Napoli, la storia dimenticata dello stadio trasformato in prigione dai nazisti

Nel 1943 i tedeschi rinchiusero 47 napoletani nel vecchio Collana

Prima di diventare uno dei luoghi simbolo dello sport napoletano, lo stadio Arturo Collana fu teatro di una delle pagine più drammatiche della storia cittadina. Nel settembre del 1943, durante l’occupazione nazista, l’impianto del Vomero venne trasformato in un luogo di detenzione per i cittadini catturati dai tedeschi.

La struttura, che aveva già ospitato le partite del Napoli, divenne uno dei luoghi coinvolti negli avvenimenti delle Quattro Giornate, l’insurrezione popolare che portò alla liberazione della città dall’occupazione tedesca. Tra le sue gradinate furono rinchiusi 47 napoletani, destinati al lavoro obbligatorio, prima che l’intervento degli insorti ne consentisse la liberazione. Inaugurato nel 1929, l’impianto del Vomero era conosciuto durante il fascismo come stadio XXVIII Ottobre e successivamente come stadio Littorio. Il Napoli vi disputò diverse partite prima della Seconda guerra mondiale, utilizzandolo anche durante la stagione 1933-1934, quando lo stadio Ascarelli era interessato da lavori di ristrutturazione.

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Con l’occupazione tedesca del settembre 1943, il campo sportivo assunse una funzione completamente diversa. I militari lo utilizzarono per radunare i cittadini catturati nei rastrellamenti, destinati al trasferimento nei centri di raccolta per il lavoro obbligatorio. La vicenda dei 47 prigionieri è ricostruita anche nella documentazione storica del Comune di Napoli dedicata ai luoghi della memoria delle Quattro Giornate. I cittadini erano stati catturati al Vomero e rinchiusi nello stadio, mentre nei quartieri cittadini cresceva la resistenza contro le truppe di occupazione.

Le Quattro Giornate e la liberazione dei 47 ostaggi

La notizia della presenza dei prigionieri raggiunse gli insorti, che organizzarono un’operazione per ottenerne la liberazione. Il compito venne affidato al capitano Vincenzo Stimolo, alla guida di un gruppo di combattenti che circondò l’impianto. Gli uomini di Stimolo aprirono il fuoco da più direzioni, inducendo i tedeschi a ritenere di trovarsi di fronte a forze numericamente superiori. Il maggiore Sakau, comandante del contingente presente nello stadio, accettò quindi di avviare una trattativa. Le condizioni poste dagli insorti erano due: liberare immediatamente tutti gli ostaggi e ritirare definitivamente le truppe tedesche dal Vomero.

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Il confronto coinvolse anche il colonnello Walter Scholl, comandante militare tedesco di Napoli. Alle 23.30 del 28 settembre 1943, secondo la ricostruzione comunale, i soldati tedeschi abbandonarono lo stadio e i 47 napoletani riacquistarono la libertà. L’episodio si inserì negli avvenimenti delle Quattro Giornate, durante le quali la popolazione riuscì a cacciare gli occupanti prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Dallo stadio della Liberazione al nome di Arturo Collana

La fine dell’occupazione non cancellò immediatamente le tracce della guerra. Dopo i combattimenti, l’impianto del Vomero ospitò anche sepolture provvisorie dei caduti e assunse il nome di stadio della Liberazione, a testimonianza del ruolo avuto nella storia cittadina. Con la ripresa dell’attività sportiva, il Napoli tornò a giocare al Vomero. Dalla stagione 1945-1946 lo stadio divenne stabilmente la casa degli azzurri, fino all’inaugurazione del San Paolo di Fuorigrotta, avvenuta il 6 dicembre 1959 con la vittoria per 2-1 contro la Juventus.

Successivamente l’impianto venne intitolato ad Arturo Collana, giornalista sportivo napoletano. Un nome che oggi richiama soprattutto il calcio e le altre discipline praticate nella struttura, ma dietro il quale sopravvive una memoria molto più antica: quella di uno stadio trasformato in luogo di prigionia e di 47 cittadini liberati durante una delle pagine più importanti della storia di Napoli.

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