Undici arresti, azzerata una storica piazza di spaccio
L’operazione eseguita oggi sta anche qui: interrompere la pressione esercitata dallo spaccio in un’area dove il gruppo criminale, secondo gli atti dell’indagine, aveva finito per occupare spazi e condizionare la vita del quartiere. È da questa chiave che prende forma il provvedimento cautelare notificato dalla Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Napoli, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P.
Il provvedimento riguarda undici persone, ritenute responsabili a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, rapina ed estorsione, reati aggravati dall’agevolazione le attività dei clan Licciardi e Vanella Grassi.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Commissariato Secondigliano e dalla Squadra Mobile di Napoli, hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo si sarebbe associato per detenere e commercializzare soprattutto cocaina nell’area metropolitana del quartiere Secondigliano, in particolare nel Rione Berlingieri e nelle immediate zone limitrofe.
Al centro del sistema ci sarebbe stata la storica piazza di spaccio conosciuta localmente come «la piazza di 111», dove la sostanza veniva venduta al dettaglio sia in forma stanziale sia in forma itinerante. L’attività, secondo gli inquirenti, sarebbe stata portata avanti avvalendosi, per il controllo e la tutela del business illecito, della forza d’intimidazione riconducibile ai sodalizi camorristici clan «Vanella Grassi» e clan «Licciardi», oltre che al fine di agevolarne le attività criminali.
I proventi dello spaccio, sempre secondo gli atti, erano destinati a finanziare ulteriori attività illecite dei clan, a sostenere le famiglie degli affiliati e a mantenere i detenuti, contribuendo così alla perpetuazione dell’associazione criminale.
Un sistema di vendita su due livelli e ricavi per 280mila euro
L’attività investigativa, sviluppata tra marzo 2022 e maggio 2023, ha fatto emergere un articolato meccanismo di vendita al dettaglio della cocaina fondato su due distinti livelli operativi. Da una parte vi era la piazza di spaccio stanziale, con la compravendita realizzata attraverso l’incontro diretto tra spacciatore e acquirente nel luogo di smercio. Dall’altra, il gruppo avrebbe utilizzato una modalità itinerante, preceduta da una sorta di «prenotazione di consegna» richiesta dal cliente e gestita attraverso il telefono.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, proprio questa organizzazione avrebbe consentito al gruppo di mantenere attivo un circuito di vendita strutturato e continuo. Le misure cautelari eseguite oggi hanno così portato, secondo l’impostazione accusatoria, a disarticolare l’organizzazione camorristica egemone nel Rione Berlingieri e ad azzerare una storica piazza di spaccio di cocaina.
Le indagini hanno infatti accertato che quel mercato della droga avrebbe generato circa 280mila euro in un anno. Una somma che, secondo la ricostruzione investigativa, serviva a foraggiare le casse del clan, a reinvestire nelle attività illecite del gruppo e a sostenere gli affiliati detenuti insieme alle loro famiglie.
Il controllo del rione, i giardini occupati e il legame con il clan
L’organizzazione, sempre secondo gli inquirenti, si sarebbe distinta per il forte vincolo familiare tra gli indagati e per la diretta connessione con il clan camorristico egemone nel Rione Berlingieri, già propaggine del clan Licciardi, capeggiato da Luigi Carella alias a’gallina. Da quel gruppo, gli indagati impegnati nel traffico di stupefacenti sarebbero stati obbligati a rifornirsi ogni mese, in una sorta di tributo imposto al clan stesso.
A rendere evidente questo assetto è anche un episodio emerso nel corso delle investigazioni: uno degli spacciatori sarebbe stato prelevato dalla propria abitazione da alcuni uomini del clan e successivamente malmenato da uno di loro perché non aveva pagato entro i termini stabiliti il prezzo della droga che gli era stata consegnata.
L’indagine descrive inoltre un controllo che non si limitava alla vendita dello stupefacente. Il gruppo avrebbe infatti occupato gli spazi dei giardini pubblici di via Monte Faito, utilizzandoli per nascondere ingenti quantitativi di droga e impedendo di fatto alla cittadinanza di fruirne indisturbata. Un quadro che avrebbe esposto a un rischio elevato la salute pubblica, soprattutto quella dei bambini, potenzialmente esposti al ritrovamento di droga contenuta sia in «pacchi» sia in dosi singole, con conseguente pericolo di ingestione.
Secondo quanto accertato dalle indagini, la piazza di spaccio sarebbe stata operativa nell’area da trent’anni. Un’attività longeva, rimasta attiva nel tempo grazie a un sistema articolato di vendita, di controvigilanza e alla scaltrezza dei suoi capi, capace di agire indisturbata fino all’intervento eseguito oggi.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della misura sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.




