Crisi di Hormuz, Giorgia Meloni: intervento solo sotto l’egida dell’Onu

Nessuna accelerazione sullo Stretto: l’Italia chiede prima una tregua

Non è la guerra dell’Europa: attorno a questo principio si è sviluppato il confronto dei 27 a Bruxelles sulla crisi iraniana. Giorgia Meloni, pur nel quadro della dichiarazione congiunta diffusa da Downing Street con Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone, a cui si è unito anche il Canada, ha confermato con chiarezza la linea italiana, mantenendo ferma una posizione improntata alla prudenza, alla responsabilità istituzionale e al riferimento alle Nazioni Unite.

Nessuno strappo su Hormuz, dunque, e nessuna accelerazione fuori da un quadro condiviso. Al pressing di Donald Trump l’Europa risponde di esserci, ma solo dopo una tregua e solo sotto l’ombrello dell’Onu: è questa la linea emersa come nettamente maggioritaria al vertice dei 27, in piena sintonia con l’impostazione sostenuta da Meloni. Una linea che prende atto della gravità crescente della crisi energetica, ma evita reazioni impulsive e ribadisce la necessità di un percorso fondato sul multilateralismo.

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Per l’Unione europea, e per la presidente del Consiglio, restano due punti fermi. Il primo è che il conflitto scatenato da Usa e Israele contro l’Iran non coincide con l’interesse diretto dell’Europa. Il secondo è che le conseguenze della guerra possono essere molto pesanti, non solo sul piano energetico ma anche su quello della sicurezza e della stabilità continentale. In questo quadro, il pranzo tra i 27 e il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha assunto un significato politico e simbolico preciso: riaffermare la centralità dell’Onu e del diritto internazionale in una fase di forte tensione globale.

La crisi iraniana, energia e flussi migratori

La posizione della premier non si ferma al piano diplomatico. Poco prima di partire per il Belgio, Meloni ha firmato con la premier danese Mette Frederiksen una lettera che richiama l’attenzione dei vertici comunitari sui possibili effetti indiretti del conflitto. «Non possiamo rischiare che si ripeta il fenomeno dei flussi di rifugiati e migranti verso l’Ue a cui abbiamo assistito nel 2015-2016. Ciò non solo costituirebbe una catastrofe umanitaria, ma rischierebbe anche di incidere sulla sicurezza e sulla coesione della nostra Unione», hanno avvertito le due leader.

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Nel documento viene chiesto un pre-coordinamento europeo nel caso in cui, con il protrarsi della guerra, si presenti il rischio di una nuova ondata migratoria sulla scia di quanto avvenuto durante il conflitto siriano. La lettera rappresenta un’iniziativa politica significativa, che rafforza il profilo di Meloni su un terreno strategico per gli equilibri dell’Unione. Non a caso il testo è stato illustrato dalla stessa premier insieme a Frederiksen nella riunione con i Paesi like-minded sulla migrazione, appuntamento che ormai precede abitualmente il Consiglio europeo.

La linea della presidente del Consiglio tiene così insieme più piani: la cautela sul piano militare, il richiamo alle Nazioni Unite, la difesa del multilateralismo e l’attenzione alle possibili ripercussioni su energia, sicurezza e coesione interna dell’Ue. Una postura che punta a tenere l’Italia dentro il baricentro europeo senza rinunciare a marcare le proprie priorità.

A Bruxelles confronto aperto sui dossier europei

Meloni è arrivata a Bruxelles in un Consiglio europeo segnato da diversi dossier aperti, dal capitolo energetico a quello della competitività, fino ai temi migratori. Il vertice di Aiden Biesen è apparso già lontano, mentre anche la riunione sulla competitività inaugurata da Italia, Germania e Belgio con un folto gruppo di Paesi si è svolta in formato ristretto, a conferma di una fase in cui gli equilibri europei sono in continua evoluzione.

In questo quadro si è registrata anche una rinnovata sintonia tra Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, emersa durante la cena di lavoro di mercoledì sera all’hotel Amigo. Un incontro servito a fare il punto su vari dossier, dall’energia al progetto del super-caccia. L’Amigo è anche l’albergo dove solitamente alloggia Meloni, arrivata a Bruxelles in tarda serata. Ad attenderla c’era il solo Merz, con cui la premier ha avuto un colloquio di circa mezz’ora.

Secondo fonti ben informate, il confronto è stato interlocutorio e ha toccato diversi temi, non ultimo il dossier Unicredit-Commerzbank. Con il cancelliere tedesco si è parlato anche di Iran. Proprio la crisi internazionale ha contribuito ad avvicinare le posizioni di Roma e Berlino rispetto a Donald Trump e al mondo Maga, pur nel mantenimento delle rispettive sensibilità politiche.

Nel corso del summit, Politico ha riferito che Meloni avrebbe spiegato di comprendere le ragioni di Viktor Orban nel suo veto sul prestito a Kiev, sostenendo che le condizioni sarebbero cambiate. Palazzo Chigi ha però smentito quanto scritto dalla testata brussellese. Resta il fatto che il tema ungherese continua a rappresentare uno dei nodi più delicati per gli equilibri dell’Unione, anche in vista delle elezioni del 12 aprile.

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