Cercasi accordo disperatamente, ma le liti procedono a gonfie vele
Tutti contro tutti, possibilmente prima ancora di mettersi d’accordo su qualcosa. Il campo largo offre un nuovo “spettacolo” di polemiche incrociate, accuse e diffidenze. Matteo Renzi litiga con Giuseppe Conte e Riccardo Magi, Angelo Bonelli frena sulle primarie ed Elly Schlein deve fare i conti con le divisioni interne al Pd. Il centrosinistra cerca di costruire un’alternativa al governo Meloni, ma continua a scontrarsi su leadership, candidature, alleanze e politica estera. Tra vecchie rivalità e nuove polemiche, manca soltanto che qualcuno accusi un alleato di avergli rubato le merendine.
Renzi rivendica un ruolo determinante nella coalizione: «La nostra percentuale sarà quella che farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta». Il leader di Italia Viva tira in ballo anche il Quirinale, evocando il rischio di consegnarlo «per sette anni alla Meloni e poi Palazzo Chigi a Salvini o Vannacci». Assicura che nelle liste ci saranno «molte donne e molti giovani», amministratori e rappresentanti della società civile, ma soprattutto invita gli altri aspiranti leader a rinunciare ai posti blindati e misurarsi direttamente alle urne: «Così finalmente vediamo chi ha davvero i voti e chi vive di chiacchiere». E ai concorrenti del centro riserva un’altra stoccata: «Qui c’è da salvare un Paese, non una poltroncina».
Renzi e Magi litigano, Conte non resta a guardare
Riccardo Magi, che pure aveva aperto alla possibilità di una lista comune con Italia Viva, non gradisce le parole dell’ex presidente del Consiglio. La risposta di Renzi è arrivata con «toni un po’ da bullo», sostiene il leader di +Europa, che gli rimprovera anche di non aver sostenuto gli emendamenti delle opposizioni contro l’obbligo di raccogliere mezzo milione di firme per le nuove liste previsto dalla legge elettorale. «Se si vuole essere alternativi alla destra, si dev’essere alternativi nei comportamenti politici», aggiunge.
Giuseppe Conte non è più tenero: «Non pongo veti personali, ma bisogna capire cosa sta succedendo al centro». Poi precisa: «Renzi fa una politica corsara, ha fatto cadere Letta e un governo in piena pandemia». Quanto alle primarie, promette di impegnarsi perché non siano divisive, altrimenti sarà pronto a chiedere «un passo indietro a chi di dovere». L’importante, nel ragionamento del leader pentastellato, è che a farlo non sia lui.
Angelo Bonelli, invece, vuole discutere prima del programma. «Non abbiamo mai posto veti personali a nessuno», assicura, indicando fisco, sanità, scuola ed energia come i temi sui quali raggiungere un accordo. Sulle primarie manifesta più di una perplessità: «Rischiano di amplificare le differenze». E mette già un limite al futuro vincitore, che «non potrà imporre agli alleati la propria visione». Una stoccata che sembra diretta ai paletti presentati da Conte.
Schlein, le divisioni arrivano in Parlamento
Alle polemiche sulla leadership si aggiungono i voti parlamentari che attendono le opposizioni. Elly Schlein si avvicina all’assemblea del Pd del 18 ottobre, chiamata a prorogarne il mandato, con tre questioni aperte: il ddl antisemitismo, lo scostamento di bilancio e la risoluzione sul Consiglio europeo.
Sul ddl antisemitismo prende quota l’ipotesi di rinviare di almeno una settimana l’esame alla Camera, evitando che le divisioni interne ai democratici emergano in Aula proprio alla vigilia dell’assemblea. Sullo scostamento di bilancio, invece, le opposizioni lavorano a una risoluzione comune, ma il capitolo delle spese militari continua a creare tensioni. I riformisti del Pd lamentano di essere stati esclusi dalla stesura del documento e avvertono che, qualora contenesse passaggi non condivisibili sulla difesa, il loro voto favorevole non sarebbe scontato.
Ancora più complicata la partita sulla politica estera. In vista del Consiglio europeo, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra rischiano di presentarsi in Parlamento con risoluzioni separate sulla guerra in Ucraina e sul sostegno militare a Kiev. L’ala riformista dei democratici sollecita Schlein ad assumere una posizione più netta, anche attraverso un’iniziativa che metta in difficoltà Giorgia Meloni sul cambiamento di atteggiamento di Donald Trump nei confronti di Volodymyr Zelensky e sulle condizioni per la tregua disattese da Vladimir Putin.
Renzi denuncia il «fuoco amico»
E Renzi aggiunge un altro intervento alla contesa. «Fateci caso: dopo che la Leopolda 14 è stata un successo bellissimo, contro di noi è ripartita una girandola di attacchi. Interni ed esterni», scrive sui social. Il leader di Italia Viva cita il costo della vita, l’impatto dell’intelligenza artificiale e l’opposizione al governo Meloni tra i temi sui quali, a suo giudizio, dovrebbero concentrarsi i suoi interlocutori.
Richiamando anche un intervento di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, Renzi prosegue: «Sembrano ossessionati! Pazienza: io preferisco occuparmi di come creare un’alternativa a questo Governo incapace». Poi annuncia: «Oggi parlo in Senato con Giorgetti, domani con Meloni. Del resto ci vorrà pur qualcuno che faccia opposizione alla destra mentre altri si divertono (male) col fuoco amico».
Renzi rivendica i propri voti e denuncia gli attacchi, Conte gli rinfaccia il passato, Magi ne critica i comportamenti, Bonelli teme le primarie e Schlein deve fronteggiare le divisioni del Pd. Sul sostegno militare all’Ucraina non c’è ancora una posizione condivisa, mentre gli alleati discutono persino sulle regole per scegliere il candidato alla guida della coalizione. Il programma comune può aspettare. Per la gara a chi litiga di più, invece, le primarie sembrano già cominciate.




