gratteri, hanno consentito di ricostruire rapporti d’affari e cointeressenze societarie con soggetti ritenuti riconducibili ad ambienti camorristici. Gli accertamenti, supportati anche dalle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno evidenziato relazioni imprenditoriali con persone considerate appartenenti o contigue alla criminalità organizzata campana. Tra le operazioni immobiliari esaminate dagli investigatori figura la realizzazione del complesso residenziale «Parco Primavera», nel comune di Melito di Napoli.

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Le verifiche hanno riguardato anche la provenienza e la consistenza delle disponibilità patrimoniali rispetto ai redditi dichiarati. Gli approfondimenti condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, in collaborazione con lo S.C.I.C.O., hanno permesso di rilevare, per il periodo compreso tra il 1999 e il 2016, una sproporzione tra le entrate dichiarate e il patrimonio riconducibile all’imprenditore. Gli accertamenti hanno preso in esame partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie e immobili situati in Campania e nel Lazio, contribuendo alla ricostruzione patrimoniale sulla quale si fonda il sequestro disposto dal Tribunale di Napoli. La misura è stata adottata nell’ambito di un procedimento di prevenzione patrimoniale ed è soggetta ai rimedi di impugnazione previsti dalla legge.

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