Respinto il ricorso sulla pena
Dopo una lunga sequenza di processi, annullamenti e nuovi giudizi, la Cassazione ha messo un punto definitivo sulla pena inflitta a Gabriel Natale Hjorth per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma nel luglio del 2019 con undici coltellate. La prima sezione penale ha reso irrevocabile la condanna a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni nei confronti del cittadino americano.
La decisione dei Supremi giudici ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa sul trattamento sanzionatorio. Resta invece aperto, ma soltanto sul piano civile, il nodo dell’aggravante: la Cassazione ha infatti annullato con rinvio a un nuovo giudizio limitatamente a quel profilo e, in particolare, alla questione del riconoscimento da parte dell’imputato della qualità di militare della vittima.
Per Hjorth, che da tempo si trovava ai domiciliari, l’accusa contestata era quella di concorso anomalo in omicidio insieme a Finnegan Lee Elder, già condannato in via definitiva a 15 anni e due mesi. Dopo la pronuncia della Cassazione, i carabinieri, su delega della procura generale presso la Corte di Appello di Roma, hanno eseguito l’ordine di carcerazione, trasferendo il giovane in carcere per l’espiazione della pena.
La sentenza e il terzo appello
La decisione della Cassazione si colloca al termine del terzo processo di appello. In uno dei precedenti passaggi, la stessa Suprema corte aveva disposto un nuovo giudizio limitatamente alla pena, lasciando però ferma la responsabilità penale di Hjorth.
Nel corso della requisitoria, la Procura generale aveva sollecitato una conferma severa, definendo «irrisoria» la pena per un fatto di tale gravità, commesso ai danni di «carabinieri disarmati». Una linea che la corte ha sostanzialmente fatto propria nel pronunciarsi sul ricorso della difesa. In primo grado, entrambi i giovani americani erano stati condannati all’ergastolo. Quel quadro sanzionatorio è stato poi ridimensionato in maniera significativa dopo il primo intervento della Cassazione.
Il secondo giudizio di appello era stato celebrato dopo un nuovo annullamento con rinvio disposto dai giudici di legittimità. Per Elder, la Cassazione aveva rivisto la condanna a 24 anni limitatamente alle circostanze aggravanti e alla contestazione di resistenza a pubblico ufficiale, reato dal quale è stato successivamente assolto. Diversa, invece, la posizione di Hjorth. Per lui, a fronte di una condanna a 22 anni, l’annullamento con rinvio aveva riguardato l’accusa di concorso in omicidio. Da lì è nato un ulteriore passaggio processuale, concluso ora con la definitività della pena.
La vicenda che portò all’omicidio
L’omicidio di Mario Cerciello Rega maturò durante il tentativo di recuperare uno zaino che i due americani avevano sottratto a Trastevere a Sergio Brugiatelli, descritto come «facilitatore» dei pusher, contattato dai due mentre cercavano cocaina.
Quando i due statunitensi telefonarono chiedendo denaro in cambio della restituzione dello zaino, il classico «cavallo di ritorno», Brugiatelli informò i carabinieri. Dopo una trattativa tra lo stesso Brugiatelli e i due ragazzi, Cerciello Rega e Andrea Varriale, collega di pattuglia quella notte, raggiunsero in abiti civili l’appuntamento fissato in via Pietro Cossa. Fu in quel momento che i due studenti aggredirono i militari. Elder, armato di coltello, colpì il vicebrigadiere in pochi secondi con numerosi fendenti. Cerciello Rega morì poi per choc emorragico, dopo il trasporto disperato in ospedale.




