Omaggio al talento di chi intreccia repertorio, ricerca e sentimento
Ci sono riconoscimenti che arrivano come una medaglia da appuntare al petto, e altri che invece somigliano più a uno specchio: restituiscono il senso di un percorso. Per la cantante Roberta Tondelli, essere inserita tra le cinquanta voci femminili che oggi contribuiscono a rendere grande la musica a Napoli appartiene decisamente alla seconda categoria.
La segnalazione compare nell’articolo «Figlie di Partenope», firmato dal giornalista e scrittore Michelangelo Iossa e pubblicato sul settimanale culturale Controsenso. Un lavoro che raccoglie storie e timbri diversi, ma accomunati da un punto fermo: l’idea che la canzone napoletana non sia soltanto memoria, ma materia viva, in continua trasformazione.
Un percorso artistico costruito nel tempo
In questo mosaico di interpreti trova spazio anche la voce di Tondelli, artista che negli anni ha costruito un rapporto personale con il repertorio e con il pubblico. La sua presenza nella selezione non nasce da un episodio isolato, ma da un percorso che si è formato nel tempo, tra studio, palcoscenico e una ricerca espressiva sempre legata all’emozione.
E, a ben guardare, la musica per Roberta Tondelli non è solo un mestiere o una vocazione individuale: è anche una dimensione domestica, familiare. Nella sua vita privata condivide infatti il cammino artistico con il marito, un pianista di grande sensibilità musicale, brillante arrangiatore e autore, con il quale la musica diventa presenza quotidiana, dialogo continuo tra creatività e complicità artistica. Una condizione che, inevitabilmente, arricchisce anche la sua visione interpretativa.
La musica come emozione e identità
Quando parla di questo riconoscimento, Tondelli non lo descrive come un traguardo definitivo. Piuttosto come un punto di incontro tra ciò che è stato e ciò che continua a muoversi. «Lo dedico alla bambina che sognava soltanto di emozionare ed emozionarsi», ha raccontato.
Una frase semplice, che però lascia intravedere il nucleo più autentico del suo percorso: la musica come spazio di sentimento, prima ancora che di carriera. Attorno a quel sogno, negli anni, si sono raccolte persone, collaborazioni, progetti. Niente nasce da soli, e chi lavora nella musica lo sa bene. Tondelli lo sottolinea con gratitudine, ricordando chi ha creduto nelle sue idee e l’ha accompagnata nella trasformazione dei sogni in lavoro concreto.
Sul fondo resta Napoli. Non come semplice scenografia, ma come presenza continua. Nelle parole della cantante la città assume una fisionomia quasi simbolica: donna, madre, amante, a tratti perfino strega. Un’immagine complessa, che riflette il carattere della tradizione musicale partenopea – seducente, contraddittoria, impossibile da ridurre a una definizione sola.
Entrare tra le «Figlie di Partenope», come suggerisce il titolo dell’articolo di Iossa, significa proprio questo: riconoscersi in un’eredità culturale che non smette di cambiare forma. Ogni interprete aggiunge una sfumatura nuova, un accento personale. La voce di Roberta Tondelli, oggi, è una di quelle che contribuiscono a tenere acceso quel canto antico che Napoli, da secoli, continua a reinventare.




