Al suo interno furono scoperti 1.800 rotoli di papiro carbonizzati
La villa dei papiri è una delle più straordinarie testimonianze dell’aristocrazia romana del I secolo a.C., famosa non solo per la sua magnifica architettura e per il lusso con cui era decorata, ma soprattutto per l’eccezionale biblioteca di papiri ritrovata al suo interno, l’unica biblioteca antica giunta fino a noi in forma quasi integrale. Questa villa è parte integrante degli scavi archeologici di Ercolano.
Costruita su più terrazze prospicienti il mare, la villa si estendeva per oltre 250 metri di lunghezza, con un uso architettonico dello spazio che rifletteva il gusto e il prestigio della sua élite proprietaria.
Storia Villa dei Papiri, scoperta e contesto
La costruzione della villa dei papiri risale al I secolo a.C., probabilmente tra il 60 e il 40 a.C., e viene tradizionalmente attribuita a Lucio Calpurnio Piso Caesonino, suocero di Giulio Cesare e mecenate di intellettuali dell’epoca. La villa sorgeva poco fuori le mura di Ercolano, con un affaccio spettacolare sul Golfo di Napoli, mostrando un esempio perfetto di otium romano: il connubio tra attività intellettuale, piaceri della vita e bellezza architettonica.
Gli scavi archeologici di Ercolano portarono alla luce la villa a partire dal 1750, durante i lavori promossi dal re Carlo di Borbone: l’ingegnere svizzero Karl Jakob Weber scavò tunnel sotterranei tra il 1750 e il 1765 fino a raggiungere i primi ambienti e reperti, tra cui il celebre pavimento policromo e la biblioteca di papiri carbonizzati.
Il sito fu nuovamente esplorato negli anni ’80 e ’90 del Novecento e nei primi anni 2000, con campagne di scavo che hanno riportato alla luce nuove stanze, mosaici e strutture come il padiglione sul mare.
Papiro e filosofia: la biblioteca più preziosa dell’antichità
Il nome villa dei papiri deriva dall’eccezionale scoperta di oltre 1.800 rotoli di papiro carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., rinvenuti all’interno di una stanza che doveva essere la biblioteca della villa.
Questi rotoli, pur estremamente fragili e difficili da decifrare, contengono prevalentemente testi in greco e, in misura minore, in latino, molti dei quali trattano di filosofia epicurea, associati al pensatore Filodemo di Gadara, amico e tutore culturale del proprietario della villa.
Oggi molti di questi papiri sono conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e sono oggetto di studi avanzati con tecnologie come tomografia computerizzata, imaging multispettrale e persino tecnologie di intelligenza artificiale per poter leggere i testi senza danneggiarli.
Le ricerche suggeriscono che potrebbero esistere ancora papiri non scoperti nelle parti della villa ancora sepolte, e progetti contemporanei come la Vesuvius Challenge stanno utilizzando tecniche all’avanguardia per decifrare ulteriori testi.
Arte, architettura e il legame con gli scavi archeologici Pompei
La villa dei papiri non è solo famosa per i rotoli scoperti, ma anche per la ricchezza delle opere d’arte e dell’architettura che sono emerse dagli scavi archeologici di Ercolano.
Tra le straordinarie scoperte figurano:
- Sculture in bronzo e marmo, tra cui statue di divinità, figure mitologiche come il Saturno ubriaco e busti di personaggi illustri.
- Affreschi e mosaici policromi che decoravano atri, cortili e portici.
- Strutture architettoniche articolate, con quadri di stanze organizzate attorno a un lussuoso peristilio e padiglioni affacciati sul mare.
Parte delle opere più significative rinvenute nella villa è oggi esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre alcuni modelli e repliche sono stati utilizzati per ispirare ricostruzioni come la celebre Getty Villa a Malibù, in California.




